Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1916  aprile 02 Domenica calendario

Corriere

La grande Conferenza di Parigi. Il comunicato dell’intesa. Le parole di Salandra all’Hotel de Ville. Gli aspetti della guerra. Un banchetto a Makensen a Costantinopoli.
Il fronte unico… e il pane unico!...
 
Tutto il mondo guarda a Parigi. Vi guarda con grande intensità e legittimo orgoglio tutta Italia. A Parigi sono i maggiori nostri uomini – Cadorna, Salandra, Sonnino; a Parigi sono convenuti gli uomini più eminenti nella politica e nelle armi delle nazioni che combattono contro gl’imperi centrali.
La Grande Conferenza Internazionale – nella quale l’Italia ha preso a viso aperto il suo posto – ha suggellata solennemente l’unione, l’alleanza dei popoli liberi, per la libertà e l’indipendenza delle nazionalità contro la sopraffazione imperiale. Il patto solenne era già stato proclamato e firmato dalle acclamazioni dei popoli. Gli evviva entusiastici di Parigi ai rappresentanti dell’Italia – al generalissimo Cadorna – acclamato vivamente anche nella sua breve visita a Londra – a Salandra e a Sonnino avevano già detto altamente quanto valore il popolo francese e il popolo inglese annettessero alla significativa partecipazione dell’Italia, riambientatasi in alleanze tradizionali per il suo sangue, per la sua storia, per i suoi interessi. Brindisi politici, discorsi, i lettori già conoscono. Il comunicato ufficiale che riassume le conclusioni pubblicabili e sintetiche della grande conferenza di Parigi è stato diramato questa notte. Eccolo nei suoi sommi capi:
«1. I rappresentanti dei Governi Alleati affermano l’intera comunanza di vedute e la solidarietà degli Alleati; confermano tutte le misure prese per realizzare l’unità d’azione sull’unico fronte. Intendono così tanto l’unità dell’azione militare assicurata dall’Intesa conclusa fra gli Stati. Maggiori, quanto l’unità dell’azione economica, di cui questa Conferenza regola l’organizzazione, quanto l’unità dell’azione diplomatica di cui garantisce la loro incrollabile volontà di continuare la lotta fino alla vittoria della causa comune.
«2. I Governi Alleati decidono di mettere in pratica nel dominio economico la loro solidarietà di vedute e di interessi; affidano alla Conferenza economica che si terrà prossimamente a Parigi l’incarico di proporre misure atte a concretare tale solidarietà.
«3. Per rinsaldare, coordinare ed unificare l’azione economica da esercitare per impedire il vettovagliamento del nemico, la Conferenza decide di costituire a Parigi un Comitato permanente nel quale tutti gli Alleati saranno rappresentati.
«4. La Conferenza decide: l° di continuare l’organizzazione dell’Ufficio centrale internazionale dei noli iniziato a Londra; 2° di ricercare insieme, entro brevissimo termine, i mezzi pratici da impiegarsi per suddividere equamente fra le Nazioni alleate gli oneri risultanti dai trasporti marittimi e per frenare il rialzo dei noli».
Interessi e idealità; lotta economica e lotta guerresca; solidarietà politica, solidarietà finanziaria, solidarietà militare; unite le volontà ed i cuori; strette fraternamente le mani; concordi tutti nell’«incrollabile» proposito di «continuare la lotta fino alla vittoria della causa comune!...».
Al proposito, al voto – corrispondono i fatti propizi.
L’attacco violentissimo dei tedeschi contro Verdun – l’attacco che doveva sfondare e decidere è al suo trentasettesimo giorno, e a nulla è riuscito onde i tedeschi possano proclamarsi lieti. I francesi hanno mirabilmente resistito e resistono – il nemico ostinato è trattenuto e decimato; ha sognato di poter passare per la stretta di Verdun, e non passa; si accanisce e si logora – e questo logoramento è un pegno di vittoria francese non lontana.
A Saint-Eloi, verso Ypres, dove – pare persino impossibile – la situazione dal novembre del 1914, vale a dire da quindici mesi rimaneva immutata – gl’inglesi sono riusciti a respingere i tedeschi, a farne saltare trincee, ad occuparne posizioni.
Sul fronte russo-austro-tedesco gli eserciti russi riordinati e rafforzati hanno iniziato risolutamente il movimento di riscossa: il fronte tedesco è stato spezzato per un’estensione di quindici chilometri, specialmente nella regione di Jacobstadt; e gli austriaci sono stati vigorosamente sloggiati dal passaggio di Usciezsco, sul Dniester.
Dure lezioni toccano ai tedeschi anche sul mare e nell’aria. Sabato mattina il Mare del Nord è stato teatro ad un’audacissima incursione che una squadriglia di incrociatori leggieri e cacciatorpediniere inglesi, tra l’infuriare di violenta tempesta, hanno compiuto fino sotto le fortificazioni dell’isola Sylt, nello Schleswig, entro le acque territoriali tedesche. Gl’inglesi non hanno avuto paura dei cannoni delle spesse e formidabili fortificazioni tedesche; e i loro idroaereoplani, distaccatisi dalle navi proteggitrici, sono andati a bombardare, a distruggere totalmente – pare – il grande hangar germanico dei Zeppelin nell’isola Sylt, dando all’alterigia tedesca una prova sensibile, troppo sensibile, dell’audacia britannica. Tre apparecchi inglesi non sono tornati indietro – è vero; ma il risultato che l’incursione britannica proponevasi è stato raggiunto, e l’intangibilità del fortificatissimo Schleswig è stata smentita dai fatti.
Su tutti i punti, l’attività degli eserciti alleati contro i comuni nemici spiega novello vigore e incontra nuove e migliori fortune.
Il bollettino odierno dal fronte austro-italiano segnala combattimenti fieri, ostinati nella zona di Monte Croce Carnico e sulle alture di Grafenberg davanti a Gorizia, combattimenti dove gli austriaci hanno assalito, sono riusciti, per un primo momento, ad ottenere successo; l’azione ha durato accanita quaranta ore, ma alla fine gli austriaci sono stati ricacciati indietro dal valore italiano.
I caratteri dell’estesa lotta sono dunque uguali – nelle Fiandre come sul Carso, nelle Argonne come in Carnia, sul Dniester come nel Caucaso, nelle Giudicarle come in Bessarabia, sulla linea greco-bulgara sopra Salonicco come sul Baltico – il fronte è unico e il nemico unico è ugualmente o trattenuto o rincalzato su tutti i punti.
Il primo ministro d’Italia, Antonio Salandra, rispondendo l’altra sera alle ovazioni che hanno accolto lui, Sonnino e Cadorna al grande ricevimento dato in loro onore dalla municipalità di Parigi, molto felicemente ha detto:
«In questi momenti decisivi della nostra esistenza e della nostra storia, i nostri cuori, signori, sono costantemente rivolti verso le nostre frontiere, verso i campi di battaglia, ove i nostri valorosi soldati, sangue del nostro sangue, i soldati di Francia e d’Italia, uniti in una nuova fratellanza d’armi, hanno scolpito pagine incancellabili di eroismo e di sacrificio. Che i nostri ardenti voti li accompagnino, che la nostra incrollabile fiducia li sostenga».
Questo è il sentimento dominante, non pure in Italia ed in Francia, ma in tutti i paesi della grande intesa liberale; in tutti i paesi dove si combatte contro i sopraffattori delle nazionalità, contro i fautori di una egemonia opprimente che vorrebbe soffocare ogni altra forma di civiltà.
La lotta contro questa pretesa crea forze nuove, determina nuove correnti di energia, di resistenza – affermatesi a Parigi in questi giorni, e che – mentre questo giornale si stampa – si riaffermeranno a Roma dove arrivano Asquith e lord Kitchener. Il primo ministro britannico ed il ministro inglese per la guerra vengono a fare in Roma un’affermazione solenne di solidarietà – quale ve la fece Briand prima del gran convegno di Parigi. Roma proietta tutta la luce immensa del suo nome glorioso su questa rinascita delle libere nazioni – i cui futuri, più sicuri, più alti destini sono considerati con uniformità di pensiero e preparati con identità di fede a Parigi come a Pietrogrado, a Londra come a Roma.
Siamo usciti da un’alleanza dove non ci sentivamo tra uguali; siamo entrati in un’alleanza dove l’uguaglianza dei doveri e dei diritti riposa sull’identità dei sentimenti e degl’interessi, delle azioni nel presente, e delle aspirazioni per l’avvenire!... Fra i nuovi alleati medesimi noialtri italiani – per circostanze speciali della nostra configurazione geografica – siamo i soli che combattiamo per uno scopo liberamente voluto e determinato e sopra un terreno che – se pure è il più aspro – è, tuttavia, terreno preso al nemico. Queste circostanze caratteristiche accentuano la importanza ed il valore della nostra cooperazione, il peso della nostra azione e della nostra volontà, chiaramente posti e quotati. Non si può fare senza l’Italia, ci vuole, è necessaria anche l’Italia.
I tedeschi dicono ora nei loro giornali, in senso ironico «persino» l’Italia – ma basterebbe consultare gli stessi fogli tedeschi dell’anno scorso, di questi tempi, per ridurre al suo vero valore questo nuovo «persino». Tanto varrebbe che noialtri italiani stampassimo che la grande Germania si volge ora «persino» alla Svizzera, se potesse mai avere fondamento la storiella, che il Journal de Genève smentisce, di un secreto accordo militare fra la Confederazione Elvetica e la colossale Germania. Si tratta di un vecchio canard messo nuovamente in onore da pretese rivelazioni raccolte dal giornaletto di una graziosa città che dà nome specialmente ad una qualità caratteristica di sigari dolci e soppressati – Vevey. E la frottola va in fumo come l’asciutta foglia di questi sigari. La Germania e l’Austria la loro intesa ormai debbono rassegnarsi a vederla consolidata nella Bulgaria – che ora che ha ottenuto – chi sa poi fino a quando – ciò che voleva, non ha più gran voglia di muoversi; e nella Turchia, che ormai è un’alleata assai più per forza che per amore.
Quel povero Sultano l’altro giorno, al banchetto che ha ben dovuto offrire, nel suo imperiale palazzo, al maresciallo Makensen, vestiva anch’egli l’uniforme di maresciallo germanico, ma chi sa quale diverso cuore batteva sotto quei pesanti rabeschi formanti attorno alla perplessa volontà ottomana il più complicato groviglio. Enver Pascià – non più morto, non più in Palestina – era anch’egli a quel convito, dove la filosofia kantiana di Makensen ed il fatalismo musulmano di Mohamed V rappresentavano molto caratteristicamente i due poli fra i quali oscilla il gran piano tedesco, impedito oramai di imporre esso al mondo la propria soluzione.
Sta bene che le vittorie militari, come si intendevano una volta, con decisive battaglie di movimenti, battaglie aperte, diventano ogni giorno più problematiche; ma, d’altro lato, appare sempre più evidente che, attorno ai due imperi alleati il cerchio si stringe, il cerchio delle forze armate e degl’interessi; o, se non ancora si stringe, si rafforza, si eleva più resistente, più procombente. La parola d’ordine «di qui non si passa!» – risuona uguale su tutto il fronte unico – dal mare del Nord, all’Adriatico, all’Egeo – risuona su tutto il fronte unico, perché, oramai, da Ypres a Salonicco, passando per Verdun e Gorizia, non vi è più che un fronte unico.
Tanto è vero che, nel nome di un forte sentimento e di un’altissima idealità, è possibile condurre popoli diversi al più mirabile sforzo concorde, e maraviglioso nella storia.
Onde pare quasi più semplice oggi essere arrivati, a traverso l’intera Europa, a stabilire, formare, saldare potentemente un fronte unico, che ottenere qui a Milano, dal consenso del pubblico e dall’opera dei fornai il pane unico!... Fu decretato l’anno scorso ai venti di Marzo, è vero – ma un’ordinanza prefettizia lo ingiunge irrevocabilmente ora, sotto nuove sanzioni, per il 1° di aprile – giorno dei pesci burlevoli!...
29 marzo