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 2016  maggio 25 Mercoledì calendario

Bomba o non bomba? Ancora non si sa la verità sul volo MS804 dell’EgyptAir

  Una verità a frammenti, fra indiscrezioni e smentite. È quella che emerge a fatica sulle cause che hanno portato al disastro del volo MS804, all’alba di giovedì scorso. Se indiscrezioni dall’ambiente degli inquirenti egiziani fanno propendere ancor più verso la tesi della bomba, successive smentite e la mancanza di una rivendicazione lasciano ancora tutte le piste aperte.
Ieri mattina una fonte medica forense, citata dall’agenzia americana Ap, aveva confermato in modo netto che un’esplosione aveva causato il disastro. Il medico, che ha voluto restare anonimo, aveva descritto le parti dei corpi finora recuperate: «Sono tutte piccole. Non ce n’è neanche una intera, neppure un braccio o una testa. C’è stata un’esplosione». 
Poi aveva aggiunto ancora più significativamente che una parte di un braccio presentava segni di bruciature e quindi apparteneva a un passeggero che sedeva «vicino al punto dello scoppio». Altre fonti, vicine alla commissione d’inchiesta, parlavano di un rapporto stilato su «23 sacchetti con piccoli pezzi di carne e tessuti», «più piccoli di una mano», il che confermava la tesi dell’esplosione.
La smentita
Le indiscrezioni si accordavano in pieno alle convinzioni degli esperti di anti-terrorismo e sicurezza aerea. Ma poche ore dopo un portavoce del ministero della Giustizia ha escluso che siano state trovate tracce di esplosivo nei tessuti umani. Infine il capo del team di medici legali, Isham Hisham Abdel Hamid, ha smentito l’esplosione a bordo: «Sono supposizioni». 
Altre fonti dell’équipe hanno aggiunto: «Tutto quello che sappiamo è che l’aereo è scomparso all’improvviso senza lanciare l’allarme» e solo «analizzando le scatole nere o una grande quantità di rottami» si potrà cominciare a chiarire il mistero. 
Altro giallo: le virate
Le scatole nere sono in fondo al mare e continueranno ad emettere un segnale di localizzazione almeno per un altro mese. Il problema è la profondità: potrebbero trovarsi fino a 4000 mila metri sotto la superficie e il ricognitore francese Jacoubet, incaricato di recuperarle, ha a bordo un robot sottomarino che può raggiungere solo i 3200 metri.
Le scatole nere sono essenziali anche per chiarire un altro punto controverso. Secondo la Difesa greca l’Airbus ha compiuto una brusca virata a sinistra, è sceso da 11.300 metri di quota a 4.600, poi ha compiuto un giro completo verso destra e ha continuato a scendere fino a 3.000 metri prima di sparire dai radar. 
Lunedì però le autorità egiziane hanno ribattuto che i loro radar non hanno registrato questo tipo di manovre. Per gli esperti aeronautici la rapida discesa può essere stata decisa «in seguito a un perdita di pressione per uno squarcio» nella carlinga. In quel caso i piloti cercano di portarsi a quote inferiori per ripristinare la pressione in cabina.
La rivendicazione
Contro la tesi della bomba resta però la mancanza di rivendicazione. Il discorso del portavoce dell’Isis Mohammad al-Adnani, sabato scorso, non ha portato elementi chiarificatori, solo un generico invito a portare nuovi attacchi in Occidente. Gli esperti anti-terrorismo stanno analizzando i 31 minuti dell’audio parola per parola. Una possibile spiegazione è che i terroristi «stiano sperimentando un nuovo tipo di esplosivo» e vogliano tenere un profilo basso fino a un prossimo attacco.