La Gazzetta dello Sport, 25 maggio 2016
Riecco Prandelli, alla Lazio
Per uno che si chiama Cesare l’arrivo a Roma era nel destino. Un destino che si era materializzato già nel 2004, il cui sviluppo fu però bloccato sul nascere dalle traversie, crudeli e ingiuste, della vita. Dodici anni dopo Prandelli sbarca di nuovo nella capitale, sull’altra sponda del Tevere, ma pur sempre in quella città nella quale prima o poi era scritto dovesse arrivare. L’ex c.t. della Nazionale sarà l’allenatore della Lazio, anche se manca ancora l’annuncio ufficiale. E anche se Lotito, quando si tratta di scegliere un nuovo tecnico, è capace di ribaltoni clamorosi (due anni fa, dopo essersi accordato con Pioli, cui poi affidò la panchina, volle incontrare prima Donadoni e poi Allegri). Stavolta, però, non ci saranno colpi di scena. Il vertice di lunedì a Roma tra il presidente laziale e il futuro allenatore è servito a chiarire tutto. E la stretta di mano con cui si è chiuso è qualcosa che assomiglia molto ad una firma.
NUOVA AVVENTURA Quella vera e propria è peraltro in arrivo. Il giorno giusto dovrebbe essere domani, visto che le parti devono solo definire gli ultimi dettagli. Che poi riguardano soprattutto la composizione dello staff (sicura la presenza del vice Pin, per gli altri si tratta). Perché l’accordo tra Lotito e Prandelli c’è già e prevede un contratto biennale a 1,8 milioni l’anno. L’ex c.t. azzurro è dunque pronto a cominciare una nuova avventura importante, ciò che cercava dopo la deludente parentesi con il Galatasaray e la fine burrascosa (ma in precedenza le cose erano andate molto meglio) dell’esperienza con la Nazionale. Il flop al Mondiale brasiliano, in effetti, è solo un capitolo, per quanto doloroso, di un quadriennio nel corso del quale Prandelli aveva fatto più che bene. Con due qualificazioni (Europeo e Mondiale) superate senza problemi ed un Europeo in cui, a sorpresa, fu capace di conquistare la finale. Ma, purtroppo, di ogni avventura si ricorda solo l’epilogo. E nella sua voglia di tentare una nuova avventura nel nostro campionato c’è soprattutto il desiderio di cancellare quella macchia. Che è poi anche il modo migliore per far splendere di nuovo quanto di buono era stato fatto in precedenza. Con la Nazionale e con le squadre di club. Dal capolavoro-Fiorentina fino alle altrettanto positive esperienze con Venezia, Verona e Parma.
COME FIRENZE La Lazio può essere la squadra giusta per aprire un nuovo ciclo, tipo quello vissuto con la Fiorentina. La piazza non è facile (ma neppure quella fiorentina lo era) e Prandelli ha le spalle sufficientemente larghe per affrontarla. Il tecnico non ha dubbi sulla bontà dell’organico biancoceleste, il problema semmai è che non venga smantellato. Anche di questo si è parlato nel vertice con Lotito di lunedì. Il presidente gli ha promesso che farà il possibile per trattenere i big. Alcuni dei quali, peraltro, potrebbero essere invogliati a restare dall’arrivo dell’ex c.t. Come Candreva, che in Nazionale è tornato (dopo un paio di fugaci apparizioni giovanili) proprio grazie al futuro allenatore della Lazio. Ma il ragionamento vale pure per Biglia, con il quale (come con Candreva) il nuovo tecnico parlerà appena sarà ufficializzato il suo arrivo.
PAVOLETTI NEL MIRINO Oltre a conservare l’organico attuale Lotito dovrà pure rinforzarlo, in particolare in difesa e in attacco. In questa ottica rientra l’incontro di ieri a Roma con il presidente del Genoa Preziosi. Lotito ha chiesto notizie del centravanti Pavoletti e del difensore De Maio. È stato poco più di un pour parler, ma che i due giocatori (Pavoletti soprattutto) siano un obiettivo della Lazio è sicuro. Col Genoa, con cui già in passato sono state fatte tante operazioni, potrebbe nascere uno scambio. Lotito ha infatti sottoposto all’attenzione di Preziosi il trio di difensori Mauricio, Gentiletti e Hoedt. Al Genoa potrebbe far comodo quest’ultimo. Manovre col Genoa a parte, la Lazio è sulle tracce di due ex giocatori di Prandelli: Pasqual (con la Fiorentina) e Pepito Rossi (con la Nazionale). Un modo, per l’ex c.t., di ricollegarsi a un passato che ora può far rivivere. In quella Roma dove era destino che prima o poi arrivasse.