Il Sole 24 Ore, 7 aprile 2016
Bolloré ripensa i suoi piani: nessun intreccio fra Telecom e Mediaset
Vivendi-Mediaset è alla stretta finale, ma, comunque vadano le cose, Telecom – assicurano fonti vicine alla trattativa – non sarà coinvolta nè ora né mai su Mediaset Premium, ad eccetto, ovviamente, dei rapporti contrattuali. Nessuna fusione quindi con il Biscione, né scambi azionari, né triangolazioni con Telefonica che, anzi, uscirà insieme a Mediaset dal capitale della pay-tv, destinata a passare al 100% sotto le insegne francesi.
Situazione dunque diversa da quella che gli scenari di qualche mese fa dipingevano. In particolare si immaginava – e anche la stampa specializzata francese vi aveva prestato credito – che l’obiettivo fosse creare un grande polo tlc-contenuti che avrebbe visto, da una parte, un’alleanza a tre con Vivendi, Mediaset e la pay tv spagnola di Telefonica e, dall’altra, forza distributiva in Europa e in Sudamerica con la possibile integrazione tra Telecom e Telefonica. Operazione che, a causa dei problemi antitrust in Brasile (e fino a qualche settimana fa anche in Argentina), il dominus del gruppo iberico, Cesar Alierta, da solo non era riuscito a condurre in porto.
Alla base di questo scenario, l’operazione Gvt, generosamente pagata ai francesi da Telefonica, che un anno e mezzo fa l’aveva strappata proprio a Telecom Italia al termine di un lungo, e infruttuoso, corteggiamento. In questo contesto il gruppo presieduto da Vincent Bolloré, da un lato, aveva ricevuto in dote il pacchetto residuo degli spagnoli in Telecom, dal quale era partita la costruzione della quota di riferimento arrivata fino al limite del 24,9% e, dall’altro, era entrato nel capitale di Telefonica con poco meno dell’1% e la promessa di costruire un’alleanza sui contenuti. Su questo fronte, mentre il negoziato con Mediaset è andato avanti, quello spagnolo è ancora da costruire. E nel frattempo, solo pochi giorni fa, sono arrivate le dimissioni a sorpresa di Alierta, facendo mancare un interlocutore chiave di questa partita, sebbene le redini di Telefonica siano passate al suo delfino José Maria Alvarez-Pallete.
A questo punto resta aperta la domanda su quali siano i progetti per Telecom, che nel frattempo ha visto inasprirsi i rapporti con le autorità italiane. Tant’è che il gruppo, nel tentativo di un gesto distensivo, ha comunicato ieri di valutare la sospensione dell’offerta Tim prime (che riguarda la telefonia mobile), messa sotto osservazione da Agcom e Antitrust. Ma la vera sfida è sul fisso. Dove è avanzata l’iniziativa dell’Enel per la rete in fibra, che gode del supporto governativo. Alla vigilia della presentazione del piano per la banda ultralarga a Palazzo Chigi i sindacati denunciano il rischio di 15mila esuberi, la metà dei 30mila addetti della rete, se la concorrenza infrastrutturale del gigante elettrico si concretizzerà. Il problema per Telecom è anche il rischio di rapida obsolescenza di un asset, che a libro è contabilizzato per 15 miliardi, e che il gruppo contava di poter trasformare gradualmente nel tempo. L’impressione è che Telecom abbia perso il treno di dettare le sue condizioni sul dossier Metroweb (la condizione della maggioranza del 67% da subito era stata accettata dalla controparte ancora a ottobre) e che, giocoforza, il tavolo sia destinato ad allargarsi a Enel.
Il contesto, insomma, anche per l’azionista francese di Telecom si è fatto più complicato al punto che – da più parti – si dice che ormai Vivendi si sia convinta a lavorare sul fronte del ridimensionamento dei conti aziendali per valorizzare la quota e passare la mano. Ma a chi? Qualche mese fa, in ambienti del settore, circolava voce che i francesi avrebbero provato a sondare l’interesse di Deutsche Telekom a rilevare azioni Telecom a 1,5 euro. Vero o falso che sia, la cosa non ha avuto seguito. Telefonica in questo momento sembra fuori gioco. E persino Orange, da ultimo, ha frenato. «Sul tema Telecom Italia, non c’è alcuna attualità – ha detto all’indomani del fallimento delle trattative con Bouygues il ceo Stéphane Richard – Bisogna essere estremamente prudenti. Osservo che è un tema molto sensibile in Italia. Oltralpe le ambizioni francesi infastidiscono».