il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2016
La verità della Chaouqui: un dossier segreto consegnato al Papa di cui però non si può parlare
Un dossier con alcune operazioni illecite per creare un sistema di coperture su alcuni conti vaticani segreti, finito mesi fa sul tavolo di Papa Francesco. Ci sarebbe anche questo, secondo indiscrezioni, alla base di una spaccatura all’interno della Cosea, la commissione per le finanze vaticane di cui facevano parte monsignor Vallejo Balda e la pierre calabrese Francesca Immacolata Chaouqui, ora a processo con altri per la divulgazione di segreti della Santa sede.
Ieri è toccata alla Chaouqui rispondere alla domande dei magistrati del Tribunale del Vaticano. In sei ore, mentre si trova all’ottavo mese di gravidanza, la donna ha ricostruito i suoi rapporti con Balda ma anche la sua carriera. Ma ci sono stati anche tanti omissis e vicende ancora coperte dal segreto vaticano. Non per volontà della pierre: le istanze presentate dal suo legale Laura Sgrò ancora non trovano risposta.
La Chaouqui ha spiegato che già quando è stata creata la segreteria dell’economia è avvenuto un episodio grave, denunciato al Papa attraverso la creazione di un dossier, che ha creato una spaccatura nella Commissione per le finanze. Di cosa si tratti la donna non lo può rivelare, perchè coperto da segreto. Secondo quanto invece risulta al Fatto – ma il condizionale è d’obbligo – il dossier riguarderebbe alcuni conti segreti allo Ior.
Vicenda che non viene confermata né smentita dall’avvocato della Chaouqui. Nel corso del suo interrogatorio la Chaouqui ha smentito di aver avuto un rapporto una notte a Firenze con il prelato: “Non mi sono mai accostata carnalmente a monsignor Balda”. Quella sera avrebbe solo raccolto delle confessioni personali di Balda sulla sua sfera sessuale.
La pierre ha anche negato di “aver mai passato documenti della Santa Sede né a Nuzzi né a Fittipaldi”, i due giornalisti finiti a processo. Quando le fanno notare però che lo scorso 31 ottobre aveva invece dichiarato di avere mandato della documentazione a Nuzzi, la donna dice: era un “biglietto di invito per la canonizzazione dei due papi”.
Durante l’udienza è venuta fuori anche una lettera con falsa intestazione Ior. In una mail dell’8 gennaio 2015 Chaouqui invia un testo a Vallejo e gli chiede di trascriverlo su carta intestata dello Ior. “È una cavolata – ha replicato Chaouqui -. Volevo solo mettere alla prova Vallejo che si vantava di avere tutte le carte intestate della Santa Sede”. “Chi è Paolo, di cui si parla in alcune mail?”, le è stato poi chiesto. “Non ricordo, mi sembra un altro giornalista”. Poi in un messaggio su Whatsapp a Vallejo, Chaouqui avverte: “Su Rai3 va in onda la puntata che ho fatto io sul Montepaschi”. I pm le hanno anche chiesto: “Lei ha mai avuto contatti con Report?”. “Assolutamente sì – è stata la risposta -. Anche Balda”. “Vallejo – ha proseguito – decise di partecipare a volto coperto a una trasmissione di Report. Su whatsapp mi comunicò: ‘Sono stato da Paolo e abbiamo fatto il video’. Allora io decisi di avvertire il cardinale Santos Abril”, presidente della Commissione Ior. Poi un riferimento è stato fatto ad alcuni pranzi. “Con Bisignani si è parlato solo di messaggeri della pace. Con Paolo Berlusconi, che è appassionato di giochi di magia, si sono fatti giochi di magia a tavola”.
In questa vicenda sono ancora tanti i misteri da far emergere. Intanto fuori le mura leonine la questura di Roma ieri ha identificato alcuni manifestanti lì presenti per sostenere i giornalisti, Emiliano Fittipaldi, autore del libro Avarizia e Gianluigi Nuzzi autore di Via Crucis. “Massima solidarietà a chi manifesta in maniera sobria il diritto alla libertà di stampa”, commenta Fittipaldi al Fatto.