Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2016  aprile 07 Giovedì calendario

Intervista ad Alessio Romagnoli, uno che parla poco ma sogna molto

«Ciao, guarda che io parlo poco». Non sarà così. Una voce squillante dal ritiro. Di chi cerca le ragioni di una crisi negli occhi dei compagni. «È la prima volta che mi capita. Non è una scelta punitiva, ma è una settimana da passare assieme per stare uniti, guardarci in faccia e prepararci al meglio alla partita con la Juve». La clausura non ha guastato l’umore di Alessio Romagnoli, uno che non difetta in tranquillità e capacità di reggere le pressioni. Arriva al Milan a 21 anni, lo pagano 25 milioni, lo paragonano ad Alessandro Nesta, e lui per prima cosa sceglie come numero di maglia il 13.
È andato a cercarsele le pressioni, no?
«Ma non ci sono più numeri liberi qua! – ride —: mi piaceva il 6 ma è quello del grande capitano, poi il 3 ed è di un altro capitano... Scherzo, Nesta è Nesta, da sempre la mia fonte d’ispirazione, il 13 era il numero perfetto».
Dicono che vi assomigliate: due introversi, portati alla battuta. Si ritrova?
«Direi di sì».
Lei è anche il secondo difensore più pagato della storia del Milan, ovviamente dopo Nesta: è un peso?
«Magari per qualcun altro, io non c’ho pensato molto. Ho voluto solo dimostrare di meritare quei soldi».
Appena arrivato ha detto che ne avrebbe spesi anche di più!
«Era una battuta, non volevo fare il fenomeno».
La leggerezza è la sua forza?
«Sì, sono tranquillo e freddo».
Come spiega una gara come quella di Bergamo?
«L’atteggiamento è stato giusto, siamo andati subito in vantaggio, poi abbiamo preso gol al 45’ e c’è stato un calo».
Si dice che la squadra ha un problema di personalità: condivide?
«No: se il Milan ci ha scelto vuol dire che in noi ha visto anche la personalità per giocare a San Siro. Ma è vero che abbiamo sbagliato tanto, soprattutto mancato in concentrazione con le piccole squadre».
L’ad Adriano Galliani vi ha rinfacciato anche l’unico punto su 15 ottenuto nelle gare dopo la sosta. Come lo spiega?
«Non saprei, tornati dalla Nazionale può essere che si molli inconsciamente, ma ormai sono partite andate. Ora ne mancano sette e dobbiamo giocarle come sette finali».
Altra tesi: una volta conquistata la finale di Coppa Italia avete mollato perché in campionato non c’erano obiettivi.
«L’obiettivo c’è eccome ed è l’Europa: la Champions è distante, ma vogliamo l’accesso diretto all’Europa League, quindi il 4° posto».
Il Milan subisce tanti gol su calcio d’angolo: perché?
«I calci d’angolo sono solo una questione di concentrazione, perché ognuno marca il suo uomo e non devi fargli fare gol. Poi Pinilla domenica è stato pazzesco».
Veniamo alle sue prestazioni: ha patito il salto nella grande squadra?
«Direi di no, sono stati bravi tutti a farmi sentire subito a casa. Per me è stata una stagione nel complesso positiva, poi è chiaro che devo migliorare in tante cose, ho 21 anni».
Per esempio?
«Devo crescere a livello fisico, tenere la concentrazione. E persino le cose che faccio bene posso farle meglio».
L’impressione è che renda di più vicino ad Alex, è vero?
«Tra noi centrali, lui è quello che ha più esperienza, in certe situazioni sa cosa fare. Ma qua sono tutti forti».
Sinisa Mihajlovic è stato decisivo nella sua carriera. È cambiato rispetto a Genova?
«È sempre lui, uno che dice le cose in faccia e non fa distinzioni tra giocatori grandi e piccoli. Io lo devo ringraziare: mi ha fatto giocare con la Samp e mi ha voluto qui».
Quindi vorrebbe continuare con Sinisa?
«Sono scelte che spettano alla società, posso solo dire che siamo contenti di lavorare con lui e ci piacerebbe continuare».
Si dice che ai giovani non sia dato il tempo di sbagliare: lei l’ha avuto?
«Lo sto avendo, perché sbaglio ancora ma il mister mi dà fiducia».
Quindi è un ragazzo fortunato?
«È tutto meritato! Scherzo, ma fortuna e merito sono tutto in una carriera».
Lei cosa sogna per la sua?
«Non lo dico, il mio sogno lo sanno in pochi. Ma spero di restare qui a lungo e vincere».
Si può cominciare con la Coppa Italia.
«Sarebbe il primo trofeo, anche perché ho perso quella contro la Lazio. Ero in panchina, ma sono cose che segnano, soprattutto a Roma».
Una promessa ai tifosi?
«Che daremo il massimo per l’Europa e per riportare un trofeo al Milan».
Un altro suo idolo è Valentino Rossi.
«Sì, sono andato al Mugello una volta per vederlo: era in Ducati, è caduto alla prima curva e io sono andato via. Quattro ore di macchina all’andata e quattro al ritorno per dieci secondi di gara. Amo anche la F1, i miei piloti preferiti sono Hamilton e Verstappen, un giovane che se ne sbatte di tutti». Chissà perché gli piace.