Corriere della Sera, 13 febbraio 2016
Brignano non fa ridere, Belén-Raffaele invece sì. Cronaca della quarta serata di Sanremo
C’è anche Suor Belén nella quarta serata del Festival. Punta su un grande classico Virginia Raffaele, l’imitazione dell’argentina famosa in quanto celebre, l’espressione del mondo dello spettacolo fatto a curva: «Pensavo di venire mezza nuda ma l’ho già fatto tante volte, allora ho scelto la suora». Dura un attimo, si toglie la tonaca ed è mezza nuda, minigonna molto mini e poco gonna, avanza tra ondeggiamenti e piegamenti ammiccanti: «Provo la stessa emozione di quando sono salita su questo palco nel 2012, era solo 4 tatuaggi fa. Il bello del Festival è che i paparazzi ci sono già, non hai bisogno di chiamarli». Il suo rapporto con Sanremo? «Sono pettegolezzi, non ho avuto nessun rapporto con Sanremo. Ma non voglio parlare di gossip, non voglio parlare di lavoro».
Altro giro, altro comico, sbarca Enrico Brignano, ma il livello comico si abbassa. Un po’ è inevitabile, un po’ è troppo. Parte con una battuta al gelo: «Siamo all’Ariston che in greco significa Eccellente mentre in italiano significa Lavatrice». Poi accenna pure all’abbronzatura di Carlo Conti, il ritornello più orecchiabile (e logoro) di questo Festival: «Sono venuto perché sei un amico, sei incensurato, fai il 50% di share. Fai talmente tanto pubblico che nemmeno il discorso di Obama e a guardarti bene in faccia me lo ricordi».
Piazza due monologhi: uno sul sesso («la parte piacevole dell’avere un bambino è l’avvio della pratica»). Poi va sul cliché comico della vita di coppia: l’uomo perennemente arrapato e la donna sotto sotto panterona (e con «porchetta ripiena de sugna con il lardo di colonnata» arriva al minimo). Nella seconda parte parla del rapporto padre-figlio, vorrebbe virare sull’impegnato, ma sembra un’impresa ardua per lui. Non è Benigni. Ma neanche Frassica, che almeno sa far ridere.
Superospite musicale è Elisa. Scollatura a rischio, spruzza l’Ariston di rock con i suoi successi in italiano («Luce», «L’anima vola» e «Gli ostacoli del cuore») e presenta la nuova «No Hero», aperitivo del nuovo album che vedrà il suo ritorno alla lingua inglese.
Al quarto giorno (arcobaleno) il carattere delle canzoni si delinea. I migliori. Annalisa tiene assieme classe e spirito pop. Francesca Michielin fa i pugnetti di soddisfazione e ha ragione: veste bene «Nessun grado di separazione». «Wake Up» di Rocco Hunt è trasversale: hip hop per i teen, funk per chi si ricorda dei ’70. Ruggeri è Ruggeri e funziona: e vivaddio, un po’ di rock. Arisa sembra un disco. C’è anche chi non funziona. Patty Pravo non è in serata (Curreri sì, ma i dubbi sul pezzo restano), Scanu non ci mette profondità.
È sempre il Festival del quasi un televisore su due (manca qualche virgola) acceso come un caminetto su Sanremo: la terza serata è arrivata a 10 milioni 462mila spettatori (share 47,8%). Primo verdetto: fra i Giovani vince Francesco Gabbani (ripescato dopo l’errore tecnico nella votazione di giovedì) che ha incassato anche il premio della critica Mia Martini (a Chiara Dello Iacovo quello della sala radio-tv-web). La gaffe di giornata è stata quella di Alessio Bernabei. All’accusa che la sua canzone sia troppo simile a quella di Ariana Grande scivola sulla risposta: «Quando una canzone è forte e avvincente, tutti vogliono trovare il pelo nell’uovo. Anche Tiziano Ferro ha fatto una carriera sui plagi». Quindi la retromarcia: «Mi scuso con lui, è un grande artista, l’emozione a volte gioca brutti scherzi». Il graffio invece arriva da Morgan, il destinatario è Elio: «Ha fatto l’operazione inversa a quella dei Bluvertigo: la nostra è una canzone semplice che vuole emozionare, la sua è una operazione bellamente complicata, complicatamente bella ma inutile».