Illustrazione Italiana, 10 gennaio 1915
La guerra e la letteratura
E allora vi dirò, così, in fretta che mi sono piaciuti specialmente alcuni volumi di novelle e di romanzi editi in nitida veste, come sempre, dalla casa Treves.
Primo fra tutti un libro di novelle napolitane che Salvatore Di Giacomo ha tolto dal buio in cui giacevano da anni. E sono davvero una fresca e gentile e luminosa apparizione. C’è in esse tutta l’onda malinconica ed argentea fluente nelle poesie e nei drammi del più grande poeta di Napoli e riaffermano un’altra volta la sua tempra indistruttibile di artista. C’è in esse, come nelle poesie e nei drammi, tutta la vera e complicata armonia meridionale studiata con l’occhio che sa veramente interpretare il vero; studiata, vorrei dire, con l’occhio di Giovanni Verga. Se non che il verismo del Di Giacomo si ammorbidisce in una grazia che non conobbe il siciliano, scultore, più che pittore. Il Napoletano è pittore: pittore di sfumature e nello stesso tempo di sobrietà. classico. Sa tradurre la poesia delle più umili cose e delle passioni comuni con arte mirabile di semplicità e di eleganza. Vi consiglio a leggere queste novelle come se vi consigliassi la lettura di capolavori intessuti di luci e di penombre delicate, di sorrisi e di lacrime e sopratutto di profonda bontà.
E vorrei che leggeste anche un altro volume di novelle, di un giovane poeta ormai noto: I pesci fuor d’acqua di Marino Moretti. Sono novelle tenui, ma deliziose, nelle quali lo studio psicologico si unisce con agile connubio felice. Fantasia che a volte confina con l’inverosimile fermandosi a tempo per riuscire brillante e nuova; psicologia venata di umorismo molto sentimentale, che si può anche chiamare soffio di bontà. Due sani e freschi elementi incorniciati da una pittura finissima di ambiente, espressi in una forma facile, ma armoniosa.
Pure novelle interessanti sono quelle che Fausto Salvatori – altro poeta che si è alzato a volo con audacia, quando il vento dannunziano non l’ha trattenuto – raccoglie sotto il titolo Storie di parte nera e storie di parte bianca. Interessanti, dico, per il profumo aristocratico di forma e di contenuto di cui sono pervase. L’aristocrazia romana è ritratta in queste pagine, se non con profondità psicologica, con piccante verità, delineata in certi sfondi di colore letterario che solo qualche volta è prezioso. Il poeta è molto disinvolto e fluido (preferirei però che non insistesse troppo sui gruppi dei tre aggettivi) si che anche quando scivola sul particolare lubrico, ne esce con una grazia di schietto sapore classico.
Con Ella non rispose, l’ultimo romanzo di Matilde Serao, chiudo questa breve rassegna.
Un romanzo in forma di lettere scritte da un innamorato ad una donna che non cade; un romanzo che non aggiunge nulla alla fama che la Serao si è acquistata con la sua prima maniera possente ed indimenticabile, ma che è un altro esempio della versatilità di questo ingegno femminile.