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 1915  gennaio 17 Domenica calendario

Amori e odii in una Corte tedesca

Il piccolo principato di Rothberg conserva ancora, dopo le vittorie prussiane del 1866, un simulacro di autonomia, che gli consente anche il lusso di una corte in miniatura, con una casa principesca regnante. Vi regna infatti il principe Otto che, malgrado viva in fondo alla Turingia, appare il più prussificato dei principi tedeschi. Tutto imbevuto delle idee di grandezza e di supremazia germanica e devotissimo agli Hohenzollern, appare lieto della larva di autorità rimastagli. Gli hanno lasciato nientemeno ancora il diritto al francobollo e la guarnigione del principato è reclutata sul suo territorio. La moglie, principessa Elsa, formosa e piacente nella sua bionda maturità, è una sopravvivenza tipica della dama del medioevo. È superba ed è sentimentale. E, malgrado tutto il suo buon volere, non riesce a spogliarsi dell’orgoglio principesco, neanche nei momenti di abbandono nelle braccia di Luigi Dulbert. Ma... non precorriamo gli avvenimenti. La famiglia principesca è limitata, come limitata è l’autorità del principe regnante. La completa Max, un fanciullo di tredici anni, l’erede della Corona, la cui nascita ha posto fine ai servigi dal principe Otto chiesti alla principessa consorte; poiché, subito dopo il fausto evento, egli ha chiamato a sostituirla... nelle funzioni, se non nel titolo, tutte le mogli di funzionari, che si sono succeduti nel minuscolo principato.
Attorno all’augusta famiglia vivacchia la piccola corte, i cui personaggi principali sono il «Hofintendant» (intendente di corte) conte Lipawski; il ministro di polizia Drontheim, con la moglie grossa, tozza e sonnolenta e la sorella Federica o Frika, favorita del principe; il maggiore prussiano conte von Marbach e, finalmente, il dottor Luigi Dulbert, un francese chiamato da poco alla carica di precettore civile del principe Max, il cui precettore militare è appunto il maggiore Marbach, che gli insegna gli esercizi alla prussiana... bastonandolo secondo il costume prussiano.
I dieci mesi di soggiorno a Rothberg non sono stati troppo noiosi per il signor Dulbert. La principessa Elsa si è assunto il compito di non fargli rimpiangere troppo Parigi. Questa dama nel pieno splendore della sua incipiente maturità, basterebbe a riempire la vita di un giovane venticinquenne. Ma… è troppo principessa. Se il giovane è molto timido davanti alla donna, la sovrana si afferma per comandargli di.... essere intraprendente. Se la donna si abbandona in un trasporto di amore, ne guasta all’amico la sensazione piacevole per chiedergli se sente l’orgoglio dell’alta conquista fatta. Così nemmeno la principessa Elsa riesce a compensare il giovane francese del disagio in cui si trova in una corte germanica, ove tutto gli fa sentire la schiacciante superiorità tedesca, che si propone il dominio del mondo.
In realtà Luigi Dulbert ha un solo nemico, il prussiano maggiore von Marbach. Il principe con lui è amabilissimo. Ma non ha il tatto – e come potrebbe averlo ? – di risparmiare in sua presenza le conversazioni dolorose al cuore di un francese.
Luigi Dulbert, o il dottor Dulbert come lo chiamano in Germania, ha conosciuti nella sua Parigi la ricchezza e il lusso. Poi sulla sua vita è passata la tragedia del padre banchiere, suicidatosi davanti ad una catastrofe di borsa. A Parigi egli aveva contratto il vizio di moda: lo scetticismo elegante, rinnegatore di ideali; ma in paese straniero e nemico egli si converte al più nobile patriottismo.
Questo patriottismo traversa una prova dolorosa ed umiliante davanti alle feste solenni per l’anniversario di Sedan. Anche questa volta interviene la principessa Elsa, che, durante la cerimonia commemorativa, trova modo di appartarsi con lui in un sicuro padiglione. E il giovane francese sente la voluttà della vendetta nel torto che arreca ad un marito tedesco.
La festa è turbata dall’esplosione di un petardo sotto la carrozza del maggiore von Marbach. Il principe e la corte credono ad un attentato anarchico ad opera di un vecchio professore tedesco, che predica la fratellanza e la parità umana contro il soverchiare dell’imperialismo e del militarismo germanico. La plebaglia è irritata contro l’illustre vegliardo, le cui grandi scoperte nella chimica avvalorano il sospetto, che egli abbia voluto sperimentare con un delitto la potenza di un nuovo esplosivo.
Poi, di là ad alcuni giorni, il principe Max si confessa autore dell’attentato, da lui commesso per vendicarsi dalle implacabili bastonature, che il maggiore von Marbach gli infligge secondo il metodo prussiano. Lo scienziato è messo in libertà e tutto si accomoda.
Una sola cosa, invece, si guasta: l’avventura d’amore tra la principessa e il precettore. La principessa vuole andare alle estreme conseguenze: una fuga romanzesca con relativo divorzio dall’augusto consorte e faux ménage con l’amico. Il piano è da lei abilmente preparato e, per cominciarne l’esecuzione, essa si avvia a Carlsbad.
Ma tra l’anima tedesca e la francese è troppo forte il contrasto perfino nell’amore. Egli le offre di condurla a Parigi, sposarla dopo il divorzio ed assicurarne l’esistenza col suo lavoro. Essa non si sente di vivere con le cinque mila lire l’anno che potrà guadagnare il Dulbert. Vuol rinunziare alla posizione di sovrana, al marito, al figlio ma non al rango e allo splendore di principessa.
Conclusione: mentre la principessa è in viaggio per Carlsbad, il precettore chiede al principe di Rothberg il suo congedo definitivo e prende il treno per la Francia.
Tale, a grandi linee, la tela del romanzo Herr e Frau Moloch di Marcel Prévost, che acquista ora la cittadinanza italiana in una traduzione pubblicata dal Treves (Milano, Treves, editori, 1914. L.3).
Se il romanzo nel testo originale francese fosse di poco anteriore a questa traduzione, si potrebbe credere che l’autore avesse attinta una qualche aspirazione nell’avventura rumorosa della principessa Luisa di Sassonia col precettore Giron. Ma forse la finzione romantica di Marcel Prévost ha preceduto di poco il romanzo vissuto dalla ex principessa ereditaria. Ad ogni modo esso è sempre posteriore al non meno famoso romanzo di un’altra principessa: Luisa di Coburgo col primo tenente Matassich-Keglevich degli usseri ungheresi.
Nella sua veste italiana però il romanzo ha acquistato un fortunato valore di attualità, per il magnifico studio di ambiente di una piccola corte germanica, per l’antitesi stridente che vi domina tra l’anima francese e l’anima tedesca, pel carattere accentratore e sopraffattore dell’imperialismo germanico, illustrato con rara efficacia, e per i metodi... educativi del militarismo prussiano, rappresentato dal maggiore, von Marbach, che tanto prussianamente bastonava il principe Max.
Questa antitesi, che rompe bruscamente l’idillio tra principessa e precettore, è affermata trionfalmente in un colloquio fra lo stesso Luigi Dulbert e il principe regnante:
«Cosicché, oggi – replicò ironicamente il principe – voi date alla Germania il consiglio di essere più accomodante e più pacifica, di farsi piccina, insomma?
Non ho nessuna veste per dar consigli alla Germania. Ma, appunto perché sono un forestiero, distinguo forse meglio la situazione della Germania tra gli altri Stati: e la Germania mi sembra più minacciata di quel che nol fosse ieri, perché è giudicata più minacciosa.
– Che cosa si può rimproverare alla Germania?
– Altezza!
– Ma parlate, parlate! Un buon tedesco sa obbiettare una dottrina!
– …Ciò che si rimprovera alla Germania è la sua oltracotanza. Leggete i giornali indipendenti del mondo intiero, vi troverete questo rimprovero, che fece tanto torto alla Francia prima del 1870. L’impero germanico diventa pangermanista per parlare il vernacolo di moda. Orbene il pangermanismo che cos’è?
E semplicemente riunire sotto lo stesso governo le popolazioni di nazionalità e di idioma tedeschi.
– É più che codesto, Altezza. Nella mente dei pangermanisti noi percepiamo il proposito di imporre lo spirito tedesco, l’iniziativa tedesca a tutta l’Europa, o per lo meno al maggior numero possibile di europei... Questo proposito si traduce chiaramente nei più audaci dei vostri giornalisti : secondo essi la nazione tedesca ha sola il diritto alla espansione. La morale tedesca è superiore a qualsiasi altra morale. La forza tedesca deve signoreggiare su ogni altra forza.
– Sì, bravo, bravo! – esclamò il principe con una gioconda risata che conoscevo in lui, ed in altri dei suoi sudditi, e che, ogni volta, mi urtava e mi rattristava : la risata brutale che non capisce.
– Vedete, Altezza! – esclamai. – E così che la pensate. Ciò vi espone, presso gli altri popoli, a un tremendo malinteso. Giacché vi assicuro che, personalmente non sono nato bellicoso. Ma preferisco correre tutte le alee che subire la collera tedesca, la morale tedesca, la forza tedesca. Piuttosto che essere cittadino di una Europa tedesca, mi è più caro cessare di essere europeo».
Ecco dunque un romanzo, vecchio di alcuni anni, ma che sembra nato oggi. Un romanzo che spiega molta parte della realtà contemporanea.