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 1915  gennaio 24 Domenica calendario

Noterelle teatrali

  Notte di leggenda, opera in un atto del maestro Alberto Franchetti su libretto di Forzano, ha avuto il battesimo alla Scala la sera del 14 gennaio, battesimo lietissimo di applausi e di feste. Da quasi dieci anni l’autore dell’Asrael, di Colombo e di Germania taceva. La Figlia di Jorio, rappresentata anch’essa alla Scala, se non erro, nel 1906, non aveva trovato molta fortuna presso il pubblico, e il maestro accorato, si concedeva un lungo, troppo lungo riposo. Nel frattempo le tendenze moderniste più diverse tanto francesi che tedesche s’infiltrarono, ed alcune molto ben accolte, nei principali teatri lirici italiani, e il gusto del pubblico subì molte oscillazioni e determinò vari e molto discussi indirizzi nei vecchi e giovani musicisti nostri. Ma il Franchetti sembra non aver subita nessuna influenza straniera; egli si attiene alla classica melodia italiana, al fraseggiare largo ed agli ampi sviluppi orchestrali. Anche le singole voci e i cori rispondono al concetto del maestro di rimanere fedele all’opera italiana nel miglior senso della parola e di ringiovanire le antiche forme, portando in esse un flusso di nuova vita. Veramente nessuno dei grandi maestri del passato si sarebbe avventurato a musicare un atto che dura la bellezza di un’ora e quaranta e durante il quale si susseguono un poco oscuramente e come in un uragano vicende comiche e tragiche, scene d’odio, d’amore e di burla, tanto da stordire chi ascolta. L’essere riuscito a tenere desta l’attenzione del pubblico durante un tempo così lungo, senza stancarlo troppo, è già una grande prova superata. E il maestro l’ha superata studiandosi di eliminare la monotonia : infatti le più svariate forme musicali s’alternano nell’opera, duetti, romanze, stornelli, serenate, cori e coretti; ce n’è per tutti i gusti e son tutte pagine pregevoli che dinotano la profonda conoscenza dell’autore in ogni genere d’arte e l’elasticità con la quale egli sa passare quasi senza gradazioni dal serio al faceto, dal comico al tragico. Questa qualità costituisce anche il difetto del lavoro che è troppo composito di stile, e manca di unità. Molte riserve ha fatto la critica sul libretto che il maestro ha scelto per la sua ispirazione; ma poiché così egli lo ha voluto non è il caso di prendersela col bravo Forzano che, del resto, mostra molta imaginazione e buon volere. L’esecuzione, affidata al baritono De Luca, alla signora Gagliardi, al tenore Solari e al basso Cirino e diretta dal maestro Marinuzzi, è sembrata a tutti lodevolissima e gli applausi furon divisi tra l’autore e gli interpreti.
Notte di leggenda passerà presto al Costanzi di Roma ove dopo il successo della Scala è attesa con viva curiosità.
 
Nella scena di prosa, dedicata ormai interamente agli autori italiani per mancanza di lavori stranieri, abbiamo avuto parecchie novità, che ahimè, non ebbero, come le rose, che la vita di un giorno, o meglio di una serata. Il piacere ed il peccato, di De Stefani e Salvini, è caduto rumorosamente al Manzoni di Milano, e, più blandamente, cadde allo stesso teatro Le vie e la meta, di Mario Faccio. Ha destato molto interesse invece la Notte di San Giuliano, tragedia in due atti di Romualdo Pàntini, della quale ci occupammo la scorsa estate, e il Diamante del Gran Turco, un gra- ziossimo bozzetto comico trecentesco di V. Tocci. Una compagnia espressamente costituita da R. Pàntini e dedicata a spettacoli d’arte, della quale il Ninchi, l’Almirante e il Vitti sono i migliori elementi, sta facendo il suo primo esperimento a Milano, esperimento degno di lode e di incoraggiamento.