L’Illustrazione Italiana, 24 gennaio 1915
La Grande Guerra
Tra francesi e tedeschi.
Nel settore occidentale, dove la vicenda degli attacchi, controattacchi, avanzate e regressi ha continuato incessante fra tedeschi da una parte e belgi, inglesi e francesi dall’altra, non è avvenuto di notevole che una violenta battaglia, il 16, sotto gli occhi stessi dell’imperatore Guglielmo, a nord-est di Soissons, dove, dopo tre giorni di ostinati combattimenti, i francesi hanno dovuto arretrare per circa 2000 metri, sgombrando completamente dalla riva settentrionale dell’Aisne, che era in piena. In tre giorni i tedeschi hanno fatto 5200 prigionieri, presi 14 cannoni, 6 mitragliatrici e parecchi cannoni-revolver. I francesi però hanno guadagnato un po’ di terreno tra Reims e l’Argonne.
Il merito del successo tedesco di Soissons è stato ricompensato dall’ imperatore Guglielmo con l’ordine per il merito al generale di corpo d’armata von Lochow e la croce di commendatore dell’ordine della casa di Hohenzollern al generale di brigata Wichura.
Fra russi ed austro-tedeschi.
In questo settore la situazione non presenta dalla settimana scorsa mutamenti notevoli. Attacchi e controattacchi, ora favorevoli ora contrari per gli uni e per gli altri, fra l’insistenza del pessimo tempo. La linea austriaca pare siasi riordinata in tutta la sua estensione. Sulla Vistola, come sul Dunajez continuano fra russi e tedeschi, e fra russi ed austriaci duelli di artiglieria.
Fra turchi, russi ed inglesi.
Sempre la medesima storia – vanto da parte dei turchi di generali successi, prontamente negati dai russi. Questi affermano di avere il 10 gennaio riportato un successo a Karaurgan (verso Sarykamisch) togliendo ai turchi due cannoni da montagna e facendone prigioniere due compagnie. E nuovi successi il 12, distruggendo e catturando quanto ancora restava dell’XI corpo d’armata turco.
I turchi annunziano di avere occupato, l’11, Tabris e Salham, nell’Aserbigian, facendo prigionieri un certo numero di meharisti inglesi.
Dal Mar Nero segnalasi l’affondamento, per opera della squadra russa, di ottanta velieri turchi trasportanti rinforzi ad Anatolia.
Un telegramma di fonte russa dice che l’ammiraglio tedesco Suchon è stato revocato dal comando della flotta turca.
In mare.
Un telegramma ufficiale da Costantinopoli, l5, ha annunziato che il sottomarino francese Saphir, il quale voleva senza mostrarsi avvicinarsi all’ entrata dei Dardanelli, urtò in una mina ed affondò. Gli sforzi fatti dalle imbarcazioni a motore turche per salvare i superstiti dell’equipaggio riuscirono solo in parte. Il Saphir era stato varato nel 1906; spostava 392 tonnellate in emersione e 45o immerso; filava 11 nodi alla superficie e 8 sott’acqua. Era armato di 6 lanciasiluri.
– Annunziasi ufficialmente da Vienna, 14 gennaio, che dal 16 agosto, giorno della perdita della nave Zenta, la marina da guerra austro-ungarica non ha più avuto perdite né di navi, né di aereoplani, né di uomini.
Nell’Africa Orientale.
Da Tanga (sulla costa presso la frontiera dell’Africa orientale inglese), sono giunte notizie ufficiali su gravi combattimenti ivi avvenuti il 3, il 4 il 5 novembre. Gli inglesi si presentarono il 2 con due navi da guerra e 12 da trasporto dinanzi a Tanga, reclamandone la resa senza condizioni, rifiutata dal governatore. Poi le navi scomparvero, ma ritornarono dopo tre giorni dinanzi alla città sbarcando a Ras Kasoni un reggimento europeo e quattro reggimenti indiani con cavalleria ed otto mitragliatrici e nove cannoni. Anche truppe di marina sbarcarono. I grossi cannoni dell’incrociatore Fox sostennero l’attacco inglese da parte del mare. Il 4 novembre il combattimento durò senza interruzione per l5 ore e mezza. La sera vi fu uno scontro decisivo. Malgrado il più violento bombardamento della città da parte dei cannoni delle navi, il fuoco dell’artiglieria tedesca incendiò una nave trasporto inglese. Anche l’incrociatore Fox fu gravemente colpito. Il 6 le navi inglesi scomparvero verso il nord.
Le forze sbarcate comprendevano circa ottomila uomini e i tedeschi erano un duemila. Gl’inglesi ebbero oltre tremila fra morti, feriti e prigionieri.
I tedeschi fecero anche copioso bottino.
– Notizie dal Cairo assicurano che l’incrociatore tedesco Koenigsberg, rifugiatosi nel fiume Rufigi (Africa orientale tedesca) ed ivi imbottigliato da navi inglesi, finì coll’essere affondato, l’11 gennaio, dall’azione combinata dell’ incrociatore britannico Nubrizz e di due aereoplani inglesi.
Necrologio della Guerra.
Un ritratto che avremmo dato nello scorso numero se non fosse venuta la notizia – purtroppo smentita poi – che l’effigiato non era morto – è quello che diamo in questo numero, del prof. Giuseppe Chiostergi di Sinigaglia, volontario garibaldino in Francia, caduto nelle trincee delle Argonne, colpito al petto nel secondo combattimento. Bel giovine, alto, forte, di fede repubblicana ardentissima, irredentista infervorato, era per tutto e apparve dovunque come un vero entusiasta irrefrenabile. A Venezia dove studiò alla Scuola superiore di commercio, era noto come instancabile propagandista. Per i suoi meriti aveva conseguita cattedra di merceologia nell’istituto tecnico di Palermo, ma portato dalla sua passione politica a scrivere difendendo i suoi amici suscitatori in Ancona della «Settimana Rossa» perdette la cattedra. Era stato in Albania, in Grecia a combattere; e, appena scoppiata la guerra, andò a Nizza, si arrolò e cadde per i suoi ideali. Era fidanzato da cinque anni a giovine gentile professoressa, di ottima famiglia romagnola, infervorata essa pure dei medesimi ideali di lui.