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 1915  gennaio 24 Domenica calendario

Il terribile disastro tellurico del 13 gennaio negli Abruzzi e nella Valle del Liri. – 30.000 vittime

Il terremoto spaventevole che la mattina del mercoledì 13 gennaio ha scossa Roma e sconvolte tre fiorenti regioni dell’Italia centrale e meridionale – non uguaglia, per fortuna, nei suoi terribili effetti quello memorabile del 28 dicembre 1908 che distrusse Messina e Reggio di Calabria, ma non è stato meno violento, né meno desolante per le località colpite, né meno doloroso per tutta Italia. Se Avezzano, Pescina, Sora, Isola del Liri, Verdi ed altri minori comuni, se le disgraziate regioni colpite, avessero avuto così grandi agglomerazioni di popolazione come già Reggio e Messina, la catastrofe sarebbe stata nei suoi effetti tragici identica – la diversa densità di popolazione nell’abitato valse a ridurre le vittime a circa trentamila, cifra anche questa ben lacrimevole!... Alle ore 8 meno 6 minuti, ossia alle 7.54 precise del mercoledì mattina 13, Roma fu violentemente agitata in senso ondulatorio da una lunga scossa di terremoto durata dai 20 ai 30 secondi. La scossa fu sensibile al punto che nelle strade molti trans elettrici l’avvertirono e si fermarono, ed i passeggeri ne scesero spaventati.
Da ogni parte fu un fuggi fuggi generale pelle piazze, per le strade, fuori delle case, specialmente in Trastevere, alla Regola, a San Pietro, alla Chiesa Nuova, a San Lorenzo, ma in realtà gravi conseguenze a Roma non si ebbero, all’infuori di lesioni ad una cinquantina dei principali palazzi, rovesciamento di qualche statua a San Giovanni in Laterano, a San Paolo fuori le mura, frantumazione copiosa di vetri a San Pietro fino sul lanternino della cupola michelangiolesca; la rovina di un alto fumaiuolo sulla cupola dell’aula di Montecitorio; la caduta dei candelabri di cristallo nella sala Consigliare Capitolina, lo spostamento della statua e di alcuni segmenti della Colonna Antonina; ma, in complesso, nulla di veramente grave, né disgrazie per la vita delle persone.
Lo spavento rapidamente estesosi venivasi calmando, quando verso le 2 del pomeriggio per la Capitale corsero notizie più gravi, impressionanti, dolorose, che il telegrafo ed il telefono – dove non erano stati interrotti – ed i treni ferroviari, superati i lunghi, inesplicabili ritardi, recavano dalle regioni circostanti, dal Lazio, dagli Abruzzi, dalla Campania.
Avezzano, bella, ridente, antica e fiorente città, in provincia d’Aquila, a circa 65o metri sul livello del mare, alle falde del Monte Velino e prospiciente sulla conca ora ubertosissima, dove adagiavasi il lago di Fucino, prosciugato dal principe Alessandro Torlonia, era stata effettivamente, terribilmente rasa al suolo in meno di un minuto!... Dei suoi circa 95oo abitanti, due migliaia, a far molto, la maggior parte di questi feriti, trovavansi fuori delle rovine. Il rimanente erano sepolti, e la maggior parte cadaveri!... In tutto il Comune si calcolano un diecimila morti!...
Il violento fenomeno tellurico deve aver avuto il suo centro nelle viscere terrestri al disotto delle millenarie fenditure a traverso le quali i romani aprirono il vetusto canale scaricatore del Fucino, giacché l’opera disastrosa del terremoto si è portata contemporaneamente, nella sua violenza ondulatoria da sud-est a nord-ovest, sopra Sora, centro popolato da circa 10.000 abitanti, anche questo spaventevolmente devastato.
Di questa stagione le ore 7,56 del mattino segnano all’incirca l’ora in cui la gente riprende nelle città le sue occupazioni. La maggior parte dunque venne sorpresa dal flagello nelle proprie case. Ad Avezzano dove le case – dicono i corrispondenti – sono rovinate letteralmente tutte, nessuna famiglia è sfuggita al disastro. Fra i 10.000 morti calcolati, noveransi il sottoprefetto De Terzis e sua moglie e tutti gl’impiegati della sotto-prefettura, il capitano dei carabinieri, cav. Natale Perelli, milanese, la cui signora si è salvata; morti undici carabinieri, e tre soli salvati; e 25 soldati uccisi dell’unica compagnia (circa 6o uomini) del 13.° fanteria ivi di presidio!... La stazione ferroviaria crollata, ed uccisa la moglie del capo stazione. Nel carcere su 29 carcerati, 10 sono morti, tre fuggiti; gli altri feriti sono stati trasportati a Roma, nei cui ospedali i treni potutisi successivamente formare hanno trasportati feriti a centinaia da Avezzano, da Sora, da Pescina, da Tagliacozzo, da Magliano, da Castell’Alfiume, da Isola del Liri, da Torre Cajetani, da Tivoli, da Veroli, da Monterotondo.
Pescina con circa 10 400 abitanti, conta, pare, non meno di 5ooo morti, a cominciare dal sindaco Sciocchi e suo figlio. La strada provinciale attorno a Pescina fu vista ballare come una striscia di tela, e qua e là screpolarsi, e vi sono ora fenditure che ne impediscono il transito ai veicoli.
Anche Sora con 17 000 abitanti è totalmente distrutta, ma la popolazione per la maggior parte è salva: con tutto ciò le vittime ascendono a circa 3ooo!... Il Re, che ha ripetutamente visitati i luoghi desolati, avebbe detto, pare, che lo spettacolo di Sora è più desolante di quello di Messina! Provatissimo è stato il comune di Celano, dove i morti pare ascendano a 4000: fra i morti, sotto le rovine della sua villa, fu trovato l’ex deputato avv. Giovanni Cerri e la sua signora. Il Cerri rappresentò Avezzano alla Camera dal 1900 al 1904.
Se si calcoli che il terremoto, avendo per centro l’antico letto del lago di Fucino, ha sviluppata la sua violenza massima in un raggio di circa cento chilometri almeno, colpendo, specialmente sul versante mediterraneo dell’Apennino, grossi centri abitati – oltre ad Avezzano, Sora, Pescina – come Carsoli, Tagliacozzo, Cappadocia, Magliano, Villalgo, Celano, Civitellarovelo, Scanno, Balsorano, Isola del Litri, Arpino, Subiaco, Genazzano, Paliano, Sgurgola, Frosinone, Arce, Roccasecca, Cassino, Piperno, Fondi, Veroli, si capisce che le vittime possano avvicinarsi alle 3o 000 su una popolazione di almeno 5oo 000!...
Il Re, che a Villa Ada, fuori porta Pia, era già alzato da oltre un’ora e nel proprio studio, balzò alla scossa e corse nelle stanze della Regina, ancora in riguardo per il puerperio, e presso la quale vennero subito i principini. Re Vittorio si mise in immediata comunicazione con le autorità, e nel pomeriggio partì con treno speciale per Avezzano dove si trattenne per cinque ore fra le rovine in mezzo alle vittime attorniato dai desolati superstiti: sul suo stesso treno furono portati a Roma numerosi feriti, alcuni dei quali spirarono lungo il tragitto.
Gli ospedali della capitale furono tutti aperti ai feriti, compreso quello del Lazzaretto pontificio di Santa Marta, alla destra della basilica di San Pietro; e quivi nella giornata del 14 si recò papa Benedetto XV a visitare e confortare i feriti, uscendo dalla porta della sacristia, attraversando il secondo cavalcavia che sorpassa la strada carrozzabile detta delle Fondamenta. Benedetto XV si trattenne pietosamente fra i feriti un’ora e mezza; vi tornò anche nei giorni successivi, alcuni moribondi confortando e benedicendo e ad alcuni amministrando la comunione. La pietà esemplare del Pontefice fu specialmente segnalata dal sindaco di Roma, principe Colonna, nel consiglio comunale.
Giornalmente il Re, la Regina Madre, la Duchessa Elena d’Aosta visitano i feriti negli altri grandi ospedali di Roma.
E soverchio parlare di organizzazioni di soccorsi: l’improvviso disastro ha addolorato profondamente tutta Italia, ma da ogni parte sono sorte immediatamente pronte, generose iniziative, a dimostrare che la carità nazionale è sollecita e inesauribile; ed il governo ha interpretato benissimo il sentimento pubblico declinando ogni generosa offerta venuta dall’estero.
Il governo ha decretati provvedimenti eccezionali per le regioni colpite, nominando regio commissario straordinario il comm. Secondo Dezza, ispettore centrale al ministero per gl’interni. Sono accorsi sui luoghi desolati il ministro dei Lavori pubblici, Ciuffelli, il sottosegretario di Stato, Visocchi – che è deputato di Cassino – altri deputati, funzionari, truppe di varie armi; ma, purtroppo, il disastro ha avuto notevole estensione, e i mezzi di soccorso, per quanto solleciti, hanno avuto di fronte difficoltà superiori, al primo momento, ad ogni miglior buon volere.
Durante tutta la giornata del 14 gennaio gli Osservatori geodinamici continuarono a segnalare scosse : nelle 24 ore susseguenti alla scossa devastatrice, ben 98 ne furono segnalate, che poi durante il giovedì sorpassarono di parecchio il centinaio; ed altre si sono ripetute il l5 ed altre ancora, ma di non grave entità, nei giorni successivi, ed il fenomeno, sempre terrificante, continua con scosse oramai innumerevoli.
Lo Stato ha messo immediatamente a disposizione dei Comuni colpiti un milione per i bisogni più urgenti; il Re ha erogate specialmente trecento- mila lire per gli orfani abbandonati : in ogni parte d’Italia la carità pubblica offre lo spettacolo commovente di una gara esemplare.