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 1915  gennaio 17 Domenica calendario

La grande guerra

I progressi francesi dal 25 dicembre al 4 gennaio.
Un telegramma ufficiale da Parigi, 7 gennaio, dice:
Il periodo dal 25 dicembre al 4 gennaio fu notevole, malgrado il detestabile terreno ed il cattivo tempo, per tre azioni importanti che approdarono a un successo caratterizzato dalla presa di Saint- Georges (a sud-est di Nieuport), allo sviluppo dei guadagni francesi a Perthes (a est di Reims) e alla presa di Steinbach (in Alsazia). Inoltre su tutta l’estensione del fronte l’aggressività non cessò di manifestarsi con guadagni. Su alcuni punti il nemico reagì debolmente e su altri contrattaccò violentemente e dappertutto fu respinto.

Il valore dei garibaldini. La morte di Costante Garibaldi e di altri valorosi italiani.
Le notizie particolareggiate sul nuovo episodio glorioso per i garibaldini, già da noi accennato nel numero scorso, sono giunte da Parigi, il 6, così :
Nell’Argonne, presso il burrone di Courtechausse (a sud-est del bosco della Gruerie), ove furono fatte saltare con mine trincee tedesche, il reggimento italiano, comandato dal tenente colonnello Peppino Garibaldi, attaccò vigorosamente la breccia aperta dall’esplosione. Esso fece 120 prigionieri, di cui 12 sottufficiali, prese una mitragliatrice ed un cassone. L’aiutante capo Costante Garibaldi, fratello del tenente colonnello, fu ucciso durante l’attacco.
Costante aveva 2.5 anni, era impiegato nelle acciaierie di Terni, aveva partecipato alla campagna in Libia e vi si era distinto. La sua salma, come quella di Bruno, è stata trasportata a Roma a Campo Verano.
  Il reggimento dei volontari italiani perdette il 5 ben 340 uomini tra morti, feriti e scomparsi. Fra i morti, oltre all’aiutante Costante Garibaldi, il sottotenente Fausto Zonaro di 23 anni, figlio del noto pittore; il sottotenente Lurgo; il tenente Duranti: il pubblicista Alziator; il soldato Peratti; il caporale Salgemma; il prof. Chiostergi di Sinigaglia (che però altre notizie fanno credere sia vivo, ferito, prigioniero dei tedeschi). Tra i feriti il sottotenente Rovello, il tenente Oggero, il tenente italiano Dòrfur, il sergente Mazzotti.
  Un’altra giornata di gloria per i garibaldini fu quella dell’8 gennaio. Accorrendo in soccorso dei francesi, che stavano per essere soverchiati dai tedeschi, il battaglione 2.°, quello del maggiore Longo, fece splendidi attacchi, durante tutta la giornata, fin che i tedeschi ripiegarono, battuti ed avendo sofferto grandi perdite. I garibaldini perdettero un 140 uomini fra morti e feriti: caddero colpiti mortalmente al petto il tenente Ernesto Butta di Sassari ed il sottotenente Umberto Pristini. Soggiacque, fra altri, alle ferite il sergente Morano di Napoli. Diamo in questo numero i ritratti di tre dei caduti – il sottotenente Fausto Zonaro, il soldato Ugo Mainerò, veneto, ed il sottotenente Umberto Cristini, milanese.
 
Fra austriaci, serbi e montenegrini
Ben poco di notevole da questa parte. Gli austriaci, che con forze rilevanti avevano occupato la piccola isola di Ada Giganija presso   Belgrado, ne furono sloggiati dai serbi nella notte dal 4 al 5 gennaio.
Malgrado il tempo cattivo, gli austriaci continuarono il bombardamento delle posizioni montenegrine, e nel giorno 7 e 9, aereoplani austriaci gettarono bombe su Cettigne, distruggendo una casa privata.
 
Fra russi, tedeschi ed austriaci
Qui la guerra, anche per causa del maltempo, è inchiodata come sulla fronte franco-belga. Gli attacchi da una parte e dall’altra continuano, con varia, alterna vicenda, con risultati minimi, senza nessuna manifestazione decisiva. A Lodz i tedeschi fanno preparativi per passare l’inverno. Sulla Vistola presso Wyszogrod hanno spinti piccoli vapori armati. Il 5 gennaio arrivarono fino al settore di Sucha; mentre i russi respingevanli nella regione di Mlawa.
Meno propizie volgono le sorti per gli austriaci contro i quali i russi hanno fatto notevoli progressi nella Bucovina, arrivando alla catena che separa questa dall’ Ungheria, ai piedi dei Carpazi.
 
Le vicende dei Turchi.
Non sono troppo fortunate, malgrado i loro comunicati ampollosi. Il 1.° gennaio nella regione di Sarykamysch (sulla strada da Erzerum a Kars) si impegnò viva battaglia durata fino al 4 e finita con la rotta dei turchi un cui intero corpo d‘armata, il 9.°, fu fatto prigioniero. Furono pure battuti i turchi ad Ardahan, che fu rioccupata dai russi.
Sul Mar Nero, presso Sinope, uno scontro fra due incrociatori turchi e navi russe pare sia finito, il 16, con la peggio pei turchi, i cui incrociatori Breslau e Hamidiè sarebbero stati molto danneggiati.
La Persia pare si atteggi, sotto l’influenza russa, a dichiararsi contro la Turchia.
 
Verranno i giapponesi in Europa?
Commentando la questione della partecipazione del Giappone alla grande guerra mondiale il Novoje Wremia di Pietroburgo scrive:
«Il Giappone renderebbe non solo un segnalato servigio alle Potenze della Triplice Intesa intervenendo, ma la sua azione avrebbe inoltre per risultato la sua unione più stretta con l’Inghilterra e forse la sua alleanza con la Russia, il rafforzamento della sua influenza in Cina e l’acquisto dei possedimenti della Germania nell’ Estremo Oriente. Prendendo parte alla crociata dell’Europa contro la Prussia, il Giappone farà, non soltanto un atto nobilissimo, ma si assicurerà un collocamento vantaggioso nell’economia mondiale».
Il Novoje Wremia, dopo aver constatato che l’Inghilterra approva questa partecipazione, aggiunge che la Russia ha già acconsentito, dal canto suo, a lasciar passare il corpo di spedizione giapponese attraverso il territorio russo sino ad Arcangelo.
 
Nelle Colonie
Un telegramma da Nairobi (Africa orientale inglese), in data 15 dicembre, annuncia che le navi inglesi bombardarono Dar-es-Salaam (Africa orientale tedesca) producendo gravi danni alla città ed avariando gravemente tutte le navi tedesche che si trovavano in quel porto. Esse fecero prigionieri 14 europei e 20 indigeni ed ebbero un morto e 12 feriti. Dar-es-Salaam, sull’Oceano indiano, sede del governatore dell’Africa orientale tedesca, era già stata bombardata il 15 agosto dall’incrociatore inglese Pegasus, che ne distrusse la potente stazione radio-telegrafica della portata di 600 miglia marine. Due aviatori tedeschi sono andati il 5 gennaio a volare sul campo inglese stabilito presso Luderitz Bucht (nell’Africa Occidentale tedesca, occupata qualche tempo fa dagli inglesi) ed hanno lasciato cadere bombe, senza alcun risultato.
Si annunzia ufficialmente che le forze dell’Unione sud-africana (anglo-boera) hanno occupato Schuitdrift il 5 gennaio. Cinque uomini sono rimasti feriti. Le truppe tedesche dell’Africa sud-occidentale si sono ritirate al di là del fiume Orange, sulla riva settentrionale, dopo aver distrutto tutti i pontoni ed i battelli. Il  governatore dell’Africa occidentale francese telegrafa, che i tedeschi con grandi forze attaccarono violentemente Edea, nel Camerun, a sud-est di Duala. Essi furono respinti con perdite considerevoli; 20 europei e 54 tiragliatori furono trovati sul terreno. I francesi si impadronirono di una mitragliatrice e di 50 fucili. Le perdite dei francesi furono minime.
 
Necrologio della guerra
Annunziasi che il capitano Walter Lawrence della sezione aviatori dell’esercito inglese, è morto il 2 gennaio in Francia in un accidente del quale non si hanno molti particolari. Walter Lawrence, uno dei migliori aviatori dell’esercito inglese, era un italiano figlio unico del conte Falcioni, sposato con una inglese. Si era naturalizzato cittadino britannico, e desideroso di avventure si era arruolato nel corpo degli aviatori militari adottando un nome inglese. Quando scoppiò la guerra egli volò da Dover in Francia, rimanendo ivi fino al giorno della sua morte. Il mirabile coraggio del giovine ufficiale, che aveva soltanto 21 anni, gli aveva procurato in Francia la croce della Legion d’onore.
La scomparsa improvvisa dalla vita milanese dell’avvocato Luigi Majno ha prodotto profonda, penosa impressione, risentita in tutta Italia, dove l’eminente avvocato era conosciutissimo ed universalmente stimato. Nato a Gallarate nel 1852, studiò a Milano, poi a Pavia, dove si laureò, e svolse poi tutta la sua personalità di professionista e di uomo pubblico in Milano. Bella testa vigorosa dall’espressione leonina, dolci occhi azzurri serenamente buoni, una superiorità di spirito equilibrato prontamente percepibile, una geniale versatilità formata nelle più diverse discipline, rendevanlo immediatamente simpatico. Alla simpatia aggiungevansi la stima e la considerazione essendo egli ben noto per la specchiata rettitudine, la ripugnanza ad ogni forma di affarismo, la sincerità come avvocato e come pubblico amministratore, la profonda dottrina giuridica penale e civile, classica e contemporanea, l’amore alle belle lettere ed alle belle arti, alla storia ed alla filosofia. Era, si può dire, un uomo completo, nel miglior significato della frase. Nei consigli del comune di Milano, nella carica di assessore, come deputato del II collegio dal 1900 al 1904, come presidente dell’ Umanitaria, consigliere della Cassa di Risparmio, della Congregazione di Carità, presidente della Scuola del Libro, rettore, da ultimo, dell’ Università Bocconi, ed in tanti altri uffici erasi fatto notare per la coscienziosità, il lucido senno, la competenza, e sempre per la sua bontà. Le inclinazioni dello spirito e del sentimento come lo avevano fatto rifuggire dalle forme del radicalismo ufficiale, lo avevano spinto al socialismo per ciò che ha di umano, di buono, di mite questa dottrina. Non volle continuare nella carriera parlamentare perchè, come ha ben detto in un suo sincerissimo elogio il senatore Luigi della Torre, «non poteva essere sedotto dalle adattabilità reputate necessarie nella vita parlamentare»; e diede tutta la sua operosità zelante alle istituzioni cittadine dove più sicura, forse, è la schiettezza e più efficace il consiglio. Restano di lui memorie giuridiche ed amministrative di molto pregio; notevole il suo Commento al nuovo Codice penale, acuto studio critico su quel sistema penale, oramai in molta parte decaduto, sul quale la scuola democratica Zanardelliana credette erigere un monumento di scienza legislativa già vecchio appena poté nascere. Milano ha reso a Luigi Majno domenica funerali imponenti: il partito socialista vi è intervenuto in massa con bandiere, musiche, stato maggiore e milizie; ma la solennità non provenne da questo, bensì dal fatto che vi era anche tutta la Milano senziente, pensante, operante, sicura – nell’omaggio a Luigi Majno – di non andare confusa con altre interpretazioni di partito, giacché Majno, se fu apertamente socialista, non si inspirò mai nella vita ad esclusivismi di parte.
  Parlò primo al cimitero Giuseppe Marcora, come presidente della Camera, come amico da anni del Majno, come interprete di un sentimento unanime superiore ai partiti, tanto più espressivo in quanto attestato da un cosi caratteristico e classico rappresentante della Democrazia Lombarda, nell’ immenso corteo da tutti notato per lo stile della sua figura, per la imponenza della sua canizie ed anche perché l’unico, in mezzo a quella densa moltitudine, col capo coperto dal tipico cilindro, sparito oramai dalle forme rappresentative della vita cittadina !
– Dell’illustre compositore ungherese Carlo Goldmark, morto a Vienna e tanto conosciuto ed apprezzato in Italia, abbiamo parlato nel numero scorso.
– Sulla fede, pare, di giornali svizzeri, i giornali italiani – compreso il nostro – hanno parlato del defunto patriota romano Augusto Silvestrelli, dicendo che fu già ministro d’Italia a Berna. Il defunto non appartenne mai alla diplomazia, alla quale, invece, appartiene il vivente comm. Giulio Silvestrelli, che fu appunto a Berna, poi a Madrid e ad Atene.
– Il prof. Rodolfo Renier, morto a Torino l’ 8 gennaio, fu un insigne maestro della storia e della critica letteraria, alla quale in quaranta anni diede lavori altamente apprezzati. Dal 1874 ad oggi gli scrittori più eccelsi e i meno noti di ogni epoca letteraria ebbero il tributo della sua acuta ricerca; e alla letteratura contemporanea dedicò saggi ricchi di materiale prezioso per osservazioni e giudizii come quelli su Barrili, Capuana, D’Annunzio. Aiutato da speciale attitudine allo studio delle lingue indagò sulle letterature straniere, sia nelle opere dei classici come dei moderni e dei contemporanei scrivendone con dignità e con pregio. Ebbe inoltre il merito, notevole per la rinnovazione degli studi letterari in Italia, di aver fondato e diretto, prima con Arturo Graf, poi con Francesco Novati, il Giornale Storico delta Letteratura italiana, che forma una grande impresa e un documento autorevole della rinascita e del rigoglio di tali studi per molto tempo trascurati e negletti. Egli era nato a Treviso l’11 agosto 1857, ed apparteneva da un trentennio all’Università di Torino.
– La guerra franco-tedesca del 1870-71, alla quale l’attuale così poco somiglia sia per l’idealità sia per il metodo, ebbe un pittore ufficiale, storico, di bella fama, Anton von Werner, morto ora a Berlino, a 72 anni. Egli in quella campagna seguì il principe imperiale tedesco, Federico Guglielmo, e nei suoi grandi quadri fissò con molta efficacia e verità avvenimenti storici come l’incontro di Napoleone e Bismarck, l’assalto delle colline di Spichern, la proclamazione dell’Impero a Versailles, gli episodi di Weissenburg, il Congresso di Berlino, ecc.; quadri monumentali, in cui tutto è chiaro, visibile, dettagliato, poco graditi ai moderni, che però riconoscono ora nei necrologi meriti e valore storico a quel genere di pittura. Il vecchio pittore avrebbe voluto anche quest’anno seguire da pittore di battaglie, la grande guerra, ma non poté per l’età e perché malato. Tutto quello che poté fare fu di protestare presso l’Accademia di San Luca, di Roma, di cui era membro da 20 anni, contro l’insurrezione degli artisti romani protestanti per il bombardamento della cattedrale di Reims.
– A Zagabria, a 83 anni, Giovanni de Zaitz. fecondo musicista croato, allievo del Conservatorio di Milano, dal 1856 al ’59 sotto il maestro Lauro Rossi. Lascia ben 470 composizioni, tra cui sinfonie, canzoni, ballabili, messe e 17 opere delle quali a Fiume furono rappresentate con successo : La sposa di Messina e Adelia. Recatosi a Vienna vi scrisse I lazzaroni di Napoli, La mano di Koissy, Un appuntamento in Isvizzerà, Il tribunale del distretto, Il ratto delle Sabine, Amore prigioniero, e quasi tutte ebbero vive accoglienze in vari teatri viennesi. Ritornato ad Agram, ove fu direttore del Conservatorio e direttore d’orchestra, scrisse Mislaw, Ban  Leqet, Nikola Subic Zriniskì, Lisinka, Pan Twardowsky o Il falso polacco.