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 1915  gennaio 17 Domenica calendario

L’Almanacco

Che cosa sono gli articoli generali del calendario.

Nel primo numero di quest’anno ho esposto le nozioni fondamentali relative alla durata dell’anno, aggiungendo notizie storiche intorno alla riforma gregoriana del calendario. Oggi vengo alla seconda parte dell’argomento, cioè alla spiegazione dei cosiddetti «articoli generali del calendario». Naturalmente mi limiterò alle nozioni essenziali, per non uscire dai limiti della brevità e della discrezione.

Sotto la denominazione suddetta si comprendono di solito i seguenti dati: relazioni cronologiche, elementi del computo ecclesiastico (cioè numero d’oro, epatta, ciclo solare e lettera domenicale), indizione romana, lettera del Martirologio, feste mobili, quattro tempora, ingressi del Sole nei segni dell’eclittica, fasi lunari, epoche dei perigei e degli apogei lunari, eclissi solari e lunari, passaggi di Mercurio e di Venere sul disco solare.

Cominciando dalle relazioni cronologiche, bisogna stabilire dapprima che cosa sia precisamente l’èra cristiana o volgare.

Nei primi secoli della Chiesa si seguitò per lo più ad usare la numerazione romana degli anni, a partire dalla fondazione di Roma (ab urbe condita). Tuttavia avevano corso anche altre maniere di computo: per esempio, alcuni contavano gli anni a partire dalla persecuzione dei Cristiani sotto Diocleziano, mentre gli Spagnuoli partivano dall’epoca della conquista del loro paese fatta dai Romani, e nell’Impero d’Oriente era rimasto in uso il sistema delle Olimpiadi. In conseguenza di ciò si era determinato a poco a poco, nel computo degli anni, un certo stato di confusione.

A porvi rimedio pensò un monaco scita, priore di un convento romano, Dionisio detto il  piccolo per la sua bassa statura (Dionisius exiguus). Egli propose, verso l’anno 527 del nostro computo attuale, di introdurre un’èra cristiana, cioè propose di numerare gli anni a partire dall’epoca dell’incarnazione di Gesù Cristo, epoca che egli credette di poter fissare al 25 marzo dell’anno 753 dalla fondazione di Roma.

La proposta dionisiana fu accettata nell’anno 607 dal Papa Bonifazio IV e sùbito dopo entrò in uso in Italia e in Francia e poi, poco per volta, anche negli altri paesi del mondo civile romanizzato; però nel Portogallo tardò a esser adottata fino al 1415.

Più tardi fu messo in chiaro dà diversi, per esempio da Keplero nel 1606 e nel 1613, che Dionisio aveva sbagliato di 5 anni nello stabilire la sua èra, cioè che l’epoca della nascita di Cristo si deve ritener anteriore di 5 anni al principio dell’èra volgare. Ma questo fatto ha, per fortuna, un’importanza secondaria, perché l’epoca che si assume come punto di partenza per contare gli anni è per natura sua affatto arbitraria e convenzionale.

La data del 25 marzo scelta da Dionisio come principio dell’anno (ab Incarnatione) non fu adottata dappertutto, ma a tale scopo si introdussero altre epoche, e per esempio si faceva cominciar l’anno a Natale (25 dicembre), numerandosi così gli anni a Nativitate. In Francia e in Inghilterra, poi, dapprima si principiò l’anno al 25 dicembre e più tardi al 25 marzo, mentre in Germania si fece il mutamento in senso inverso. In altri paesi restò in vigore l’uso romano di cominciar l’anno col 1° gennaio, e a questo sistema si finì per ritornare dappertutto, però a epoche diverse secondo i diversi paesi. In Francia il principio dell’anno col 1 gennaio fu stabilito per legge nel 1566 ; nei Paesi Bassi nel 1575; nella Scozia nel t599; in Inghilterra solamente nel 1752. In altri paesi l’uso si stabilì da sé poco per volta, per esempio in Germania e nella Svizzera nel corso dei secoli XV e XVI.

Sembra che i nomi romani dei dodici mesi siano rimasti sempre rispettati, sebbene Carlo Magno avesse voluto mutarli con altre denominazioni di radice germanica.

Per incidenza possiamo notare qui che già alla fine dei secoli XVII e XVIII, come pure alla fine del secolo XIX, si disputò oziosamente se l’anno secolare (cioè rispettivamente l’anno 1700, 1800 e 1900) fosse l’ultimo del secolo vecchio, oppure il primo del secolo nuovo. Tutte e tre le volte si concluse – cosa manifesta dietro l’uso del linguaggio e tutte le analogie – che l’anno secolare è l’ultimo del secolo che termina e l’anno 1 è il primo del secolo che comincia.

Vedute queste cose intorno all’èra volgare, passiamo alle relazioni cronologiche.

Con questa denominazione si designano certi dati che servono a stabilire la corrispondenza tra l’anno corrente dell’èra volgare e alcuni principali computi cronologici che partono da un’origine diversa. Per esempio, si legge che l’anno 1915, dal 21 aprile in poi, corrisponde all’anno 2668 dalla fondazione di Roma secondo Varrone.

Ora qui si presenta sùbito una domanda essenziale, cioè come sia possibile di connettere fra loro le diverse ère successivamente usate nei tempi storici. In questa materia la Cronologia riceve lume dall’Astronomia, la quale le somministra dati sicuri per discernere il vero frammezzo alle oscurità, alle discrepanze, agli eventuali errori degli storici e dei cronisti.

Vediamo, per esempio, come si possa stabilire che l’epoca assegnata da Varrone alla fondazione di Roma, che è verso la fine del terzo anno della sesta olimpiade, corrisponde all’anno 753 a. C. Uno dei modi con cui il problema fu risoluto è il seguente.

Polibio, Plutarco e Tucidide fanno menzione di un’eclisse lunare che segnò la disastrosa fine dell’impresa degli Ateniesi contro Siracusa, e Diodoro aggiunge che ciò avvenne al principio del quarto anno della olimpiade 91. Questo è l’anno 364 a partire dall’èra delle olimpiadi, essendo ciascuna olimpiade composta di 4 anni: ora fu riconosciuto, per mezzo dei calcoli astronomici, che l’eclisse lunare ricordata dagli storici non può esser altro che quella che risulta avvenuta il 27 agosto del 413 a. C., eclisse che appunto era totale per Siracusa. Dunque il primo anno della prima olimpiade corrisponde all’anno 776 a. C., e per conseguenza il terzo anno della sesta olimpiade (che è l’anno 23 dall’èra delle olimpiadi) corrisponde all’anno 754 a. C., Questo significa che il suddetto anno va dall’estate del 754 all’estate del 753, perché l’anno greco principiava verso il solstizio estivo. Dunque la fine di quell’anno corrisponde alla primavera del 753 a. C.

Tra le relazioni cronologiche la più importante per gli scopi della Cronologia è quella del periodo giuliano. Questo è un periodo di 7980 anni (prodotto dei tre numeri 28, 19 e 15, che hanno, come vedremo, un significato cronologico), inventato dal dotto francese Giuseppe Scaligero (1540-1609) e da lui chiamato giuliano perché composto di anni giuliani, secondo alcuni, e secondo altri in onore di suo padre Giulio Cesare Scaligero (Della Scala), medico padovano che emigrò in Francia (ad Agen) nel 1529 e si occupò di filosofia e di botanica.

Il primo anno (cioè l’anno l) del periodo giuliano è anteriore a tutte le date storiche ben accertate; esso corrisponde al 4713 a. C. nella notazione dei cronologisti ed al –4712 in quella degli astronomi. La designazione di un dato anno col numero che gli corrisponde nel periodo giuliano esclude ogni dubbio proveniente dalla diversità delle ère e rende chiari, facili e ordinati i computi cronologici.

Bisogna notare, a tal proposito, che nella Cronologia gli anni si numerano correnti e non revoluti, e si usano i numeri cardinali invece dei corrispondenti aggettivi ordinativi. Così si dice «l’anno 1915» e non «l’anno millesimo novecentesimo decimoquinto», precisamente come si dice, per esempio, «il giorno l5» del mese e non «il giorno quindicesimo» (con la sola eccezione del primo giorno del mese).

In conformità di ciò i cronologisti chiamano «anno 1 dopo C.» il primo anno dell’èra volgare, anno che corrisponde al 4714 del periodo giuliano, ossia 754 di Roma secondo Varrone, e chiamano «anno 1 a. C.» l’anno immediatamente anteriore, cioè l’anno 753 di Roma. Invece quest’ultimo è chiamato «anno zero» dagli astronomi, i quali nel contare in senso retrogrado gli anni anteriori all’anno zero usano i numeri negativi –1, –2, ecc.

Così gli anni 1, 2, 3 a. C. dei cronologisti coincidono rispettivamente con gli anni 0, –1, –2.... degli astronomi. Ne segue che per gli anni a. C. i numeri dei cronologisti superano sempre di una unità i numeri degli astronomi. Per gli anni dopo C. non c’è discordanza.