L’Illustrazione Italiana, 17 gennaio 1915
Un progetto d’invasione aerea dell’Inghilterra nel 1803
Niente di nuovo sotto il Sole: il vecchio adagio latino non si è mai mostrato così vero come nell’epoca nostra. Allo sforzo di creare sempre del nuovo, facendo succedere ad ogni realizzazione progetti sempre più arditi, si aggiunge una curiosità intensa di ricercare nel passato le origini del presente, dando, ad ogni cosa dell’oggi, una specie di aristocrazia di antichi natali.
Non è strano quindi, che lo spaventoso cataclisma che colpisce ora una buona parte del nostro vecchio Mondo abbia fatto rifiorire le esumazioni guerresche.
La guerra attuale è la gran prova di collaudo di tutte le armi nuove dell’acqua e dell’aria: sottomarini, dirigibili ed aeroplani. Alle possibilità offensive e difensive d’un tempo, se ne aggiungono delle nuove. L’Inghilterra così fiera fino a ieri della sua proverbiale incolumità territoriale, vive sotto l’apprensione di una sorpresa della flotta aerea germanica.
Alcune ardite incursioni di aeroplani che vennero a lasciar cadere bombe sulle sue coste dimostrano come i suoi timori non siano del tutto infondati. Il raid aereo compiuto il giorno di Natale da sette idrovolanti inglesi i quali attaccarono, bombardandolo, il porto germanico di Cuxhaven, hanno dimostrato ancor più quali possano essere gli effetti della nuova armata dell’aria, che non conosce limiti nelle sue audacie.
Non senza ragione, ogni sera, Londra si ammanta di oscurità spegnendo e velando i suoi lumi, onde diventare il più che possibile invisibile agli attacchi aerei. Nessuno però dubiterebbe che cent’anni fa, la stessa Inghilterra pur allora impegnata in un’altra titanica lotta, nella guerra implacabile contro la potenza di Napoleone, temesse per un momento un’invasione aerea del suo territorio, per opera di quelli che sono i suoi alleati di oggi.
Il noto storico inglese A. M. Broadley, nel suo classico libro: Napoleon and the Invasion of England, accenna ad alcuni di questi progetti. Essi ebbero in Francia, specialmente nel 1803, grande popolarità ed un numero grandissimo di ferventi sostenitori.
L’iconografia popolare si sbizzarrì alquanto in proposito, e sono giunti fino a noi parecchi curiosi disegni editi in quel tempo. Tra questi ne ho scelto uno specialmente interessante. Il progetto consisteva nella costruzione di 100 grossi palloni capaci di portare a bordo una trentina di uomini armati. La spesa totale prevista non doveva superare le 300.000 lire. Le correnti aeree, che ad una certa altezza, attraversano la Manica, avrebbero spinto la flotta aerea sopra le coste inglesi. Nello stesso tempo un grandissimo numero di barche doveva trasportare il grosso dell’esercito per via acquea.
L’ideatore del progetto muniva i palloni di bombe, le quali dovevano essere lasciate cadere sulle navi inglesi, impedenti lo sbarco dell’esercito napoleonico, e sulle coste, prima di atterrare. L’autore concludeva: «essere impossibile che l’Inghilterra potesse resistere contro un attacco contemporaneamente proveniente dalla terra, dall’aria e dall’acqua».
Il progetto, come del resto altri consimili, non ebbe seguito. Napoleone non ebbe mai soverchia simpatia per l’aereonautica militare, tantoché fin dal ritorno della campagna di Egitto, aveva sciolto quella compagnia, creata da Coutelle nel 1794, che aveva reso notevoli servigi nelle guerre della Grande Rivoluzione.
L’uomo dal genio multiforme, fu uno scettico nei riguardi delle nuove invenzioni. Come dubitò sulle armi dell’aria, così respinse l’immortale Fulton che gli portava il progetto del primo battello a vapore.
Il pubblico inglese, però si commosse del progetto francese, e vi furono molti che credettero, allora, seriamente ai pericoli di una invasione aerea. I giornali dell’epoca se ne preoccuparono e numerose furono le proposte dei mezzi di difesa da adottarsi. Si era in un’epoca in cui la potenza napoleonica sfolgorava con il massimo del suo chiarore, e vi erano molti che credevano tutto possibile per quell’Uomo, perfino l’impossibile.
Dovevano passare più di cent’anni, perché il timore d’un tempo, presto sopito e dimenticato, si trasformasse in realtà.
Gli odiati avversari d’allora sono diventati i fedeli alleati dell’oggi, gli alleati l’implacabile nemico. Così ha voluto la Storia, nel suo continuo fluttuare di genti e di eventi.