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 1915  gennaio 17 Domenica calendario

Noterelle Letterarie

La Casa Editrice S. Lapi di Città di Castello pubblica una nuova Collezione di Classici italiani con note, diretta da Pietro Tommasini Mattiucci, meno costosa degli Scrittori d’Italia, di Laterza, e più corretta, certo, di quella milanese degli Immortali. La collezione incomincia con La caccia di Diana e le Liriche di Giovanni Boccaccio, a cura di A. Massera. Vengono poi, una raccolta dei Poeti Umanistici maggiori, a cura di L. Grilli, le Liriche del Manzoni, a cura di A. Momigliano, un volume di Novelle scelte del Trecento, a cura di G. Morpurgo, un’antologia di Gemme di prosa narrativa del Cinquecento, a cura di G. Federzoni, La Virginia di V. Alfieri, commentata, con un’introduzione sul pensiero politico dell’ Autore da F. Bernini, e I Sonetti di Folgore da San Gimignano, a cura di F. Neri. Tutti i volumi sono ottimi e compilati con severo rispetto dei testi. C’è da augurarsi che trovino lettori; per quanto queste collezioni di Classici che più o meno si somigliano, se non nel metodo, nel disegno, comincino forse a eccedere i limiti su cui può contare la diffusione della buona cultura in Italia.
Ferdinando Paolieri pubblica presso la Libreria Editrice Internazionale di Torino un volume di Novelle Toscane: toscane veramente per gli argomenti, per lo stile, per la lingua. Il Paolieri, cacciatore appassionato, predilige la vita della campagna a quella della città: e dalla campagna – sieno gli immediati dintorni di Firenze, i colli dell’Impruneta cosi ricchi di luci e di colori, o la selvaggia pianura maremmana – si compiace di trarre i motivi della sua arte. D’una versatilità che tocca l’irrequietezza, il Paolieri ha cantato la campagna in ottave sonanti, ne ha rievocato i tipi e i costumi, le credenze e i pregiudizi in commedie fresche e vivaci, ne ha riprodotto gli aspetti in tele luminose. Ora nelle Novelle toscane, intessute le più su motivi di caccia, attraverso il narratore agile, efficace, dallo stile vigoroso, dal vocabolario ricco, si rivela spesso il pittore, il poeta, l’osservatore felice che sa con pochi tratti dar carattere a un tipo.
L’editore Formiggini continua intrepidamente le sue collezioni. Nei Profili ad una lira sono entrati Baudelaire, Marziale e Rossini : e così gli eleganti Profili arrivano a 37. Fra i Classici del Ridere, prendono posto Machiavelli con la Mandragora ed altre commedie; e il signor di Voltaire con la famosa Pulcella d’Orleans, nella non meno famosa traduzione del Monti; e Oscar Wilde con due novelle stravaganti. Infine tra i Poeti del XX secolo, figura Severino Ferrari (che per vero al principio del XX secolo era scomparso) con un’Antologia dei suoi versi. Era forse meglio ripubblicarli tutti; e così i critici avrebbero risparmiato le critiche sulla scelta.
É uscito, presso il Perrella di Napoli, un nuovo volume di Salvatore di Giacomo. Si intitola Luci ed ombre napoletane e contiene i seguenti importanti studi: Antiche taverne; Il Quarantotto; Piedigrotta; La San- felice; I Bianchi della Giustizia; La prigionia del Maimo; La scuola di Posillipo. Così il valente scrittore napoletano passa dalla poesia alla novella, e dalla novella alla storia aneddotica.
Nei Racconti del bivacco di Giulio Bechi, pubblicati ora dai Treves, il Secolo si rallegra di trovare di nuovo il narratore spigliato e brioso di certi precedenti volumi di scene e di costumi militari. «Questi nuovi racconti, che in gran parte traggono argomento dalle nostre campagne d’Africa, in Libia e in Eritrea, non hanno grandi pretese e si leggono volentieri; sono tutti dal più al meno un po’rosei; ma l’autore non tocca soltanto la nota eroica e sentimentale; e quando lo fa, lo fa senza forzarla, con semplicità, con naturalezza; ma egli vede anche il lato comico della vita militare, specie in guarnigione; e considerandolo con qualche indulgenza ne trae motivo di garbate arguzie, di ironie che non feriscono.»
      Numero, la brillante rivista umoristica settimanale di Torino, diretta dal valentissimo Golia, è entrata nel secondo anno di vita. Il N. 53, primo del 1915, è dedicato all’almanacco e riproduce in felicissimi disegni di Boetto le caricature di tutti i sovrani d’Europa nonché quella del presidente Wilson, con graziosi ed arguti versi satirici di Vittorio Bravetta. Dallo scoppio della guerra Numero è divenuto popolarissimo e non solamente a Torino. Vi collaborano oltre che Golia i più geniali artisti della caricatura quali il Sacchetti, lo Scarpelli, Aldo Mazza, Majani, Angoletta, Boetto, e anche alcuni giovani meno noti ma che promettono di diventare notissimi tra breve.

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Herr e Frau Moloch è un romanzo scritto da Marcel Prévost alcuni anni addietro; ma chi lo legge oggi, nella traduzione italiana che ne pubblicano i Treves (L. 3) può crederlo recentissimo : quale l’autore avrebbe potuto concepirlo e svolgerlo dopo lo scoppio della guerra europea. Il Prévost – che già in un altro romanzo, gli Angeli custodi, presentò un tipo di istitutrice tedesca che parve inverosimile, perché ha una missione di spionaggio e la compie rubando a un ministro i piani della navigazione aerea – ha saputo penetrare nello spirito germanico al punto che certe pagine del romanzo di cui ci occupiamo assumono di fronte agli avvenimenti odierni un sapore profetico. Il Prévost ha simboleggiato l’essenza di un tale spirito in pochi tipi che popolano una piccola Corte di Turingia, un minuscolo principato che ha potuto conservare una larva d’indipendenza grazie alle gloriose tradizioni della famiglia che lo regge. L’avventura sentimentale del precettore francese con la principessa tedesca è il pretesto dilettevole grazie al quale l’autore delinea e mette in rilievo il dissidio irrimediabile fra l’anima teutonica e fiamma latina.
Il romanzo, qua e là caricaturale, non è irriverente né ingiusto; il Prévost non ha avuto bisogno di ricorrere a calunniose invenzioni per ottenere l’effetto prefissosi : si è limitato a rievocare parole e gesti che sono familiari ai tedeschi odierni: a certi tedeschi; alla maggioranza : ma non a tutti; e non ha avuto timore di rendere omaggio alle loro buone qualità. Di fronte alle nuove generazioni inorgoglite dalle vittorie militari ed economiche che nutrono propositi di aggressione e di dominazione su tutto e tutti, egli ha posto la generazione che con la guerra del ’70 consacrò l’unità germanica e creò la grandezza della patria tedesca. Di fronte al principe che si preoccupa di invitare il suo inquieto imperatore, e il conte di Marbach che impersona il militarismo prussiano, egli ha posto i coniugi Moloch: lo scienziato rivoluzionario che non ha paura di condannare ad alta voce le infamie dei pangermanisti, e sua moglie, dolce, affettuosa, sentimentale, il tipo classico della donna tedesca, compagna sommessa e fida del marito, regina nella sua casa...