Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1915  gennaio 17 Domenica calendario

Corriere. La prigionia del cardinale Morder e la sua pastorale. Papi e cardinali imprigionati da Napoleone. Sabatier e le sventure del Belgio. L’eroismo garibaldino in Francia. Umberto Cristini. La predica di Wilson all’Europa e la neutralità dell’Italia. Il successo del prestito nazionale. La guerra e i libri. L’abolizione dell’assenzio in Francia. Il terremoto.

Si può ben dire che, questa settimana, l’avvenimento guerresco più clamoroso è stato l’arresto a Malines del cardinale arcivescovo Mercier, primate del Belgio. Tutto il mondo ne è stato messo a rumore. Ma, in realtà, lo hanno o non lo hanno arrestato? Le cose, pare, sarebbero andate cosi. Il cardinale Mercier prima di Natale dettò una delle sue consuete pastorali, le quali sono, in certe date ricorrenze dell’anno, press’a poco come i discorsi dei procuratori generali per l’inaugurazione dell’anno giuridico. Si riportano sugli avvenimenti più recenti e più gravi. Poteva il cardinale arcivescovo di Malines, primate del Belgio, belga di nascita egli stesso, passare sotto silenzio le condizioni straordinariamente eccezionali della sua Patria? Sarebbe stato inverosimile. O non fare la consueta pastorale natalizia, o, facendola, occuparsi della condizione presente del Belgio onde tutto il mondo è commosso.
E la pastorale uscì con un quadro dei più toccanti sulla condizione della patria, del popolo belga; le odiosità, le violenze della occupazione straniera erano messe in rilievo; ai belgi era consigliato di non acconciarsi mai alla tedesca dominazione, era inculcato loro di serbare in cuore la fede per la patria belga, la devozione al re Alberto, solo sovrano legittimo e difensore dell’onore dei belgi. Aveva forse torto a dire ciò, a raccomandare ciò l’eminentissimo Mercier? No certo. Non aveva egli veduto coi propri occhi la desolazione della sua patria, la devastazione delle sue chiese?... Inoltre va notato che per i belgi l’occupazione tedesca non rappresenta solamente la violenza soldatesca straniera – come poté essere per noi quella austriaca specialmente dal 1849 al 1859 – ma rappresenta anche la violenza religiosa. In un paese dove per le lotte di religione sono stati versati, nei secoli, torrenti di sangue e sono state scritte le pagine più crudeli della storia, la sensibilità che move dalla fede religiosa è delle più delicate.
I belgi sono ferventi cattolici, nella loro grandissima maggioranza; le loro magnifiche chiese parlano un sentimento religioso altissimo; le splendide vetrate a colori della loro santa Gudula, in Brusselles, celebrano i portenti delle sacre ostie miracolose, e tutto il popolo della capitale belga è acceso da quella fede... E l’occupazione tedesca del Belgio è occupazione di protestanti, di luterani, di nemici storici della fede del popolo belga!... Bisogna tenere conto di questi elementi per comprendere tutta la indignazione dei belgi, e dei loro attuali alleati per le misure di rigore prese dall’autorità militare tedesca contro il cardinale Mercier e contro quei sacerdoti belgi che, dopo il capo d’anno, eransi dati a diffondere regolarmente la requisitoria episcopale. Il cardinale Mercier, del resto, non sarebbe propriamente stato arrestato – sarebbero state messe delle guardie al suo palazzo in Malines nel tempo in cui egli sarebbe stato sottoposto ad interrogatori intorno alle ragioni ed alla forma della sua pastorale, che egli, da ultimo, sarebbe stato indotto a far togliere dalla circolazione.
Ora essa è un nuovo documento prezioso per la storia di questa gran guerra. I giornali inglesi la riproducono a colonne; sono protestanti, anche gl’inglesi, ma il documento cattolico è prezioso nelle loro mani, e si propongono di diffonderlo a milioni di copie, in questa guerra che si combatte coi pamphlets oltre che con le bombe; e la diffondono a milioni di copie anche i francesi, che in questi ultimi tempi hanno usato tutt’altro che riguardi alla religione, ai vescovi, ai cardinali, e che nella storia contemporanea hanno, auspice la gran rivoluzione ed il grande Bonaparte, la prigionia di due Papi – il primo dei quali. Pio VI, morì appunto loro prigioniero a Valenza – e l’altro, Pio VII, scontò a Savona ed a Fontainebleau sei anni di prigionia per la sua eccessiva bontà e arrendevolezza verso la Francia di Napoleone I, e mentre egli era prigioniero, tutti gli eminentissimi cardinali – la maggior parte delle più nobili famiglie italiane, che allora davano largo contributo di vite alla Chiesa – erano accantonati chi qua, chi là, per il mondo, a domicilio coatto!...
La dominazione straniera, sia tedesca o sia francese, o britanna, non ha, non può avere, sempre, che le medesime forme – perché è una coercizione. Lord Kitchener, l’attuale organizzatore della poderosa resistenza militare imperiale della Gran Brettagna, quando, assogettando l’Egitto arriva a Cartum, e sente che il famoso Mahdi è già stato ucciso prima del suo arrivo, e seppellito – ne fa diseppellire il cadavere, e lo fa fucilare di nuovo per terrorizzare lo spirito ribelle dei mussulmani!... Il fatto è ricordato tuttora con spavento dai mussulmani dell’Alto Egitto, e la duchessa Elena d’Aosta nel suo suggestivo volume di Viaggi Africani non ha potuto esimersi dal raccoglierne la sensazione!
Ma chi ricorda «ieri?» Viviamo nell’«oggi» di impressioni momentanee, fuggevoli, susseguentisi tumultuariamente; e ci commoviamo, giustamente, per il cardinale arcivescovo Mercier. il quale, a vedere la sua Patria così desolata, non ebbe, né era presumibile che potesse avere, la cristiana rassegnazione del cesenate cardinale Barnaba Chiaramonti, vescovo d’Imola, che vedendo arrivare nel 1797 i francesi – i quali rubavano, saccheggiavano, con grande piacevolezza, però, e romorosa allegria – pubblicò una pastorale piena di sentimento conciliativo, nella quale era detto che la Chiesa non doveva avere ripugnanza per forme nuove di governo, fossero pure repubblicane e forastiere. L’eminentissimo Chiaramonti, entrò, lì per lì, nella grazia dei francesi e di Bonaparte; e nel 1800 contribuì forse questo suo precedente di arrendevolezza a farlo eleggere Papa Pio VII; poi venne l’ora anche per lui, come ho detto, di essere trascinato prigioniero, con quasi tutti i cardinali! Fra i quali era anche un Litta, il cardinale Lorenzo, a rendere meno dura la cui sorte molto interessavasi il duca Antonio, gran ciambellano di Napoleone I re d’Italia. – Ma a che tanto vi interessate per quel cardinale? – gli chiese improvvisamente Napoleone. – Gli è che – rispose il duca Antonio – egli era già mio fratello ancora prima che la Maestà Vostra fosse mio Sovrano!...
Il duca Antonio cadde, da quell’istante, in disgrazia, ma i gran signori d’Italia trovavano contro la dominazione straniera, fosse pure napoleonica, il magnanimo sdegno come l’ha trovato ora il cardinale Mercier nel Belgio contro la dura occupazione teutonica!...
E poi che ci sono, nel Belgio, lasciatemi riprodurre qui la lucida sintesi che della resistenza dei belgi ai tedeschi ha fatto Paul Sabatier – l’insigne autore dei toccanti volumi sul Poverello d’Assisi – al presidente della Società Internazionale di Studi Francescani:

«Anzitutto io sono stato infinitamente felice che il vostro e mio amico Luzzatti abbia accettato la presidenza del Comitato Pro-Belgio. La nobile nazione belga è da compiangersi senza dubbio, ma è ancora più d’ammirarsi: le sofferenze passeranno, ma gli allori non appassiranno giammai. Essi sono andati incontro alla distruzione, all’annientamento più certo con una risolutezza, di cui non v’ha esempio nella storia, per l’onore di un principio, mentre che avrebbero potuto benissimo farsi largamente pagare il passaggio attraverso il loro paese e guadagnare cosi de’bei milioni sui soldati traversanti le loro contrade. Essi non hanno riflettuto un momento e si sono limitati a rispondere, senza esitazione, con un non possumus assoluto, di cui forse le altre nazioni non hanno ancora compreso il significato in tutta la sua ampiezza».


E notisi che nei documenti della guerra c’è una Nota della legazione francese di Brusselles che a nome del governo della Repubblica, offre, il 2 agosto, l’aiuto al Belgio di cinque corpi d’armata francesi…  poi è il Belgio, con la sua abnegazione e col suo eroismo, che salva Parigi dall’invasione tedesca!...

*

E lasciatemi esaltare ancora con giusto orgoglio d’italiano il valore disinteressato di quei nostri garibadini che in tre combattimenti memorabili, il 26 dicembre, il 5 e l’8 gennaio, hanno buttate spensieratamente le loro vite salvando, specialmente nell’ultimo combattimento, i loro fratelli d’arme francesi, sopraffatti da controattacchi germanici. Essi col loro spirito di sagrificio, col loro coraggio, col loro disprezzo della vita, portano nella dura guerra di trincea un elemento quasi nuovo. E caratterizzano la partecipazione italiana con quel sapore di «avventura» che è nella gloriosa tradizione garibaldina, e che dà ai valorosi gli atteggiamenti di artisti.
Una figura singolare in questo quadro èpico è quella del sottotenente Cristini Umberto, ultimo fra gli eroicamente caduti, e del quale vedete il ritratto in questo numero. Era un giovine dalla vita avventurosissima, prodigata in tutte le quattro parti del globo, facendo un poco tutti i mestieri, tutte le professioni. In Francia, in Inghilterra era conosciutissimo, perché rotto a tutti gli sports. Fu uno dei primi banditori della lotta giapponese. Quando il boxe venne in voga, apparve elegantissimo e formidabile boxeur: fu il manager di rinomati pugilatori e seguì anche Carpentier. Praticissimo del massaggio, dovette a ciò, nel momento, ora, di arruolarsi, un curioso equivoco: fu immatricolato come maggiore-medico. Egli obbiettò che per ammazzare la gente in guerra, bastavano le pallottole e gli shrapnells, e che egli non se la sentiva di aggiungervisi come specialista. Ci volle del tempo, tuttavia, a mutare quel brevetto nell’altro di sottotenente, che gli ha valso la gloria di cadere con una palla nel petto – forse il suo sogno!... Perché sono così questi baldi giovanotti, che vanno alla guerra essenzialmente per uno squisito spirito romantico. Ho qui una cartolina da Nizza di uno di loro, voluto accorrere, la settimana scorsa, quand’era appena tornato dalla Libia, dove aveva fatto per oltre due anni il suo servizio di sott’ufficiale.
Ma perché partire?... – «Sono stato in Grecia, in Albania, in Libia, voglio andare anche in Francia» – ed è andato!... La sua cartolina dice: «Sono passato! proseguo per Avignone!... Evviva!...». Quando, quarantaquattro anni fa, proprio di questi giorni, un giovinetto, mio intimo conoscente, abbozzò qualche cosa di simile, gli arrivò, strada facendo, un ufficiale garibaldino a prenderlo per le spalle e farlo tornare indietro, con tanto di telegramma di un colonnello garibaldino che diceva: «torna indietro: non si deve andare». E l’ordine di non andare era di Mazzini, che, nel gennaio del 1871, dissentiva profondamente da Garibaldi, prevedendo l’inutilità del generoso sacrificio.
*

E avete letto il discorso detto in Indianopolis dal presidente degli Stati Uniti, dottor Wilson, intorno alla follia guerresca della vecchia Europa?... Eccone il punto culminante:
«Gettate un’occhiata sul mondo in fiamme e vedrete che soltanto l’America conserva la pace, e, fra tutte le grandi Potenze, solo l’America fa uso della sua forza per il suo proprio popolo, solo l’America si serve del suo grande carattere, della sua grande forza per la pace e per la prosperità. Tempo verrà in cui il mondo si volgerà verso l’America e ci dirà: «Voi siete gli uomini giusti e noi siamo i colpevoli, voi avete saputo restar padroni di voi stessi mentre noi abbiamo perduto la testa. Noi ora, vista la vostra forza e il dominio che avete saputo serbare su voi, dobbiamo rivolgerci a voi per farci consigliare ed appoggiare». Non sarà lontano il giorno in cui saremo chiamati i fortunati fra le nazioni e le colonne della giustizia».

Invece di mondo dite Europa, e dappertutto dove dice America leggete Italia, ed ecco un bel discorso della Corona se il Parlamento si aprisse e la neutralità continuasse come potrà continuare in America. Il dottor Wilson può parlare così perché è lontano mille miglia dai luoghi dell’incendio; ma noi ne siamo troppo vicini. Le azioni della neutralità sono in sensibile ribasso, e da un giorno all’altro… ma uno spettatore non deve far profezie!
L’Italia ha dati ora, per mille milioni che il governo le ha chiesti, mille e trecento milioni. Perché i pesi della situazione presente siano alleviati? Perché l’incendio già così vasto, si estenda con maggiore vigore?... Vedremo. Intanto l’Italia li ha dati, con sentimento di concordia, e con non dubbia fiducia!...
*

Fra gli effetti – multiformi e tutti meritevoli di studio – di questo incomparabile stato di guerra – vi è, fra le molte crisi, anche la crisi dei libri. Ma come?... Non si legge di più ?... E dubbio che si legga di più, quando si parla e si discute di più?... Si vive della quotidiana eccitazione, le menti si esaltano, si stancano in essa, e poco tempo rimane per i libri. Non si salvano che i giornali e i molti fogli e opuscoli d’occasione che trattano di guerra. In agosto era la febbre delle carte topografiche e delle bandierine delle nazioni. Oggi è passata anche questa. Chi riesce più a seguire le mosse di eserciti che si tengono gli uni gli altri per le spalle, e non si lasciano, e si trascinano e si abbattono insieme?...
Intanto i libri giacciono in disparte. Ecco una statistica inglese che vuol dimostrarlo:

«Mentre nel 1913 si pubblicarono in Inghilterra 12.537 volumi, nel 1914 sene pubblicarono soltanto 10.695. L’arresto subito è anche maggiore di quel che non appaia da queste cifre, poiché l’annata libraria si presentava sotto favorevolissimi auspicii e nei primi sette mesi il movimento editoriale era  stato notevolmente più intenso del corrispondente periodo del 1913. Inoltre, tutti i libri pubblicati fra il principio di agosto e la fine di dicembre hanno avuto ristrettissima circolazione con relativa diminuzione del numero di copie stampate. II numero dei romanzi stampati quest’anno fu di 2.112 in confronto dei 2.604 dell’anno scorso. Le opere religiose mostrano una diminuzione di 108 volumi, quelle educative di 80 volumi, quelle di carattere sociale di 222 volumi, quelle di filosofia e biografia di 202 volumi. Le opere intorno a soggetti artistici sono diminuite di 217 volumi e così via per ogni ramo di letteratura, di scienza, di studio. Soltanto – ripete anche la statistica inglese – i libri di carattere militare e navale sono in aumento: durante gli ultimi 5 mesi del 1914 ne furono pubblicati 402 in più del corrispondente periodo dell’anno precedente, e l’aumento continua».

Succede la stessa cosa per i giuocattoli: non s’incontra ragazzo che non abbia fra mano una sciabola od uno schioppo!...
Ma sunt mala mixta bonis!... Il presidente della Repubblica Francese ha firmato otto giorni sono il decreto che rende definitiva in tutta la Francia la proibizione, la vendita e la circolazione dell’assenzio e bevande simili ed un altro decreto che proibisce di aprire nuovi esercizi per la vendita di bevande alcooliche, liquori, aperitivi, eccetto quelli a base di vino a meno di 23 gradi alcoolici. In Russia lo Czar aveva già abolita la vendita della wodka. Ecco che dalla barbarie della guerra esce una vera conquista per la civiltà!...
13 gennaio

P. S. Stamane un terremoto improvviso ha scosso verso le ore 8 Roma, Ancona, Napoli, l’Italia Media e Meridionale, suscitando molto spavento, e facendo molte vittime  e gravi danni che non si conoscono ancora in modo preciso. Ecco una rottura di neutralità che riesce a tutti ben dolorosa.