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 1915  gennaio 10 Domenica calendario


Necrologio

– Illustre compositore, ben noto anche a Milano, dove nel 1887 fu festeggiatissimo quando fece rappresentare alla Scala la sua Regina di Salta – fu l’ungherese Carlo Goldmark, morto ora a Vienna a 83 anni. Figlio di un maestro di musica, distinto ma povero, segui per vocazione la carriera paterna, a Vienna fu allievo di Böhm come violino, poi frequentò quel Conservatorio. Aveva 16 anni, nel 1848, quando in Ungheria scoppiò la rivoluzione, e corse ad unirsi ai suoi patrioti a combattere per l’indipendenza magiara. Tornò a Vienna nel ’50 come violino nel teatro d’operette Arciduca Carlo, ma continuò con passione lo studio della composizione, studiando e lavorando appassionatamente per sette anni, associando agli studi musicali e letterari e filosofici e diventando anche critico d’arte; tutto ciò sfuggendo al rumore delle lodi e mantenendosi nella più dignitosa modestia. Solamente nel 1857 si decise a far eseguire al Musikverein di Vienna, un suo quartetto con pianoforte (ridotto poi a quattro mani), vari Lieders, una Ouverture, un salmo con cori. Furono altrettanti successi. Andò allora a Pest a dare lezioni ed a temprarsi ancora negli studi, facendosi applaudire in vari concerti, poi tornò a Vienna nel 1860, ed allora cominciò ad essere riconosciuto il suo grande valore anche in Germania. Diede allora un quartetto in si-bemolle, una bellissima Scribe per piano e violino, e l’originalissima Ouverture Sakuntala tratta da un poema indiano di Kalidana, eseguita a Milano dal Quartetto nel 1872, e popolarissima in Italia.
Pose mano nel l863 alla grandiosa opera Regina di Saba, vi lavorò attorno sette anni, mai soddisfatto, e finalmente ne vide il grande successo nel 1875 a Vienna, da dove passò per tutti i grandi teatri d’Europa: Torino e Bologna nel 1879, a Roma nel 1882, a Milano alla Scala nel 1887, diretta da Faccio e nel 1901 da Toscanini.
Lavorò ancora molto: sinfonie, Ouvertures, altre opere: Merlino (Vienna, 1886), il Grillo del Focolare (1896), di grande valore musicale, se non teatrale; e crebbe così la sua rinomanza che egli fu riconosciuto ed è ora rimpianto come una delle più belle e complete figure musicali contemporanee.

– Pure agli 81 era arrivato l’avv. Vittorio Poggi di famiglia savonese, ma nato a Torino, distinto archeologo e scrittore d’arte. Uscì dal collegio degli Scolopi in Savona, prese parte alle campagne nazionali del 1859 e del 1866; poi ebbe l’incarico governativo, nel 1881, di fondare un museo a Firenze, poi fu commissario alla Certosa di Pavia nel 1890, poi sopraintendente alle antichità e belle arti in Genova nel 1891, e docente nell’Università. Lascia molti volumi di arte e critica.

– Al Cesenatico, nella villa dove erasi da tempo ritirata, la già popolarissima attrice Celestina Martini, romana, vedova dell’attore Peracchi. Fu celebre principalmente per la sua rara bellezza e per il fascino del suo vivacissimo temperamento. Teobaldo Ciconi, preso dalle allettative di lei, la idolatrò, in un tumulto di passione che gli riuscì fatale, e per lei scrisse La statua di carne, lavoro in cui essa poteva porre in evidenza tutta la splendida armonia del suo corpo. Di lei Rasi ha narrato come nel 1860, recitando essa a Spoleto, alcune guide di Lamoricière le gettavano sul palcoscenico due mazzi di fiori. Ignara, ella li raccolse, il che provocò nel pubblico una reazione di sghignazzamenti. I militari francesi per rappresaglia la sera dopo le gettarono altri fiori: ma stavolta l’attrice li lasciò ov’erano caduti. Ne derivò una grande dimostrazione e la sera dopo il palcoscenico venne inondato di fiori.... italiani, mentre all’attrice veniva offerta una ghirlanda coi tre colori nazionali. Le venne inoltre dedicato uno stornello che cominciava così :
 

Bella fanciulla dai capelli neri,
rigetta i fiori che non han paese.
Son di gente venduta, di stranieri
cui l’obolo di Pietro fa le spese.
Rigettali agli eroi che, qui discesi
sono di Francia, ma non son francesi.


Sei anni dopo, a Milano, altri entusiasmi d’applausi suscitò declamando una poesia scritta per lei dal Ciconi e che cominciava così :

Lode a Dio negli eterni volumi
la solenne sentenza è segnata.
Di Lorena la stirpe esecrata
cader deve e, per Cristo, cadrà.


Recitò con la Sadowski, con Bellotti-Bon, col marito: erasi ritirata dalle scene nel 1880: ora aveva 85 anni.

– Professore insigne di geodesia e meccanica celeste a Palermo fu Adolfo Raffaello Venturi, fiorentino. A Palermo fu anche rettore dell’Università ed era preside da tempo del Circolo di cultura. Numerosissimi i suoi scritti di geodesia e di meccanica celeste. Era socio dei Lincei, e vinse il premio reale dell’Astronomia per lavori notevolissimi sulle perturbazioni dei piccoli pianeti. Aveva 63 anni.

– Augusto Silvestrelli fu operosissimo patriota romano; nel 1860 figura fra gli esiliati da Roma, ed è nel Comitato romano che presenta spade d’onore a Vittorio Emanuele ed a Napoleone III. Rientrò a Roma dopo il 20 settembre 1870; fu ministro plenipotenziario d’Italia a Berna. In Roma si rese benemerito delle Amministrazioni locali e degl’Istituti di beneficenza. Era parente del senatore ambasciatore Tittoni ed ebbe l’amicizia di re Umberto, che invitavalo volontieri a partite di caccia. Aveva 81 anni.

– A Milano, appena quarantenne, Angelo Poggi, musicista romano, autore di composizioni apprezzate. Un suo poema sinfonico – L’Orgia – fu eseguito alla presenza della Regina Madre, e un altro – Malombra – fu dedicato ad Antonio Fogazzaro. Scrisse l’opera Ero e Leandro, su libretto dell’avvocato Mario Piccinato e l’opera Omelia d’Abruzzo, che ebbe buon successo. Da tempo lavorava attorno ad un’opera di gran mole: Cleopatra. Fu anche direttore d’orchestra in principali teatri in Italia e all’estero.

– Ad Obermals (Tirolo), in età di 87 anni, Giovanni Federico de Sculte, celebre professore di Diritto canonico della Germania; autore, fra altro, della monumentale Storia della letteratura e delle fonti del Diritto ecclesiastico dopo Graziano, di trattati e varie edizioni di fonti canonistiche. Nel 1870, dopo la proclamazione del dogma dell’infallibilità pontificia, in seguito a rumorose polemiche uscì dalla Chiesa cattolica, abbandonò l’Università di Praga e passato a quella di Bonn fu uno dei fondatori della confessione dei «Vecchi cattolici» e partecipò poi anche alle grandi lotte del «Kultur- kampf» fra Stato e Chiesa in Prussia.

– A Vienna il prof. Enrico Noe di Iglau (Moravia), datosi fin da giovine con passione allo studio della lingua italiana di cui era profondo conoscitore. Studiato il sistema stenografico di F. S. Gabelsberger, ne pubblicò nel l863 un adattamento alla lingua italiana che ebbe notevole successo e diffusione. Compilò anche un Manuale della stenografia italiana. Aveva 80 anni.