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 1915  gennaio 03 Domenica calendario

Necrologio

• Onore – veramente – della cittadinanza milanese e del patriziato lombardo – come ha bene scritto il senatore Emanuele Greppi – fu il marchese Lodovico Trotti Bentivoglio, spentosi nella grave età di 86 anni nella villa D’Adda ad Arcore. Minore di soli tre giorni di Emilio Visconti Venosta – che da appena un mese lo ha preceduto nell’al di là e del quale fu intimo amico – il marchese Lodovico Trotti – nipote di Costanza Arconati e figlio di Antonio Trotti, patriota anch’esso, e della marchesa Giacomina Faa di Bruno, di cui il conte Arese diceva doverlesi una statua d’oro, perché aveva ricusato per la prima di ricevere in casa sua ufficiali austriaci, sebbene la madre del marito appartenesse ad una delle più illustri famiglie austriache, insignita nella persona del padre, conte Schafgoste, dell’ordine del Toson d’Oro – partecipò non ancora ventenne alla lotta delle Cinque Giornate, poi alla guerra come ufficiale nell’artiglieria lombarda. Dopo il rovescio di Novara peregrinò per il mondo in cerca di emozioni e di conforto. Collo zio Giacinto di Collegno rese omaggio in Oporto all’infelice Re Carlo Alberto, poi con Emilio Dandolo si spinse nell’interno dell’Africa fino a Kartum, barbara allora e quasi sconosciuta.
Tornato finalmente in patria, ove sposò nel l853 la contessa Elisa Passalaqua, che perdette dopo pochi anni di matrimonio, dovette allontanarsi, come Visconti Venosta, come altri, per la parte presa nel febbraio del ‘59 ai famosi funerali di Emilio Dandolo; corse in Piemonte e prese nuovamente servizio militare nell’esercito piemontese per la guerra del ‘59, e non rivide Milano che quando fu libera, ottenendo da Vittorio Emanuele il titolo di suo ufficiale di ordinanza, nel cui disimpegno ebbe missioni delicatissime che risultano dalla corrispondenza di Cavour, di Ricasoli, di Farini.
Nel 1861 la principessa Cristina di Belgiojoso gli diede in moglie l’unica figlia Maria, alto esempio di dignità e di carità, che l’anno scorso, morendo, raccolse da tutti, dalla regina Margherita, che tanto lo prediligeva, all’umile popolana, così largo suffragio di reverenza e di rimpianto.
Lodovico Trotti partecipò anche alla campagna del 1866; e come nei tempi di guerra prestò al Paese i suoi servizi colle armi, così nei tempi di pace lo servì dedicandosi ai pubblici uffici. Partecipò all’amministrazione del Comune di Milano come assessore nella Giunta Beretta, e a lui si deve l’impulso principale affinché Milano fosse dotata di giardini, rallegrata da alberi e da fiori essendo egli per gusto, intelligenza e passione un vero architetto incomparabile nell’arte del giardinaggio. Fu anche benemerito dell’agricoltura; attuò nei suoi possedimenti sul lago di Como un esemplare rimboschimento. Di quanto fece per la Valtellina parla in altra pagina Michele Rajna.
Fu fino all’ultimo vigile presidente della Lariana per la navigazione lacuale; a Milano presiedette la Costituzionale, ed altre istituzioni patriottiche e di previdenza, dovunque amato per la delicatezza dell’animo ed il costante fervore patriottico.


• Con la morte dell’avv. Giuseppe Bacchelli, Bologna ha perduto uno degli uomini più rappresentativi, più operosi del partito liberale moderato. Fu per molti anni presidente della Deputazione Provinciale; fu egli il vero creatore a San Michele in Bosco dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, per lo sviluppo del quale – assurto a vera importanza nazionale – egli sostenne una lunga e tenace battaglia sul terreno amministrativo. Ebbe molta parte nella vita del Comune; e fu anche deputato alla Camera per il I collegio; rimanendo soccombente contro il socialista Claudio Treves nelle elezioni generali dell’ottobre del 1913. Era vigoroso polemista e buon oratore.