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 1915  gennaio 03 Domenica calendario

Il prestito nazionale italiano

Com’era facile prevedere e come del resto aveva implicitamente annunziato al Parlamento il ministro del Tesoro, on. Carcano, nella sua esposizione finanziaria, è stato pubblicato in questi giorni il R. Decreto che autorizza l’emissione di un prestito nazionale di un miliardo di lire al 4 1/2 per cento.
Si volle giustamente denominarlo nazionale, questo prestito, perché esso verrà emesso e collocato interamente in patria, senza aver bisogno dell’aiuto straniero. In verità non sappiamo se tale aiuto, anche se sollecitato, sarebbe giunto a noi, specie in questo momento: le nazioni europee che normalmente sono prestatrici di denaro si trovano ora in condizioni di dover pensare piuttosto ai casi propri che agli altrui. Ad ogni modo è stato un nobile atto da parte del Governo quello di rivolgersi esclusivamente ai risparmiatori italiani; ciò indica che il Governo è il primo ad essere persuaso che ormai l’Italia è indipendente dall’estero non solo politicamente, ma anche finanziariamente. E ciò che ancor più conforta è la constatazione dell’unanime consenso con cui venne accolta la notizia della nuova emissione, alla quale quindi – è lecito sperare – sarà riservato il più favorevole successo.
Dell’ esito fortunato del prestito va data piena lode ai nostri attuali reggitori che hanno saputo scegliere il momento più opportuno e le forme più adatte per invogliare il piccolo e grande capitalista italiano a fare opera patriottica insieme e di interesse proprio. Circa l’opportunità del momento ci basta solo rilevare il fatto che in questi giorni vengono a maturazione le cedole dei titoli pubblici e di molti privati, ed è per l’appunto questo capitale che, esitante altrimenti sulla via da seguire per il proprio collocamento, verrà maggiormente attratto dai molteplici vantaggi del nuovo prestito ed in esso impiegato.
 
Caratteri e vantaggi del nuovo titolo.
Il tasso del 4.5o per cento che diventa il 4.64 se si ragguaglia al prezzo d’emissione del nuovo titolo che, come è noto, è di L. 97, è un tasso molto appetibile per i capitalisti italiani che finora erano abituati a godere, sui titoli di Stato, il 3 1/2 ed il 4 %. E pur essendo interessante pei capitalisti, tale tasso del 4 1/2 per cento è conveniente anche per la pubblica finanza, quando si pensi che altri Stati, e finanziariamente molto più forti di noi, hanno dovuto offrire il 5, il 5 1/2 ed anche il 6 per cento nelle loro ultime emissioni. Un altro vantaggio non indifferente del nuovo prestito è costituito dai diversi e piccoli tagli con cui l’emissione si presenta. Le obbligazioni saranno infatti rappresentate – dice l’art. 4 del decreto di emissione – da titoli al presentatore distinti per valore nominale in titoli da lire cento, cinquecento, mille, cinquemila, diecimila e ventimila. Con ciò si volle principalmente dare un carattere popolare al prestito che dovrà rappresentare un buon impiego non solo per le grandi borse, ma anche per i piccoli risparmiatori. Questo stesso si ebbe di mira quando si stabilì che l’emissione di esso avvenisse per pubblica sottoscrizione, anziché essere affidata come nelle precedenti emissioni di buoni del Tesoro quinquennali, al consorzio delle grandi banche nazionali.
Il carattere di debito redimibile conferisce infine un’altra ottima qualità al nuovo prestito. Il Governo si è riservato il diritto ed il dovere di rimborsarlo completamente entro 25 anni dall’emissione a partire dal 1925: con questo mezzo, esso ha voluto che rimanesse inalterata la natura della nostra Rendita 3 ½ per cento che in altro consolidato avrebbe veduto un temibile concorrente, tale da far turbare notevolmente il suo corso e compromettere la sua qualità di titolo principe del debito pubblico italiano. Nello stesso tempo, con ciò il Governo ha mirato a che fosse mantenuto al nuovo titolo il carattere di straordinarietà e cioè di titolo emesso per fronteggiare un periodo anormale della vita pubblica e destinato a scomparire quando tale anormalità venisse a cessare. L’avere però escluso il diritto di rimborso sino al 1925 costituisce per il nuovo prestito un carattere di certa stabilità che lo rende tanto più allettante per quei capitalisti che, a ragione, esigono per il loro denaro un impiego proficuo e costante.
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Tali lati favorevoli del prestito emittendo varranno a procurargli certamente un brillantissimo risultato nella pubblica sottoscrizione, la quale, come è ragionevolmente prevedibile, supererà di assai la somma domandata. Ma se pure quelli dianzi enunciati non bastassero, altri vantaggi porta con sè la nuova emissione, che potrebbero soddisfare anche i più esigenti.
Con lire 97 versate alle casse dello Stato, si viene a possedere un titolo che rende non solo l’interesse di lire 4.5o, ma che verrà rimborsato a lire 100. II versamento della somma sottoscritta, eccetto che per i titoli da lire 100, potrà esser fatto anche ratealmente, versando il 10 per cento subito, poi il 3o per cento al 1.° febbraio, il l5 per cento al 1.° aprile, il 3o per cento al 1,° luglio ed il rimanente 12 per cento al 1.° ottobre. Infine viene assicurata al nuovo titolo la piena franchigia da ogni imposta presente o futura, mentre d’altro lato spettano ad esso tutti i vantaggi conferiti dalle leggi generali e speciali ai titoli del debito pubblico consolidato.
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Concludendo, il nuovo titolo di Stato si presenta con tutti i requisiti atti a farlo preferire fra ogni attuale impiego di denaro.
Sottoscrivendo il nuovo prestito, che, com’è noto, dovrà servire a coprire spese già effettuate e causate in massima parte dai bisogni straordinari dell’ Esercito e della Marina, il capitalista, piccolo e grande, avrà il vantaggio, non certo comune, di curare nel miglior modo il proprio interesse e di fare in pari tempo opera patriottica.
 
Prestiti e patriottismo all’estero.
Ci siamo diffusi un po’ ampiamente nell’argomento del prestito italiano, poiché ci è parso questo l’avvenimento finanziario più importante, per noi italiani, dell’anno 1914. Il “quale rappresenterà nella storia economica e politica del mondo uno dei periodi più disgraziati che mai si sieno veduti.
Iniziatosi con una forte depressione industriale che provocò una enorme disponibilità monetaria a breve scadenza, il 1914 non ebbe mai il benché minimo periodo di tregua alle continue preoccupazioni politiche. L’imbroglio messicano e la crisi economica delle repubbliche sud-americane turbarono le correnti commerciali e scompigliarono gli interessi europei in quelle regioni: la farsa albanese ed il groviglio balcanico completarono il generale disorientamento. Venne infine la grande guerra che travolse nello scompiglio economico non solo le nazioni belligeranti, ma anche quelle neutrali o puramente spettatrici. La più appariscente conseguenza per noi dell’immane conflitto è data dal grande consumo di ricchezza che esso provoca, e dalla necessaria richiesta di capitali da parte degli organi centrali. Tutti gli Stati più importanti del mondo dovettero ricorrere in questi ultimi tempi a forti emissioni di prestiti: eccone le cifre, in lire italiane, di quelli sinora emessi dagli Stati belligeranti e che naturalmente sono i più rilevanti:
Inghilterra L.11.000.000.000; Germania L. 5.575.000.000;  Russia L. 4.675.000.000; Austria-Ungheria L. 3.300.000.000; Francia L. 1.000.000.000.
La Francia, come si scorge, ha potuto emettere sinora per solo un miliardo di buoni della difesa nazionale, ma essa si è finanziata sopratutto colla carta-moneta, attingendo per tre miliardi e 600 milioni di franchi alla Banca di Francia per conto dello Stato.
L’esempio di queste Nazioni sia di norma per noi italiani a fare ottima accoglienza al nostro prestito ed a conferirgli successo che dia prova al mondo intero della nostra potenzialità finanziaria e del nostro amore per la patria.
Milano, 28 dicembre 1914.