Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1915  febbraio 21 Domenica calendario

NOTERELLE TEATRALI

La Piccola, s’intitola il dramma in 3 atti con il quale il noto ed apprezzato novelliere Massimo Bontempelli ha tentato per la prima volta le sorti del teatro. Se l’autore drammatico non è uscito del tutto vittorioso dalla prova, è rimasto però in tutti, nella critica e nel pubblico, l’impressione che il Bontempelli è artista e scrittore che merita ogni rispetto e che potrà in altre prove conseguire la vittoria completa. Il dramma rapido e violento s’impernia sopra una tragica vicenda: una fanciulla s’innamora di colui che fu l’amante della sua madre morta. Elena è fidanzata e Federico ha moglie e figli; non importa; Elena nello spasimo del suo amore folle non conosce ostacoli, non conosce che l’amore. Ma il risveglio è terribile; Federico è costretto all’ultima difesa e rivela alla fanciulla il segreto della sua vita, e questa, a sua volta, in uno scatto del suo animo ribelle, apre gli occhi  al padre sopraggiunto. Il dramma finisce col suicidio di Elena. Il lavoro, che pecca di soverchia brevità e di qualche inesperienza ed ingenuità scenica, contiene alcune scene bellissime; il carattere di Elena è vivo e possente, e Maria Melato lo ha reso con singolare forza e bellezza, suscitando entusiasmo nel pubblico. La Schiavona, è un breve dramma rustico in un atto e in versi di Romualdo Pàntini, rappresentato al Manzoni di Milano dalla compagnia Talli. Il Pàntini è abruzzese e negli Abruzzi si svolge il dramma pieno di colore e di poesia. La Schiavona, cosi soprannominata, perché ha qualche goccia di sangue orientale nelle vene, è ricondotta due giorni dopo le nozze alla casa paterna; il marito |non l’ha trovata pura e la ripudia. Al padre sdegnato ella narra come le sia stata usata violenza mentre dormiva, sotto l’influenza di un narcotico.
Ella non sa chi sia l’uomo colpevole, non sa come scolparsi davanti al marito. E la Schiavona si getta in mare, e solo mentre muore, il colpevole si rivela al marito. Il breve dramma interessò il pubblico che festeggiò l’autore e gli attori ed ebbe l’onore della replica.
Pierrot innamorato, è un grazioso e tenue lever de rideau di Giuseppe Adami. Pierrot nella sua soffitta aspetta una gran dama. La donna viene, lo tormenta un poco, poi quando pare che gli si conceda – ed egli è quasi ebbro di gioia – si |dilegua, svanisce nell’aria, è nulla. E Pierrot, per un momento piange la sua illusione perduta; ma poi si consola perché può tornare a sognare, a costruirsi altri amori aerei e inconsistenti. Questa piccola fantasticheria garbata, dettata in versi agili ed eleganti, ha avuto esito lietissimo. «L’atto passa – scrive R. Simoni nel Corriere – come il fumo  di una sigaretta, un po’ incerto, un po’ indefinito, ma anche un po’ odoroso». Maria Melato fu un  Pierrot graziosissimo.