Illustrazione Italiana , 14 febbraio 1915
LA SCOPERTA DI UNA NECROPOLI PAGANA A RASA DI VELATE
Da qualche anno la regione prealpina di Lombardia tien desta l’attenzione degli archeologi. Gli scavi di Golasecca, la stele di Vergiate, i ritrovamenti avvenuti alla Lagozza di Besnate, all’isola Virginia, nei territorii luganese e comasco, hanno rivelato un materiale vario, interessantissimo tutto, se non fosse dal lato artistico, per la ricostituzione della vita che gli antichi abitatori del milanese condussero. Or sono poco più di cent’anni, non si conosceva nulla, ed il Verri, nella sua Storia di Milano, poteva affermare che de’ tempi antecedenti alle età storiche nessun monumento, nessun vestigio era rimasto ! A questa ricostruzione, tanto felicemente iniziata coi dotti studii di Pompeo Castelfranco e di altri, coopera felicemente quanto avvenne or ora di ritrovare a Rasa di Velate, dove, già nel 1901 e nel 1908, erano venute in luce alcune tombe che avevano fatto pensare ad una necropoli. Ben piccola parte del materiale allora scoperto fu conservato. Una lucernina, e alcuni vasi, di fattura milanese, furono acquistati dal prof. Ludovico Pogliaghi, che li donò al Museo del Sacro Monte. Nel gennaio di quest’anno furono scoperte da contadini, che stavano abbattendo un castagno, due tombe in una delle quali era un vaso contenente una settantina di monete, quasi del tutto rovinate, nella località detta «Riana», ne’pressi di Rasa, dove la Valcuvia s’apre squisitamente. La scoperta fece nascere l’idea in un generoso signore del luogo, il cav. uff. dottor Vitaliano Tonta, di proseguire, a sue totali spese, le ricerche, per giovare agli studii, pensando poi di erigere un Museo dove si conservasse il materiale scoperto, e per dar lavoro ai numerosi operai del luogo, rimpatriati in tristissime condizioni dal confine belga, agli inizii della guerra attuale. Da allora si lavorò accanitamente agli scavi, che diedero risultati veramente ottimi, permettendo di ritrovare, fin qui, circa una trentina di tombe. In parte esse sono ad inumazione, e sono composte, ai lati, da varie lastre di micaschisto, poggianti, o su altre lastre di micaschisto o sul nudo terreno argilloso, che servono di fondo. Altre lastre servono di coperchio, disposte in modo da proteggere il cadavere. Giacciono orientate diversamente, ma per lo più da ovest ad est. Unitamente a qualche scarso resto osseo si trovarono monete: una grande di Adriano (117-138 d. C.), altre di Valente (364-378 d. C.), di Costantino Magno (306-337 d. C.), di Probo (276-282 d. C.), ecc.,
resti di armi. In loculi, a mo’ di pozzetto disposti presso le tombe, dalla parte
dove posava la testa del cadavere, sono vasetti unguentaii, spesso disposti su ciotole, lacrimali di vetro, ecc.
Altre tombe sono a cremazione ed ivi, protette da lastre di pietre, o da tegoloni romani, si trovano vasi ossuarii di varie fogge, solito con bordo e labbro esterno, accuratamente eseguito. Attorno si ritrovano residui di carbone di legna.
11 7 di febbraio, ad esaminare le tombe e gli oggetti ritrovati, deposti per ora in casa del cav. uff. Tonta, si riunì una commissione, con il prof. Patroni, sovrintendente agli scavi, Pompeo Castelfranco, A. Magni, ecc., la quale, considerate accuratamente e le tombe, e quanto era risultato dagli scavi, concluse di trovarsi in presenza di una necropoli pagana, che non sembra esser servita più in là del IV ° secolo, costituita evidentemente da popolazioni che non avevano ancora accettato il nuovo verbo della fede cristiana. Il materiale scoperto si presenta tutto di notevole interesse, e rivela costumanze preziose di povere popolazioni.
Gli oggetti di terra cotta sono composti di una terra rossastro-giallognola, sembrano di fattura locale, e permettono di riconoscervi una tecnica progredita, che ricerca con grazia le linee. I vasi, di capacità diversissime, hanno forme diverse, alcuni sono ansati, altri no, per lo più hanno un orlo ben formato. Notevoli sono pure gli oggetti in ferro. Alcuni chiodi sembrano esser serviti per pesanti zoccoli di legno; si trovarono punte di lande, pugnali, speroni di ferro, qualche piccolo anello di bronzo, due braccialetti, pure di bronzo, a foggia di serpi.
Gli scavi daranno nuovo materiale di questo genere, fors’anche nuove cose porteranno più chiara luce su alcuni punti, accresceranno certamente il contingente che arricchirà il nuovo museo. Lo vedremo sorgere all’imboccatura della vallata, tra le case quete e armoniche di Rasa, non discosto da quel monte, che sorse mirabilmente nei primi anni del Seicento, in armonia con il risveglio religioso suscitato dalla Controriforma, agli inizii della pianura lombarda, fervida d ‘onniforme lavoro, testimonio di un’età lontana, alla quale il pensiero può ricorrere con entusiasmo cheto e pacato del ricordo storico, per ritemprare il fervore dell ‘opera presente.