Illustrazione Italiana, 14 febbraio 1915
L’AUTOMOBILE NEI PAESI DEL TERREMOTO
L’automobile che adesso nelle operazioni militari, così in Francia come in Polonia, si è dimostrato il principale strumento di guerra e uno dei più validi fattori della vittoria, si è rivelato altresì, una volta di più, dopo il ruinoso terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo, nelle opere benefiche della pace, il più meraviglioso e prezioso ausiliario della civiltà e della carità, il più provvido e pronto dei mezzi di soccorso e di rinascita. Le fotografie che qui pubblichiamo ci raffigurano precisamente l’automobile mentre sta adempiendo la sua provvida missione confortatrice e riparatrice. Sono possenti e infaticabili camions militari Spa, forniti al Governo dalla Società Ligure Piemontese degli automobili Spa di Torino, che arrivati per primi nei paesi devastati, ad Avezzano, a Sora, a Pescina, arrecano braccia salvatrici e provvigioni, portano medicinali e attendamenti, ricongiungono con nuovi e rapidi legami i vil- laggi isolati, le popolazioni disperse.
Eccoli in mezzo alle macerie e alle nevi, sempre pronti all’ opera, atti ai più duri servizi, presenti ed attivi quando tutti gli altri mezzi di comunicazione e di trasporto sono arrestati o scomparsi.
Come la grande Casa Torinese si è acquistata una fama mondiale nella costruzione di questi poderosi veicoli per le industrie e per gli eserciti, così a loro volta questi gagliardi camions Spa si sono fatta una nobile tradizione di queste insigni benemerenze civili. Non è infatti la prima volta che noi li scorgiamo, araldi della vita che ricomincia, avanguardie veloci di tutti i mezzi riparatori della civiltà, accorrere ed esercitare la loro azione benefica, là dove il flagello ha seminato la strage e la ruina.
Li abbiamo visti nelle Calabrie e in Sicilia nel 1908, li ritroviamo ora qui in Abruzzo.
Erano camions Spa che a Palmi a Reggio a Messina circolavano per le città e le campagne desolate, ristabilivano le prime comunicazioni, formavano il solo mezzo di trasporto, e sono ancora camions Spa che qui sulle montagne e nelle valli dell’Abruzzo, rese impervie dalla neve e dal fango, quando durava l’insufficienza ferroviaria, quando ogni altro genere di comunicazioni era interrotto, pervennero agilmente coi soldati e i materiali di soccorso in ogni paese, in ogni borgata sperduta.
Hanno avuto il compito di distribuire i soldati e gli aiuti.
Sono arrivati a schiere da Roma sulle strade impraticabili, quando i treni bloccati nelle stazioni non proseguivano oltre o impiegavano una giornata per giungere ad Avezzano. E hanno poi preso subito servizio continuandolo giorno e notte, in assidui andirivieni fra le stazioni, i depositi e i luoghi più crudelmente colpiti. Hanno meglio che rianimato rifatto la circolazione vitale, ridato l’impulso al movimento della civiltà, riallacciato la trama delle spezzate relazioni umane.
É a questi camions automobili che si deve quel po’ di bene che si è fatto laggiù, che si deve quel sollievo che si è potuto portare a tanto disastro.
Se la salvezza e la riparazione non hanno tardato oltre, se il male non è divenuto irreparabile è per virtù di questi veicoli sicuri forti ed agili, che marciano da per tutto, che arrivano là dove ogni altro veicolo si arresterebbe, che non temono né fatiche né ostacoli, e per i quali tutte le strade sono buone.
Il peggior guaio di un cataclisma come il terremoto consiste nello squallido isolamento che esso forma intorno a sé nel brutale distacco che esso opera tra le regioni incolumi e prospere e quelle devastate, tra chi può soccorrere e chi è privo di tutto.
Questa terribile separazione che non quadrupedi, non ferrovie, non telegrafo riuscivano in passato a colmare, viene ad essere scongiurata dall’automobile.
É 1’automobile che riunisce e ricongiunge per primo 1’ordine umano che la furia cieca delle cose ha troncato, ed è mediante l’automobile che la carità e la solidarietà della nazione inviano il primo messaggio di amore e di aiuto ai figli bisognosi e supplicanti.
É una benemerenza questa da ricordare allorquando, cessata l’ansia presente, si dovrà provvedere a riordinare tutto il sistema di viabilità e di comunicazioni dell’Abruzzo.