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 1915  febbraio 14 Domenica calendario

NOTERELLE TEATRALI

NOTERELLE TEATRALI.
Il teatro inglese sta facendo furore in Italia. Dopo il successo di Pigmalione a Milano, a Roma e Napoli, un’altra commedia di G. B. Shaw,    Il discepolo del Diavolo, ha interessato molto il pubblico milanese. L’ha portata sulle scene del Filodrammatici la compagnia Ninchi-Vitti-Almirante. La commedia è una delle prime dello scrittore inglese, risale cioè a una ventina d’anni addietro; in essa già si riscontrano quei segni caratteristici di quel bizzarro ed irrequieto spirito che doveva più tardi creare i tipi di Candida, di Mrs. Warren e di Elisa Doolittle.
Un altro autore che gode di grande reputazione in Inghilterra, e che finora era sconosciutissimo in Italia, è Alfredo Sutro. Col Galsworty e con lo Shaw essi formano una triade di novatori sulle scene inglesi. Del Sutro la Compagnia di Virgilio Talli ha rappresentato al Manzoni di Milano una deliziosa commedia in 4 atti intitolata Le due virtù, È una commedia satirica, raddolcita da una tenue vena di romanticismo che la rende più gradita al pubblico. Le due virtù sono rappresentate da due donne: Lady Milligan, o la virtù ufficiale, impeccabile, altera e spietata; e Frida Guildford, povera e triste, che ha un passato non immune da macchia, ma buona e caritatevole. Tra queste due donne e tra queste due virtù sta Goffredo Panton, uno studioso di storia, che vive fuori del mondo fra i suoi libri e le nuvole.
Egli ha amato una volta, una deliziosa piccola oca, la signora Jervoise, ma il suo amore non ha servito che a trovare un marito a quella signora che egli adora, o arde di adorare ugualmente. E nell’ordine naturale delle cose che tra le due virtù suaccennate, Goffredo preferisca la seconda rappresentata dalla povera signora Guilford; egli decide di sposarla attraverso una serie di piccoli avvenimenti che formano la materia dei quattro atti della commedia, ma che narrate perderebbero tutta la grazia, tutto il sapore e quel finissimo humour che la informa. Le due virtù hanno conquistato lentamente ma completamente il pubblico; di atto in atto gli applausi sono cresciuti di numero e di intensità per merito anche dell’interpretazione eccellente sotto ogni riguardo, specialmente da parte di Alberto Giovannini che del personaggio di Goffredo Panton ha fatto una vera creazione.
La Candidata, s’intitola una nuova operetta del maestro Leonecavallo su libretto di Gioacchino Forzano rappresentata contemporaneamente a Roma e a Torino con lieto successo.
Il Forzano immagina il femminismo trionfante. Le donne hanno il suffragio politico, sono elettrici, sono eleggibili : la scena è in Francia.
Le elettrici hanno bisogno di fondi, perché le tariffe dei voti crescono smisuratamente e la cassa è vuota : sessantamila franchi occorrono ancora per procacciare la riuscita di Aurora Lefleur, candidata a un seggio nel parlamento pel collegio di Noincy. Come trovarli? La delegata delle sezione parigina, Sofronia Duschy, suggerisce alle impacciate provinciali il mezzo infallibile, cioè il comitato elettorale si rechi in massa a Parigi, per otto giorni frequenti i convegni di moda, sopra tutto i notturni, e poiché è formato da donne giovani e maritate e sufficientementi appetibili, i sessantamila franchi verranno a casa.
Detto fatto: le vaghe dirigenti il partito di Noincy piombano nella lussuriosa metropoli, diramano inviti agli uomini di stato meno casti, ai giovani in fama d’essere conquistatori intraprendentissimi e generosissimi, ministri e milionari cascano senza fatica, la grossa somma è raccolta. Il comico è, o dovrebbe essere, che questi vitaiuoli sono gli avversari giurati del partito donnesco: fra loro è il presidente del consiglio dei ministri, a cui quelle femmine muovono guerra senza quartiere, il principe De Couvin scelto a candidato per Noincy, essendo giovane a cui l’altro sesso non sa resistere: naturalmente le festose politiche serbano l’incognito, e tutto il giuoco sta nel non essere scoperte, nello sfuggire ai mariti che sono sulla loro traccia, nel farla in barba al potere e alla polizia.
Tutto andrebbe meravigliosamente bene, se la candidata, l’unica zitella dello sciame, alquanto pudica e che tuttavia per affetto alla causa giunge sino a danzare il ballo dei sette veli non s’innamorasse dell’avversario e se 1’avversario non si innamorasse di lei, e quindi nel fervore della lotta elettorale non convolassero, pare, a giuste nozze. I due partiti in lizza, confusi e traditi, scelgono a candidato un essere.... di genere neutro: nel secolo decimottavo lo avrebbero detto un musico, presso i musulmani ha un altro nome.
Per questa favola il maestro Leoncavallo ha dettato armonie facili, gioconde, scorrevoli e s’è divertito di aggiungere alla buffoneria satirica del Forzano, canti, danze, stornelli. E s’è divertito anche il pubblico, che tanto a Roma che a Torino, ha accolto con numerose richieste di bis e di applausi questa Candidata.
L’oracolo è un’opera in un atto del maestro Leoni rappresentata per la prima volta al Metropolitan di Nova York. La breve opera ha avuto pieno successo e ha destato buona impressione. (Gli interpreti principali, il baritono Scotti, la signorina Bori, il tenore Botta e il direttore maestro Polacco furono festeggiatissimi.
Il fanciullo che cadde, s’intitola la nuova commedia in 3 atti di Fausto Maria Martini, critico drammatico della Tribuna, rappresentata al Valle di Roma dalla compagnia di Lyda Borelli. Il Martini predilige il teatro di poesia e di pensiero e si mostra anche in questo lavoro, come già nel Giglio Nero, artefice nobilissimo e pensoso. Ma non sempre il pubblico ha voglia di pensare e di ammirare, per cui l’autore e gli attori non ebbero poco da lottare per ottenere un successo. Il quale, se non è stato grande, fu molto rispettabile appunto perché strappato dopo aspra lotta.
Nozze di Centauri è il titolo del poema drammatico in quattro atti, intorno al quale lavora Sem BeneIli nel suo eremo di Levanto. Il poema è ormai compiuto; sarà rappresentato in aprile e pubblicato contemporaneamente in volume presso la Casa Treves.