Illustrazione Italiana, 4 luglio 1915
RASSEGNA FINANZIARIA. IL NUOVO PRESTITO NAZIONALE
Gli economisti si divertono a calcolare cosa costi la guerra e pubblicano cifre svariate, ma, in ogni caso, iperboliche. Guyot, per esempio, dice che in Francia la guerra costa cinquanta mila franchi al minuto; e cioè 3 milioni all’ora, 70 milioni circa al giorno, e oltre a due miliardi al mese. Per l’Inghilterra costa ancor più; per gli altri eserciti le cifre sono in proporzione.
Per fronteggiare queste spese colossali, gli Stati hanno dovuto e debbono largamente attingere alle forze finanziarie dei loro popoli, o a quelle dei popoli alleati di essi più ricchi. E prestiti nuovi si sono fatti in Austria (dicesi che il risultato sia un fiasco per quanto la sottoscrizione si dovesse effettuare quasi come in regime forzoso), in Russia; l’Inghilterra vuol dare al mondo lo spettacolo della sua forza con un prestito di cui non ha fissato limite, ma che pare ascenderà ad oltre 10 miliardi di lire nostre. E l’Italia pure, con l’orgoglio di arrivare alla vittoria con le forze proprie, emette in questo momento (la sottoscrizione si svolgerà dal l° all’11 luglio) un nuovo prestito.
I cittadini d’Italia sono cioè chiamati alla sottoscrizione di un nuovo prestito nazionale di guerra ed i vantaggi economici che questo offre dànno la certezza che il dovere patriottico sarà compiuto dai risparmiatori e dai capitalisti con larghezza ed entusiasmo.
La stampa di tutto il Regno, le circolari delle Banche ai loro clienti hanno da molti giorni divulgate le condizioni del nuovo Prestito e ne hanno enumerato e reso evidenti i vantaggi. Non è peraltro inutile che anche noi insistiamo sull’argomento se ciò può servire a scuotere un solo apatico, a determinare una sola sottoscrizione, fosse pure modesta.
Il precedente prestito del miliardo era stato emesso con l’interesse del 4.50 per cento, al corso di 97: il reddito netto effettivo era quindi di L. 4.64 per 100 lire versate, più un premio di L. 3 al rimborso. Il nuovo prestito mantiene il tasso 4.50 per cento, ma riduce il prezzo effettivo da versarsi, aumentando così il rendimento netto ed il premio offerto ai sottoscrittori. Il prezzo di emissione delle Obbligazioni è fissato nella ragione di L. 95 per cento; il prezzo stesso sarà ridotto a L. 9.3 a favore dei sottoscrittori che presenteranno titoli definitivi o certificati provvisori del Prestito nazionale di un miliardo emesso nel gennaio 1915 per un ammontare corrispondente a quello della somma sottoscritta per il nuovo Prestito.
I sottoscrittori del vecchio Prestito sono quindi premiati, in certo modo, dell’aiuto che han dato subito, al primo appello della Patria, né restano danneggiati in confronto di chi attese l’aggravarsi dei bisogni per godere nei nuovi prestiti, più lucrosi rendimenti.
Chi sottoscrive ex-novo godrà quindi di un effettivo interesse di 4.737 per cento più un premio di L. 5 al rimborso.
I sottoscrittori del vecchio prestito godranno pel nuovo l’interesse effettivo di 4.838 per cento più un premio di L. 7 al rimborso.
Queste obbligazioni sono rimborsabili alla pari entro il termine di 25 anni a partire dal 1° gennaio 1915, ma non prima del 1° gennaio 1925, e non sono soggette né a conversione né a riscatto fino a quella data.
Qualora, poi, in avvenire, fino a tutto l’anno 1916, si emettessero nuove Obbligazioni dello Stato, a condizioni più favorevoli di quelle stabilite per la emissione in corso, i possessori delle Obbligazioni ora emittende godrebbero delle migliori condizioni che eventualmente fossero fatte ai sottoscrittori del prestito avvenire.
Queste disposizioni sono veramente sagge ed eque. Il risparmiatore, di fronte all’attuale prestito, avrebbe potuto rinnovare il calcolo fatto da alcuni, dell’inevitabile maggior reddito che il Governo dovrebbe offrire in ulteriori emissioni, non improbabili data la guerra in cui siamo impegnati. Il Governo ha voluto quindi eliminare questo calcolo e questa preoccupazione, formalmente attribuendo alle attuali obbligazioni il godimento di tutte quelle migliori condizioni che eventualmente offrisse in futuri prestiti emessi entro tutto il 1916: siano esse un maggior interesse netto, ulteriori vantaggi creditizi, ecc.
Le Obbligazioni del nuovo Prestito sono in tutto considerate come i titoli del Consolidato: e sono esenti da ogni imposta e tassa presente e futura. Il versamento della somma sottoscritta può farsi ratealmente da oggi al 2 gennaio 1916.
Il Prestito è senza limitazione di cifra: le sottoscrizioni non subiranno così riduzione alcuna.
Con tutti questi vantaggi e garanzie è un ottimo investimento quello che il Governo oggi offre. I titoli del miliardo emessi a 97, non sono scesi durante i mesi passati, nelle quotazioni ufficiali, sotto 95.72 (corsi più bassi della prima quindicina di marzo) e sono attualmente sopra i 96. Pur tenendo conto del delicato periodo finanziario che traversiamo, la sottoscrizione a 95 e 93 è un affare allettante; è l’assicurazione al proprio capitale per almeno un decennio di un reddito prossimo al 5 per cento.
1 risparmiatori non debbono dubitare di fronte al nuovo appello finanziario della Patria: e accorreranno alla sottoscrizione compatti presso ai grandi capitalisti, dimostrando ancora una volta di avere diritto all’appellativo di «fedeli eroici risparmiatori».
Il mercato dei valori.
La cronaca dei nostri mercati liberi è buona sempre. Ciò dimostra, se pure ve n’è bisogno, come anche il mondo degli affari dallo svolgersi della nostra guerra tragga i migliori auspici nell’esito finale del conflitto in cui la Nazione è impegnata ed apprezzi al suo giusto valore l’azione ferma e prudente di chi guida le forze armate della Nazione. Consultando infatti i brevi listini troviamo che malgrado inevitabili reazioni che sempre accompagnano qualche spinta troppo vivace, i prezzi si avvantaggiarono. E se il contegno della Rendita fu buono, veramente ottimo può definirsi quello dei titoli industriali e bancari. Il prestito 41/2 subì un indebolimento giustificato, dovendo il suo prezzo scendere in parità a quello d’emissione del prestito nuovo. Le frequenti oscillazioni dei prezzi dei valori a reddito fisso sta poi a dimostrare che il capitale privato tende a togliersi da quell’assoluto riserbo in cui pareva si fosse chiuso.
Il tabellino seguente riassume i prezzi che potemmo raccogliere:
Rendita: – (29 maggio); 84 (26 giugno)
Prestito 41/2: 95,20 (29 maggio); 94 (26 giugno)
Buoni 1912: 96,70 (29 maggio); 97,50 (26 giugno)
Buoni 1913-14: 95,50 (29 maggio); 95,90 (26 giugno)
Ferrovie italiane 3%:294,50 (29 maggio); 293 (26 giugno)
Ferrovie meridionali 3%: 291 (29 maggio); 291 (26 giugno)
Fond. C. R. 4%: 452 (29 maggio); 460 (26 giugno)
Fond. C. R. 3,5%: 422,50 (29 maggio); 433 (26 giugno)
Prestito Milano: – (29 maggio); 85 (26 giugno)
Banca d’Italia: 1165 (29 maggio); 1212 (26 giugno)
Commerciale: 477 (29 maggio); 500 (26 giugno)
Credito Italiano: 390 (29 maggio); 440 (26 giugno)
Credito Provinciale: – (29 maggio); 129 (26 giugno)
Bancaria Italia: – (29 maggio); 68 (26 giugno)
Banco Roma: – (29 maggio); 40 (26 giugno)
Eridania: – (29 maggio); 465 (26 giugno)
Terni: 930 (29 maggio); 1055 (26 giugno)
Edision: 396 (29 maggio); 410 (26 giugno)
Rubattino (Nav. Gen.): 368 (29 maggio); 394 (26 giugno)
Meridionali: 401 (29 maggio); 424 (26 giugno)
Mittel: 177 (29 maggio); 184 (26 giugno)
Marconi: – (29 maggio); 49 (26 giugno)
Miani: – (29 maggio); 71 (26 giugno)
Milano, 28 giugno 1915