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 1915  luglio 04 Domenica calendario

LA GUERRA D’ITALIA



Le varie operazioni militari.
Dal 21 al 24 giugno le operazioni di avanzata delle truppe italiane hanno incessantemente proseguito su tutti i settori.
Nella regione del Tirolo-Trentino furonvi il 23 giugno fortunati scontri a Carzano, in Val Cismon e verso l’Altipiano di Vezzena, e nei giorni successivi proseguirono le nostre ricognizioni oltre il fronte, e l’azione dell’artiglieria a distanza. Le nostre truppe alpine riuscirono il 26 ad interrompere 1’impianto idro-elettrico del Ponale sul Garda.
Nella zona del Monte Nero un nostro battaglione alpini si incontrò il 21 per la prima volta con rilevanti forze avversarie di alpini, giunte, a quanto pare, recentemente dalla Galizia, e le attaccò e respinse infliggendo loro gravi perdite e facendo alcuni prigionieri. In questa zona il 23 fu ampliata la nostra occupazione verso nord, fino alle pendici orientali del Javorcek, prendendovi 52 prigionieri. Da tale zona fu iniziato il tiro contro la conca di Plezzo. Furono quivi raccolti a tutto il 26 un 200 fucili, 2000 cartucce e due lancia-bombe abbandonati.
Il nemico ha anche tentato, il 22, attacchi, specialmente notturni, nelle note località di Monte Piana, del Pai Grande e del Pai Piccolo e sulla cresta Verde (tra il Pizzo Collina e lo Zellonkofel), la quale era stata il 22 occupata dalle nostre truppe.  Specialmente insistenti furono poi i tentativi di irruzioni avversarie contro la nostra posizione del Freikofel, che durante la notte del 22 e nel corso del giorno stesso subì tre attacchi, sempre respinti, oltre che con il concorso efficace delle artiglierie, anche con l’aiuto di bombe a mano. Il nemico lasciò duecento cadaveri sul terreno.
Nella notte del 23 si rinnovarono i consueti vani attacchi nemici contro le nostre posizioni di Pai Grande e Pai Piccolo; ripetuti il 24. Nella notte sul 20 i nemici rinnovarono il loro vano attacco contro il Freikofel. Ad occidente del Passo di Monte Croce le nostre truppe occuparono la cima dello Zellonkofel, che il 27 il nemico tentò di riprendere senza riuscirvi.
Sul basso Isonzo il 21-22 era consolidata la nostra occupazione. Sulla riva sinistra del fiume il 24 erano da noi occupate Globna, a nord di Plava, e sul basso Isonzo il margine dell’altopiano di Sagrado e di Monfalcone. Il 25, per rendere più rapida la decrescenza degli allagamenti in corrispondenza del basso Isonzo, venne ordinata l’ostruzione del canale di Monfalcone all’incile; l’operazione fu da un reparto del genio arditamente compiuta sotto il fuoco dell’avversario. In più punti del fronte lungo l’Isonzo è stato accertato l’uso da parte degli austriaci di granate di gas solforosi asfissianti. Una batteria austriaca da 305, che già da qualche giorno molestava coi suoi tiri le truppe e specialmente arrecava gravi danni ai villaggi e agli abitanti, fu il 25 individuata e fatta segno a tiri ben aggiustati delle nostre artiglierie. Subito dopo da una villa prossima alla batteria nemica venne innalzata una grande bandiera bianca con la croce rossa, allo scopo evidente di trarci in inganno ed evitare la prosecuzione del nostro tiro.
Anche in Carnia è continuato intenso il tiro delle artiglierie, specialmente contro Malborghetto; una cupola del forte Hensel è stata sfondata il 24.
Un parlamentare italiano e tre ufficiali medici ingiustamente arrestati dagli austriaci.
Un comunicato austriaco narra che essendosi presentato sul fronte nemico un parlamentario italiano fu trattenuto perché privo di documenti. La verità –secondo un comunicato della Stefani del 25 – è che il nostro parlamentario si recò, secondo l’uso di guerra, accompagnato da un trombettiere e con bandiera bianca, verso la linea austriaca per reclamare la liberazione di tre ufficiali medici, usciti dalle nostre posizioni la notte dal 17 al 18 giugno per soccorrere i feriti, ed ingiustamente stati trattenuti dal nemico. Contro ogni diritto non soltanto non furono restituiti gli ufficiali medici, ma fu trattenuto anche il parlamentario, che era in piena regola.
Il saluto del’generale De Rossi al 12.° Bersaglieri.
Il nuovo tenente colonnello Marsucco, ora comandante il 12° bersaglieri, diresse il l5 giugno ai suoi soldati il seguente ordine del giorno:
«Comunico il saluto del nostro amato e valoroso generale De Rossi:
«Bersaglieri del 12°! Nominato dal 20 maggio ad altro comando, ho voluto, prima di lasciare il reggimento, avere l’onore di condurlo al fuoco e vederlo alla prova. Tutti hanno compiuto il loro dovere; moltissimi più di quanto esso richiedeva: molti si sono comportati da eroi. L’aver comandato gente come voi sarà il maggior vanto della mia vita, ed il solo pensiero che mi rende meno amaro il distacco dal reggimento».
«L’elogio del generale De Rossi sulla vostra condotta nel combattimento è la più bella ricompensa pel dovere compiuto. Ed in quest’ora di preparazione e nelle ardue lotte che ci attendono, vi sia sprone a mantenere alto il sentimento della disciplina e le gloriose tradizioni che brillantemente avete fatto rifulgere. La visione del vostro generale vi sia sempre presente, voi che avete avuto l’onore e la gioia di essere da lui guidati, voi che l’avete visto raggiante nella lotta, con l’aigrette sul cappello come nella leggenda, voi che avete avuto la commozione profonda di vederlo cadere più volte ferito».
La settimana scorsa, a Milano, al padiglione Zonda, il generale De Rossi fu operato della cosidetta laminectomia e, cioè, la scopertura del midollo spinale per constatare gli effetti del proiettile. Le condizioni generali dell’infermo, dopo l’operazione, si mantennero buone: egli fu visitato dal cardinale arcivescovo Ferrari.
I nostri eroi.
Due giovini cugini, milanesi, ufficiali in un reggimento di fanteria, il dott. Cesare Treves, fratello dell’ispettore demaniale, ed il cugino suo, rag. Augusto Colombo, laureando dell’Università Bocconi, sono valorosamente morti combattendo. Il dott. Treves non aveva che trent’anni, era addetto allo studio del notaio Guasti, ed il Colombo collaborava nello studio del prof. rag. Fonio. Tenente il primo e l’altro sottotenente di complemento, vollero partire insieme, e si trovarono fra i primi sulla linea del fuoco, con le truppe in una posizione assai difficile: il dott. Treves, caduto il capitano della compagnia, prese subito il comando lanciando all’assalto i suoi uomini. Una palla poco dopo lo colpì nel petto ferendolo mortalmente. Sul letto dell’ambulanza medica, prima di spirare, dettò il testamento nel quale, fra l’altro, è scritto: «Sorregga la mia famiglia il pensiero che sono caduto per la grandezza della Patria. In questo supremo momento mi rivolgo con animo forte a mia madre e la scongiuro di ricordarmi con altrettanto animo forte, poiché io muoio felice di avere compiuto il mio dovere come Essa sempre mi insegnò». Il rag. Colombo cadde nella giornata stessa, colpito alla fronte.
Caddero con ugual valore combattendo il maggiore d’artiglieria Ferruccio Guy, veronese, figlio del fu generale, e padre di sei figli; i capitani Giovanni Barberis, di Alessandria, e Giovanni Gallo, di fanteria; E.B. Ricci, milanese, già distintosi in Libia, degli alpini; Carlo Umberto Trucchetti, torinese, di artiglieria; i tenenti, Gino Conti, fiorentino, di fanteria; i sottotenenti Antonio De Toni e Gilardino Raffaele, degli alpini; Giovanni Ferro Luzzi, palermitano; dott. Antonio Guerello, milanese; Giuseppe Mazzarella ed Emilio Neuschüler (di anni 19) torinese, ed Amedeo Morsigli, di Casola Valsenio (Faenza), tutti di fanteria.
Ricompense al valore concesse dal Re.
Il Bollettino Militare annunzia le ricompense concesse di motu proprio dal Re:
Medaglia d’argento. – 20 giugno 1915: Schenardi Luigi, di Viterbo, tenente del 33.° artiglieria da campagna: dal 7 all’8 giugno, quale comandante interinale di batteria, portò questa, blindandola, sotto il fuoco del nemico, e diresse il tiro con calma e successo, benché il suo osservatorio fosse stato individualizzato dall’avversario. Il 14, quale comandante di sezione, mentre i proiettili cadevano intorno ai pezzi, solo curando di far bene coprire i serventi, lasciò sé stesso scoperto finché una scheggia lo ferì molto gravemente. Il valoroso ufficiale soggiacque poi all’amputazione della gamba.
12 giugno 1915: Blatania Luigi, di Rimini, caporale del 2.” reggimento di fanteria: inviato il giorno 8 giugno in esplorazione ed assalito proditoriamente da quatto o cinque borghesi armati,due ne uccideva, gli altri pose in fuga,rimanendo ferito di fucile al piede destro.
Al sindaco di Sassuolo è pervenuta comunicazione che il colonnello cavaliere Giuseppe Pistoni, comandante il 23.° reggimento fanteria, è stato testé promosso maggior generale sul campo di battaglia per il valore da lui dimostrato nei combattimenti. Il gen. Pistoni ha fatto anche la campagna di Libia, facendosi molto apprezzare.
L’Italia non va nei Dardanelli.
In relazione alle dicerie diffuse dai giornali, anche autorevoli, nei passati giorni, l’Agenzia Stefani ha diramato il 27 giugno questo comunicato:
«È insussistente la voce fatta correre che il Consiglio dei ministri si sia occupato di una eventuale spedizione italiana ai Dardanelli, e non ha fondamento che si prepari l’invio colà di navi da guerra italiane».
I montenegrini a Medua (Albania).
Il Giornale d’Italia ha da Scutari che la mattina del 25 giugno un distaccamento montenegrino ha occupato Medua senza colpo ferire ed ha proceduto all’immediato disarmo della città. I montenegrini procedevano verso Alessio. Pare che in Malissia i montenegrini procedano all’avanzata insieme ai propagandisti religiosi mussulmani ortodossi, i quali sarebbero incaricati di convincere le popolazioni ad annettersi al Montenegro. A Pontemessi si trovano ora il grosso dell’esercito e il Quartier generale montenegrino. Molti villaggi albanesi già disarmati riconoscono di fatto l’autorità di Re Nicola.
Il Giornale d’Italia accenna ad accordi, per questo, fra Austria e Montenegro; ma il Montenegro, in forma officiosa, fa ciò smentire assolutamente.
FUORI D’ITALIA
Sul fronte franco-belga.
Nulla di veramente notevole, da questa parte, negli ultimi otto giorni. Sono incessanti gli attacchi, sulla Mosa, nei Vosgi, sull’ Yser, attorno ad Arras ripetutamente bombardata; si arriva frequentemente ai corpo a corpo –come a sud di Souchez il 24 giugno; ma la situazione non muta, e ciascuno può vantare e rinfacciarsi successi, che non influiscono gran che sulla immutabilità del risultato generale.
Gli austro-tedeschi a Leopoli.
La capitale della Galizia è stata ricuperata dagli austro-tedeschi il 22 giugno, dopo il mezzogiorno, in seguito ad un aspro combattimento. Leopoli era in potere dei russi da nove mesi. Gli austriaci la avevano perduta da soli, l’hanno riconquistata grazie all’aiuto dei tedeschi, comandati dal generale Makensen, che è stato promosso feld-maresciallo. Lo Czar è subito partito, il 24, per il fronte, ed il 26 è stato annunziato un gran consiglio di guerra tenuto sotto la sua presidenza, coll’intervento del generalissimo, granduca Nicola. L’opinione pubblica russa ha accolto con calma la notizia della perdita di Leopoli – per il cui ricupero gli austro-tedeschi hanno dovuto sopportare gravissime perdite. I russi – ridotti, per la mancanza di grosse munizioni, a combattere senza artiglieria – si ritirano sistematicamente su tutto il fronte, proteggendo la ritirata con forti retroguardie. Prevedesi che non tarderanno a ripresentarsi con grandi forze.
Bombe francesi su Friedrichshafen.
Il 26 giugno verso mezzogiorno, un aviatore francese atterrò in territorio svizzero, a tre chilometri e mezzo da Rheinfelden. Il comandante delle truppe di guardia svizzere rinunziò a far aprire il fuoco vedendo che l’apparecchio cercava di atterrare, ma lo fece inseguire da un’automobile. Dopo atterrato,il pilota dichiarò di essere il luogotenente Gilbert, partito alle 7.30 del mattino da Belfort diretto a Friedrichshafen su cui, verso le 10.30, aveva lanciato bombe. Quindi ritornò lungo il Reno per rientrare a Belfort, quando gli venne a mancare la benzina, il che lo costrinse ad_ atterrare. Il luogotenente Gilbert, incolume, e l’apparecchio danneggiato sono stati internati.
Ada Negri per Alessandrina Ravizza.
Il 21 marzo di quest’anno, Ada Negri tenne al «Teatro del Popolo» di Milano una originale, passionata conferenza su una donna singolare per la forza spiegata di continuo nel fare il bene. Il ritratto che ne dipinge Ada Negri (la commemorazione è ora uscita in fascicolo, a beneficio della Cassa disoccupati: Società umanitaria editrice, lire 1) è perfetto: «Nel magnetismo di quella voce, di quella parola, di quella presenza, di quella energia consolatrice, un innumerevole popolo di miserabili senza legge, di donne senza focolare, di adolescenti sperduti, di pregiudicati del libretto rosso, di maestri senza cattedra, di poeti senza fortuna, di cantanti senza scrittura, di refrattari e vagabondi d’ogni risma, trovò il conforto di un’ora, il riposo di un giorno, la strada della salvezza, la redenzione della vita». La commemorazione addita alcuni casi tipici delle più fonde bassure della plebe delinquente, dove Alessandrina Ravizza, la figliuola del cuore di Laura Solera Mantegazza, discendeva redentrice. La rovente prosa di Ada Negri ha passaggi assai crudi e tocchi assai delicati: la raffica e la carezza.
L’aspetto finanziario della guerra.
La guerra attuale ha caratteri specialmente economici e finanziari. L’enorme sciupìo di sangue e di danaro, al quale le nazioni belligeranti sono sottoposte, non era né previsto né prevedibile. –Esse sperano di risarcirsi in seguito, con migliorate condizioni di lavoro. Ciò avverrà certamente in un lungo periodo, per l’azione riparatrice del tempo; ma il danno attuale è immenso, e la ricchezza generale, e sovratutto il benessere degli umili, ne soffriranno per molti e molti anni a venire. A parte ogni considerazione storica e politica, è interessante conoscere nelle linee generali la struttura economica e la potenzialità finanziaria dei belligeranti, tanto più che la resistenza finanziaria è uno dei principali elementi del successo, perché oggi ancora si combatte cogli uomini e col danaro. L’onorevole Ugo Ancona, professore al Politecnico di Milano, e deputato al Parlamento, ha pubblicato nel Giornale d’Italia una serie d’articoli intesi appunto ad esporre al pubblico l’aspetto e le conseguenze economiche e finanziarie della guerra. Tali articoli, limpidi e profondi, come tutti gli studi dell’illustre parlamentare, hanno sollevato un grande interesse. Raccolti e ampliati dall’autore, essi formano ora un bel volumetto nella raccolta utilissima dei Quaderni della Guerra, sotto il titolo : L’aspetto finanziario della guerra (Milano, Treves, L. 1,50). Questo volumetto rimarrà un importante documento delle condizioni finanziarie, fra le quali e per le quali la guerra si combatte.