Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1915  luglio 04 Domenica calendario

CONVERSAZIONI SCIENTIFICHE. La Guerra e le epidemie

Non è facile trarre ora dei corollari sulla mortalità nella guerra moderna, neppure in via approssimativa. 1 dati che sono a nostra disposizione sono così frammentarii, e così misteriose sono le cifre di base che si riferiscono alla realtà numerica dei contingenti che prendono parte all’immane conflitto, che il voler stabilire, anche in via approssimativa, le cifre dei feriti, dei malati e dei morti, costituisce una impresa impossibile e pericolosa.
Però attraverso le relazioni frammentarie che vanno comparendo sovra i giornali tecnici, una conclusione pare già possibile: e cioè che nella presente guerra il numero dei malati, e specialmente il numero di ammalati per forme infettive, appare minimo in confronto colle cifre che si avevano in passato. Non ostante la guerra nelle trincee che rende difficile la pratica delle norme di profilassi, non ostante la necessità di pernottare di frequente all’adiaccio, non ostante la comparsa di qualche malattia che si credeva interamente scomparsa dall’Europa centrale e occidentale, la mortalità per malattie si mantiene estremamente bassa, e moderata si mantiene la morbilità.
In addietro, anche in guerre molto recenti, le cose non procedevano così : e se è vero che dopo il 70-71 mercè le conquiste della medicina e specialmente dell’igiene le stragi delle epidemie di guerra sono diventate un ricordo, e se sono state ricondotte in limiti modesti, pure il numero dei malati si mantenne alto in relazione con quello dei feriti.
Nella guerra attuale l’igiene ha ottenuto una nuova consacrazione trionfatrice e il numero dei malati risulterà (come i rapporti parziali lasciano già intravedere) notevolmente inferiore a quanto si era previsto.
La tifoide ad esempio ha dato un numero di colpiti che apparirà insignificante in confronto anche colle guerre più recenti: e verosimilmente il numero dei colpiti sarà quindici o venti volte minore di quanto era lecito attendersi in rapporto colle ultimissime guerre.
Anche il colera fa un numero di vittime insignificante e la guerra presente dimostra una volta di più che il colera si doma con certezza pur che l’individuo fortemente voglia.
Nella duplice vittoria una parte del merito spetta alle vaccinazioni (antitifosa, e anticolerica) e specialmente a quella antitifosa i beneficii della quale si presentano già a luce meridiana. La vaccinazione anticolerica è stata largamente impiegata dall’Austria per le truppe operanti in Galizia, con risultati che paiono più che incoraggianti (i colerosi che erano vaccinati hanno offerto una mortalità dell’1%, i non vaccinati del 29,3 % nella 3a armata; e rispettivamente 39 e 15 % nella 4a armata).
Di contro a questi ottimi risultati nella difesa verso il tifo ed il colera, stanno però le invasioni presentate dal tifo esantematico che anche i tecnici non avevano pensato sarebbe comparso a turbare l’Europa.
L’esercito austriaco deve avere pagato un tributo considerevole (varie migliaia di casi certamente) a giudicare dalle cifre pubblicate dai giornali tedeschi. I quali non hanno nascosto il loro logico dispetto per la dolorosa constatazione che la percentuale di morti nei colpiti, è assai più alta nei tedeschi che nei russi, i quali debbono possedere una parziale immunità ereditaria.
Si è altra volta ricordato come il tifo esantematico sia trasmesso dai pidocchi degli abiti.
Gli eserciti belligeranti si sono quindi trovati costretti ad iniziare una grande quotidiana battaglia contro questi parassiti: ed è forse questa lotta il fatto più saliente di tutta la storia epidemiologica della guerra.
In realtà non è piccola impresa affrontare questi insetti (si è affermato che in certi riparti dell’esercito russo il 10% dei soldati presentano una invasione di pidocchi degli abiti!) che oltre alla fecondità e alla resistenza considerevole hanno ancora la triste proprietà di nascondersi assai bene nelle cuciture e di sfuggire così all’osservazione.
E per questo si sono centuplicate le misure difensive (sostanze aromatiche quali canfora, essenza di anice, trementina, usata in pomata o in soluzione nell’olio o nell’alcool: polvere di pepe, naftalina, aceto con sublimato, estratto di tabacco, fiori di zolfo....) per tenere lontani i pidocchi, si è ricorso al rasare i peli nei pediculocci, si è proceduto all’isolamento rigoroso dei sospetti.
Né sarà uno dei più melanconici argomenti di riflessioni questo di una umanità così poco imbarazzata a scannarsi, e cotanto imbrogliata nel muover lotta ai... pidocchi!