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 1915  luglio 04 Domenica calendario

San Martino di Castrozza, incendiato dagli Austriaci

 
La ricca, aristocratica, pittoresca stazione climatica trentina non è più: la barbarie, la vera barbarie inutile e stupida, l’ha distrutta completamente, incendiandone i grandi alberghi, le ville, le cascine. Unica e sola è rimasta, umile e triste superstite, la piccola chiesa, dedicata al santo del luogo, contro la quale invano infierì la ferocia del barbaro.
Cinta da montagne altissime coperte di vasti boschi di pini e di nevi eterne – mete di escursioni bellissime ed emozionanti – San Martino sorgeva a 1444 metri nel distretto di Fiera di Primiero, cui si accede da Trento pel noto passo di Rolle (1984 m.) e dall’Italia per la via di Feltre-Fonzaso dogana di Ponteb, in provincia di Belluno.
Come quasi tutte le altre stazioni, anch’essa aveva un’esistenza ed una notorietà di pochi anni; ma la sua notorietà andava aumentando così rapidamente, che nella «stagione» i numerosi grandi hôtels erano incapaci di ospitare tutti i ricchi stranieri che vi si traevano a godere della bellezza dei suoi panorami e della purezza delle sue arie fresche, odoranti di menta e di resina.
Per questo, in meno di dieci anni, erano sorti otto grandi alberghi, e ville e dependances capaci di alloggiare 1460 forestieri: ed intorno ad essi caffè, sale garages, abitazioni per le guide, negozi, chalets, che formavano un vero paese, a cui nulla mancava di ciò che è richiesto dal comfort e dalle esigenze moderne.
Ed a San Martino – che alloggiava nella «stagione» di giugno-settembre quotidianamente 1400 forestieri ed alla quale giungevano ogni giorno non meno di cento automobili – erano accorsi infatti a chieder pace e ristoro la principessa Stefania vedova di Rodolfo, il famoso gen. Conrad, la principessa di Baviera, il Ministro attuale della guerra austriaco, e granduchi e principi e ministri tedeschi, inglesi, italiani, che ricorderanno tutti con rammarico la bella, pittoresca stazione, coronata di monti superbi, che ora non è più.
Il feroce delitto è stato compiuto la notte dal 24 al 25 maggio. In quella triste notte, mentre la pioggia cadeva dirotta, la soldataglia austriaca, fuggita da Fiera di Primiero, sfondò le porte dei grandi alberghi disabitati, cosparse gli appartamenti di segaticcio imbevuto di petrolio e di benzina e vi appiccò il fuoco, che divampò immenso, terribile, tutta la notte ed il giorno appresso. Caddero così distrutti il Grand Hôtel des Alpes, ricco di 400 letti, il sontuoso Dolomiti, il Cimone, il San Martino, l’Alpenrose, il Rosetta, i due Ospizi, il Caffè Plank, il Valdhause, le Ville Crescini, Noch e Bellevue, la Casa Lucian, il negozio Gadenz, tutte le case delle guide che formavano Via Messina, Villa Zola del pittore veneziano Piero Voltolina e garages e stalle e cascinali vicini e lontani. E perché la distruzione fosse completa e nulla restasse di ciò che fu San Martino, non solo furono incendiati in località Fratazza a tre chilometri di distanza sulla strada che vien da Fiera di Primiero – il Pantzer-Hôtel e l’I. R. Gasthaus Roke, – ma ai montanari, che dettero informazioni sulle località occupate dagli italiani, si permise il sacco di tutto ciò che non fosse rimasto preda del fuoco.
Il danno complessivo fu di non meno di sette milioni – il solo Grand Hotel con le dependances costava un milione e 300 mila corone – e ricade per circa 5 settimi su cittadini austriaci ed italofobi, e per gli altri due sui fratelli Giovanni e Vittore Toffol di Fiera, proprietari del Grand Hôtel, del Cimone e del San Martino, contro i quali pel passato aveva infierito l’ira della Società degli albergatori di Bolzano, insieme a quella delle due famose associazioni pangermaniste le cui gesta sono tanto note.