Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1862  febbraio 24 calendario

Il senatore Plezza va a Caprera per persuadere Garibaldi a istituire Società di tiro a segno

Crispi dà una lettera di presentazione al senatore Plezza che si reca a Caprera per invitare il generale ad andare a istituire le Società di tiro a segno nelle varie città del Regno. Si toglieva così a Garibaldi il sospetto di poter essere strumento della politica mazziniana e gli si faceva balenare «la gloria non solo di capitanare il partito popolare, ma di tenerlo ordinato e pronto alle battaglie nazionali» (Crispi, Carteggi politici). Plezza agiva su incarico del Ricasoli, il quale sperava, in verità, di distogliere Garibaldi da troppo pericolosi influssi di Vittorio Emanuele (“Rassegna storica del Risorgimento”, 1964, pagina 208) • «Scopo evidente di tale iniziativa è quello di formare “liberi cittadini”, pronti a prendere le armi e in grado di combattere per l’Italia (tra il 1862 e il 1865, di queste società ne nasceranno quasi duecento). La proposta viene da Vittorio Emanuele II, sulla base di un’idea che era stata dello stesso Garibaldi. Il re vorrebbe suo figlio, Umberto, come presidente dell’associazione con al fianco due vice: il generale Enrico Cialdini e l’eroe dei due mondi. Che accetta» (Paolo Mieli. Leggi qui tutto l’articolo).