5 settembre 1861
Scoppia a Torino il caso del poliziotto corrotto Filippo Curletti
Torino Capitale scopre oggi che c’è stata corruzione nella sua Polizia. Il tribunale incrimina Filippo Curletti, già funzionario della locale Questura. Un giovane delinquente, Vincenzo Cibolla, lo accusa di essere stato dal 1858 il capo occulto di un’organizzazione detta la «Cocca», dedita a rapine, furti e omicidi. Ma Curletti, smascherato, non si trova più in città. Da tempo ha fatto carriera. Ormai risiede a Napoli, con l’incarico di organizzare la pubblica sicurezza nel Mezzogiorno. Verrà richiamato a Torino. Qui, dopo un drammatico confronto con Cibolla, verrà solo sospeso dall’impiego. Non lo arresteranno e lui ne approfitterà per fuggire all’estero. Il caso diverrà il primo grande scandalo dell’Italia unita. Per i rigorosi cittadini piemontesi è un’onta. Non si stupiscono ormai di quanto possa avvenire a Napoli, ma mai avrebbero sospettato che un pubblico funzionario sabaudo potesse «raggiungere tale efferatezza». L’indignazione è raccolta dalla Gazzetta del Popolo. Dal momento che il Presidente del Consiglio Ricasoli ha avocato a sé il mandato di Ministro degli Interni, lo invita a istituire una «Polizia Nazionale». «Le condizioni della Polizia del Regno d’Italia - scrive il quotidiano - sono deplorabili in tutto. Abbiamo tante Questure quante Province, ma non una polizia nazionale. Manca un controllo complessivo, una direzione generale, che faccia “la polizia alla polizia”» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 5/9/2011).