10 ottobre 1861
Soldati italiani che disertano in favore dell’Austria in cambio di soldi
Vittorio Emanuele II invia Urbano Rattazzi a Parigi, per trattare con Napoleone III la «questione romana». Vuole capire quali garanzie la Francia richieda per ritirarsi dalla capitale pontificia e per permettere l’ingresso delle truppe italiane. In giornata il governo deve però affrontare anche l’imbarazzante tema dei disertori dell’esercito italiano, giunti a Mantova da alcuni giorni per arruolarsi nell’armata austriaca. Sono alcuni bersaglieri e cavalleggeri. Altri disertori hanno varcato la frontiera pontificia per cercare di ottenere paghe più generose di quelle dell’esercito italiano. Le autorità non sono preoccupate del fatto in sé. I disertori ci sono sempre stati in tutti gli eserciti. Ma questi hanno fatto sapere di essere stati indotti alla diserzione da agenti austriaci, che hanno offerto loro un trattamento economico superiore a quello italiano. Hanno promesso un ingaggio di 3 lire al giorno, il triplo di una paga operaia, pari a 13 euro, più la promessa della conferma del grado, dell’anzianità e di priorità nella carriera. Secondo le autorità italiane è falso. Gli austriaci diffidano dei militari italiani. Quelli ancora in servizio nei reggimenti di stanza a Vienna sono stati quasi dimezzati. Ciò che indigna le autorità italiane è la cattiva immagine internazionale provocata da queste notizie, diffuse dai giornali esteri. Parlano di cavalleggeri che hanno ceduto al nemico i loro cavalli sellati, per 120 lire, pari a 527 euro (Maurizio Lupo, La Stampa 10/10/2011).