21 luglio 1861
Inaugurato a Torino il monumento a Carlo Alberto (che non piace troppo)
Oggi, domenica, Torino è parata a festa. Ma la giornata verrà avvelenata da imbarazzanti notizie sulla lotta al brigantaggio nel Mezzogiorno. Alle 8 del mattino un battaglione della Guardia Nazionale e uno di Fanteria si schierano dinanzi a Palazzo Carignano, sede della Camera dei Deputati. Qui è prevista l’inaugurazione del monumento bronzeo a Re Carlo Alberto, che il figlio Vittorio Emanuele II ha chiesto allo scultore Carlo Marocchetti. Raffigura il sovrano a cavallo, con feluca e braccio levato, armato di spada sguainata. Ai piedi di un doppio piedistallo è presidiato da quattro statue. Rappresentano un granatiere, un cavalleggero, un artigliere e un bersagliere, ritratti in armi, con atteggiamento pensoso. Dinanzi al gruppo scultoreo è montato il padiglione che ospiterà le autorità. Alle 9 giungono Vittorio Emanuele II e il principe di Carignano, con il presidente del Consiglio Bettino Ricasoli. Celebra il sovrano, quindi con gesto solenne scioglie il drappo che copre il monumento. Il pubblico applaude, ma senza convinzione. L’opera non piace. O meglio, non piacciono i militari pensosi: «È un monumento funebre o di gloria?» si chiederà il quotidiano «La Gazzetta del Popolo». Ma in serata arrivano critiche peggiori: un telegramma di Napoleone III. «Deplora la fucilazione di alcuni contadini giustiziati nel Mezzogiorno, perché trovati in possesso di troppo pane e pertanto ritenuti potenziali fornitori di briganti» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 21/7/2011).