1 luglio 1861
Tumulto in Parlamento per colpa di Brofferio che vuole la grazia per Mazzini (il quale non la chiede)
«Alla Camera è scoppiata una vera bomba politica». Così i giornali nel riferire la seduta di lunedì 1 luglio 1861. All’ordine del giorno c’è l’approvazione del prestito pubblico di 500 milioni di lire, necessario per ripianare il bilancio. Riceverà 242 sì e 14 no. Ma prima che si voti Angelo Brofferio, parlamentare di sinistra, si fa avanti con una mozione urgente. Vuole che abbia la precedenza. Chiede che «si accolga una petizione per richiamare in Patria l’esule Giuseppe Mazzini». Si è rifugiato a Londra. Dal 1857 rischia una condanna a morte, per tentata insurrezione a Genova. Gli è sempre stata negata l’amnistia. La richiesta provoca brusio in aula. Ricasoli, capo del Governo, «respinge l’urgenza». Dice che «la petizione deve avere il corso ordinario». Brofferio insiste. I deputati Francesco Crispi e Nino Bixio, di sinistra pure loro, lo appoggiano. Si oppongono invece all’urgenza i deputati Francesco Lanza e Desiderato Chiaves, «sia per la gravità della questione sia perché fra le firme della petizione non compare quella di Mazzini». È vero. L’esule non chiede grazia o misericordia. «Pertanto il Parlamento dovrebbe esporsi allo smacco di ricevere magari un suo rifiuto? Il Signor Mazzini faccia prima purgare la sua contumacia, subisca il suo processo e, se sarà condannato, si presenti al Re con supplica sua, da lui firmata. Rinunci a insurrezioni. Dichiari rispetto alla Nazione ora costituita e alle sue leggi» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 1/7/2011).