28 giugno 1861
Ricciardi: «Invece di indebitarci, togliamo i soldi ai preti»
«Lo Stato ha bisogno di soldi? Prendiamoli ai preti». È la proposta che l’estrema sinistra sostiene dal 22 maggio 1861 in Parlamento. La difende il deputato napoletano Giuseppe Ricciardi, mazziniano e anticlericale. Sa di non poterla spuntare. Ma oggi la sua linea è l’unica in alternativa a quella governativa, che chiede l’approvazione di un prestito pubblico di 500 milioni, pari a 2 miliardi e 200 milioni di euro. «Questo prestito - insiste Ricciardi - basterà appena quest’anno. E gli anni venturi?». «L’alternativa è l’incameramento della mano morta ecclesiastica». «Nelle province meridionali - ricorda Ricciardi - i soli frati sono più di 33 mila, i preti 60 mila. Le mense vescovili sono di una ricchezza scandalosa. L’arcivescovo di Capua ha una rendita personale annua di 40 mila ducati borbonici» pari a 748 mila euro. «I conventi nella sola terra di Bari possiedono per più di 15 milioni di lire», equivalenti a quasi 66 milioni di euro. «L’Umbria, con 550 mila abitanti, nutre 361 conventi, che posseggono oltre 43 milioni», pari a oltre 187 milioni di euro. «Napoli annovera oltre 100 conventi straricchi. Occupano le migliori posizioni, mentre mancano terreni per erigere case per i poveri». Infine, il Patrimonio di San Pietro: «Sarà nostro fra breve. Renderà enormi rendite alla Nazione». Parole che fanno rabbrividire il Governo. A Roma ci sono ancora i soldati di Napoleone III che vegliano sui beni del Papa (MAURIZIO LUPO, La Stampa 28/6/2011).