20 settembre 1861
La tratta di italiani: a Londra per prostituirsi o mendicare
«The Italians are coming», «arrivano gli Italiani»: lo dicono a Londra quando sentono qualche sgangherato organetto. Lo suonano poveri ragazzi italiani, che si fingono scemi e fanno boccacce per elemosinare qualche moneta. Sono stati reclutati da sfruttatori italiani nei circondari di Chiavari, Spezia, Parma e Piacenza. La malavita li ingaggia, paga loro il viaggio in Inghilterra, poi si fa consegnare il passaporto. In cambio di misero vitto e di sordidi alloggi le ragazze si devono prostituire, i maschi darsi all’accattonaggio camuffato da povero commercio. Oggi la polizia londinese ha arrestato alcuni capi di questa tratta, «un mercato di schiavitù» che da Londra si è diffuso in tutto il Regno Unito. La polizia ha accertato che «i giovani schiavi italiani» sono di due tipi: «Vi sono venditori di zolfanelli e fettucce, che cercano di impietosire i passanti simulando qualche malanno, non però schifoso o visibile. Alcuni si presentano con un porcellino d’India o un topo, che fanno ballare». A Londra la polizia ne ha censiti 200. Altri 4 mila sono nel resto del Paese. A questi si aggiungono «gli organari»: 800 a Londra, più 12 mila nel territorio britannico. Il Governo italiano è imbarazzato. Deve provvedere al rimpatrio dei «giovani liberati dallo sfruttamento, che però non vogliono tornare in Italia. Dicono che a casa farebbero la fame. Il rimpatrio era già la minaccia esercitata dai loro padroni quando non raccoglievano abbastanza denaro» (Maurizio Lupo, La Stampa 20/9/2011).