10 settembre 1861
Lincoln tenta di ingaggiare Garibaldi, che gli risponde di no
La sconfitta inflitta dalle truppe Sudiste a quelle Nordiste, a Bull Run, il 21 luglio 1861, ha indotto il presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln a riordinare l’esercito. Fra i provvedimenti ha deciso d’invitare Garibaldi ad assumere il comando di un corpo d’armata. La proposta, suggerita dal giornalista Theodore Tuckermann, è affidata all’ambasciatore a Bruxelles Henry Shelton Sanford. Oggi Shelton Sanford giunge a Genova. Noleggiato il piroscafo «Dante», raggiunge Garibaldi a Caprera. Gli reca una sciabola e l’invito di Lincoln. Garibaldi vorrebbe accettare, ma spiega che il suo cuore è rivolto «a Roma Capitale d’Italia». Prima di rispondere sentirà Vittorio Emanuele II, che però gli manderà a dire: «Parta quando vuole». Per gli amici di Garibaldi è un’offesa: «Non gli pare vero di liberarsi del guerriero di Marsala». Da Napoli 22 mila cittadini implorano il generale di restare. Per togliersi dall’imbarazzo Garibaldi pone a Lincoln due condizioni. Accetterà se avrà il comando supremo dell’esercito nordista e il diritto di proclamare l’abolizione della schiavitù. Gli rispondono che la costituzione Usa assegna il comando supremo al Presidente. Anche l’abolizione della schiavitù è sua prerogativa. A Garibaldi si offre il comando autonomo di un’armata, con la prospettiva di nomina a Maggiore Generale. A Garibaldi non basta. Così dice «No!». Avrebbe combattuto «solo per l’abolizione della schiavitù piena e senza condizioni» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 10/9/2011) • Secondo Marx (lettera a Engels) Garibaldi «è un asino»: di fronte all’offerta di guidare le armate nordiste, fattagli da Lincoln, ha esortato gli americani alla concordia! «Forse Marx era un po’ drastico nella definizione, perché la motivazione del rifiuto non era l’equidistanza o la “concordia”, ma il dubbio che la lotta non fosse davvero per l’emancipazione degli schiavi» (Antonio Moscato) • In realtà non fu Garibaldi a dire no a Lincoln: a quell’incarico si oppose la Chiesa cattolica, che considerava Garibaldi un nemico, e Lincoln ebbe paura, coinvolgendo il generale, di disgustare i volontari cattolici irlandesi e polacchi e di farsi nemico il clero cattolico del Nord (leggi qui l’articolo di Sergio Romano).