24 luglio 1861
Papa e Borboni in difficoltà finanziaria per sostenere la guerra all’Italia
È questione di soldi. L’Italia si manterrà unita se ci saranno i mezzi economici per evitare una guerra. Per fortuna il prestito pubblico lanciato dal Governo per raccogliere 500 milioni di lire sta richiamando lusinghiere sottoscrizioni, che superano le aspettative. L’Austria non ha ancora attaccato il neonato Regno d’Italia sul Mincio, perché teme di non avere risorse sufficienti per il conflitto. Ma non rinuncia ad aumentare la tensione. Vuole che l’Italia affronti altrettante difficoltà. Vienna apposta esorta la resistenza degli insorti borbonici. Bisogna approfittare della stagione estiva per mettere sotto pressione le forze armate italiane, affinché sguarniscano il Nord. È quanto comunicano i servizi segreti italiani oggi. Invitano il generale Cialdini a risolvere la «questione brigantaggio con un’intensa campagna. Perché lo sforzo economico per alimentare i briganti è ora tutto sulle spalle dell’ex Re di Napoli e dello Stato Pontificio, che incominciano a sentirne il peso». I servizi annunciano che «le bande arruolate a Roma hanno ricevuto ordini per evitare scontri che le espongano a un confronto sul campo. Sarebbe per loro fatale. Devono provocare, disorientare, mostrare la bandiera del Borbone, terrorizzare quelli che lo hanno abbandonato. La forza e la presenza dello Stato sono l’unica medicina per questa politica destabilizzante. Ogni spesa, ogni organizzazione vanno orientate in questa strategia» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 24/7/2011).