15 ottobre 1861
Pinelli combatte i briganti perseguitando i loro bambini
Il ferreo generale sabaudo Ferdinando Augusto Pinelli ha deciso di tagliare i rifornimenti alle bande di insorti filo-borbonici arroccati nelle montagne del Mezzogiorno sottoposte alla sua sorveglianza. Per stanarli attende l’inverno. È convinto che i rigori della prossima stagione avranno ragione della loro resistenza. Vuole isolarli, impedire che abbiano viveri e conforti familiari. Pertanto pretende e ottiene che oggi gli venga consegnata «una lista di tutte le famiglie segnalatesi per avere congiunti collusi con il banditismo e con la reazione borbonica in clandestinità». Con questi dati farà «sorvegliare strettamente le famiglie dei banditi da piantoni, che dovranno impedire loro di avere qualsiasi contatto con i briganti». Pinelli, di cui è nota la determinazione, vuole che «anche i fanciulli dei banditi siano sottoposti a marcato controllo» e se necessario interrogati, per fare loro svelare i segreti di cui sono complici. «Sono sovente loro le staffette - sostiene Pinelli - che portano agli insorti vettovaglie, per poi rincasare con messaggi che diffondono altra sovversione». La decisione di perseguire anche i ragazzini suscita spavento. Si conosce il pugno di ferro di Pinelli. Ma l’espediente riuscirà a ottenere qualche risultato. Farà costituire alcune centinaia di ricercati. Per amore dei figli si presenteranno al comando militare di Nola. Qui verranno estradati nei carceri di Napoli, in attesa di giudizio (MAURIZIO LUPO, La Stampa 15/10/2011).