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 1861  settembre 26 calendario

Bocciato il paletot di Fanti, che però non se ne cura

Il nuovo cappotto, «paletot», adottato dal Regio Esercito per gli ufficiali, si aggiunge ai problemi della neonata Italia. Lungo, attillato, con risvolti delle maniche in velluto, è stato scelto dal generale Fanti. Sostituisce i capi che lo precedono. Uno è l’esotico «burnous», con alamari e cappuccio, che l’armata piemontese e francese hanno importato dalla Campagna di Crimea del 1856. L’altro è il più ampio, corto e comodo pastrano che ha accompagnato gli ufficiali durante le prime due guerre di indipendenza. Entrambi verranno dismessi. Fanti ha scelto un capo più elegante: «Può essere indossato con decoro anche per un’improvvisata a Palazzo». Ma «all’ufficialità» che lo deve adottare e pagare non piace: «Perché è poco militare». «È un capo da dandy effeminati». «Pare un saccone da impiegati giubilati». «Può piacere solo ai capistazione, che già lo indossano e che ora saranno felici di sembrare degli ufficiali anziché semplici ferrovieri». Sono alcuni degli stizziti giudizi che compaiono su diversi giornali, divertiti a «ricamare polemiche intorno al caso del Paletot Fanti». La stroncatura più sferzante viene dai bersaglieri: «Ci vedete correre con quella lunga tonaca che stringe i fianchi?». Fanti è irremovibile: «Quel paletot non cambierà». Ma gli ufficiali vogliono farsi sentire. Oggi c’è un referendum consultivo «volontario». Raccoglie 3.743 voti. Quelli a favore del paletot sono 13. Fanti non se ne cura (Maurizio Lupo, La Stampa 26/9/2011).