23 settembre 1861
La nuova moneta fa aumentare i prezzi. Tumulti nelle Romagne
Tumulti scoppiano nelle Romagne. Li scatenano i rincari dei generi alimentari. Come è già successo a Milano, i prezzi di pane e pasta si sono impennati anche del 20 per cento in pochi giorni. È accaduto a seguito della distribuzione delle nuove lire italiane. Sono stati messi in circolazione gli spiccioli in rame, quelli più usati per gli acquisti domestici. A poche ore dalla loro comparsa i commercianti hanno ritoccato i prezzi e suscitato lo sdegno popolare. A Bologna insorti hanno devastato alcune botteghe. Il sindaco ha cercato di calmare gli animi con manifesti, ma sono stati lacerati. Vi saranno analoghe proteste a Ravenna, Rimini e Lugo. A tanto i commercianti rispondono con il ritiro delle merci, che eccita ancora di più i prezzi. Anche la risposta delle autorità è severa. Accusa «gli organizzatori delle sommosse di essere al servizio dei nemici reazionari d’Italia. Ma anche di fare il gioco dei settari che vorrebbero scatenare la rivoluzione». Sono arrestati 40 «sediziosi», fra i quali 18 donne, che «verranno incarcerati nelle fortezze» del Piemonte. La stampa liberale critica tanta rigidità, ma invita anche «Governo e Municipi a lottare contro i rincari». Propone l’istituzione di «Magazzini sociali», affidati alle società operaie. Provvederebbero a fare acquisti all’ingrosso e a costituire «gruppi di consumo per ottenere tariffe migliori, che non verrebbero gravate dalle tasse imposte al commercio» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 23/9/2011).