6 settembre 1861
Arrestato Emile Théodule De Christen, il Pellico borbonico
Arrestato a Napoli il conte alsaziano Emile Théodule De Christen, uno dei più fedeli ufficiali del Re Francesco II. Combattente irriducibile all’assedio di Gaeta, poi alla guida di 400 insorti borbonici in Abruzzo, si dichiara nemico di Garibaldi e del Regno d’Italia. Come tale era ricercato. Viveva in clandestinità, fingendosi inglese. È stato catturato a seguito di una delazione, nella notte fra giovedì 5 e venerdì 6 settembre 1861. Attenderà un anno il processo. Condannato a dieci anni, sarà internato nel carcere di Santa Maria Apparente, nel bagno penale di Nisida e nelle prigioni di Gavi. Amnistiato dopo due anni, a seguito di pressioni internazionali, diverrà famoso in Europa per il suo diario carcerario. Intitolato Journal de Ma Captivité, verrà pubblicato nel 1866 a Parigi. Denuncerà lo stato igienico e vessatorio delle carceri italiani, eredi di quelle pre-unitarie, non migliori della fortezza austriaca dello Spielberg, descritta da Silvio Pellico ne Le mie prigioni. De Christen svergognerà secondini e amministratori corrotti e crudeli che, abbandonata l’uniforme dei regimi deposti, continuarono a infierire con divisa italiana. Il suo resoconto saprà tuttavia riconoscere il civile trattamento ricevuto nel carcere piemontese di Gavi. Tornato in libertà, riunirà un gruppo di volontari, a difesa del Papa. Nel 1867 combatterà Garibaldi a Mentana e nel 1870 i Piemontesi alla presa di Roma. Logorato dalla vita, morirà di malattia a soli 35 anni (MAURIZIO LUPO, La Stampa 6/9/2011)