28 settembre 1861
Riunito a Firenze il primo congresso operaio. «Teniamoci fuori dalla politica». E anche: «Il suffragio universale serve ai reazionari»
«Il Parlamento legiferi il suffragio universale e l’istruzione gratuita, obbligatoria e laica per tutti, ma il Governo riservi i posti di lavoro prima agli italiani e poi agli stranieri». Così chiede sabato 28 settembre 1861 il «Primo congresso nazionale italiano delle società operaie di mutuo soccorso» riunito a Firenze. L’assemblea, fra le polemiche, ha deliberato le sue «prime indicazioni politiche». È un orientamento deliberato il giorno prima a maggioranza, fra proteste di più parte dei convenuti. Non ritengono opportuno che le società operaie «facciano politica». Sostengono che debbano solo occuparsi di «mutuo soccorso». Pertanto 145 dei 247 convenuti hanno preferito astenersi e sono usciti dall’aula. Il congresso di fatto è diviso. Vi sono i moderati e l’ala più radicale dei «mazziniani» genovesi. Questi hanno prevalso nei voti, ma a stretta misura. Sono stati loro a chiedere il suffragio universale. Mentre i moderati hanno posto delle riserve. Dicono che, data l’ignoranza diffusa nelle campagne, il voto concesso a tutti «farebbe il gioco dei reazionari e dei preti, che esercitano un controllo sulle coscienze dei più umili. Il che consegnerebbe la Nazione non alle menti più illuminate, ma aqli spiriti della conservazione». Sulla questione lavoro c’è invece più intesa: «Nei lavori nazionali il governo deve preferire gli operai italiani agli stranieri, mentre ora predilige per fare economia più la mano d’opera estranea che quella nostrana» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 28/9/2011)