16 giugno 1861
Maxievasione dal carcere di Caserta
Evasione di massa stanotte dal carcere di Caserta: riescono a fuggire 150 detenuti, liberati da 10 complici che si fingono militi della Guardia Nazionale. Il colpo è organizzato dal ricercato Cipriano La Gala, per liberare il fratello Giona. I due, nativi di Nola, sono capi di una banda che arma fino a 500 uomini. Erano stati arrestati entrambi nel 1855. Accusati di furti e violenze, avrebbero dovuto scontare 20 anni nel carcere di Castellammare. Ma Cipriano era riuscito a evadere, mentre Giona era stato poi trasferito a Caserta. Qui nella notte si è presentato in divisa da milite uno degli uomini di Cipriano, Antonio Caruso di Avella. Ha guidato nove complici, sette in divisa, più due che hanno finto di essere detenuti politici, «reazionari borbonici», da internare. Appena il custode del carcere li riceve, lo aggrediscono e lo legano. Ne approfittano i detenuti, subito insorti. Riescono a sopraffare le guardie di presidio e fuggono. Fra loro c’è anche Giona. In giornata entrano invece nel carcere di Napoli alcuni aristocratici inglesi e francesi, che hanno servito nelle truppe borboniche. Messi ai ceppi, costretti a dormire in segrete luride e infestate da insetti, si appellano alle ambasciate di Parigi e Londra. Il caso denuncia i mali delle carceri del Mezzogiorno. Qui il personale borbonico, indossata la divisa italiana, continua a gestirli con criteri che avevano già scandalizzato l’Europa durante il regno di Francesco II (MAURIZIO LUPO, La Stampa 16/6/2011).