31 luglio 1861
In Umbria su 4.000 giovani di leva si presentano in 1.200
«Fra Savoia e Borboni, scelgo un piatto di maccheroni». Così se la cantano certi renitenti alla leva italiana. Disertano la chiamata alle armi, anche se qualcuno ha combattuto con Garibaldi. Ma sperava che con lui e con l’Italia arrivasse la giustizia sociale. Non l’ha ancora vista. Per chi non sa quando mangerà il problema più urgente è sopravvivere. Re Francesco II di Borbone dice che a settembre avrà forze sufficienti per riconquistare Napoli. Il generale Cialdini sostiene invece che entro un mese banditismo e resistenza borbonica saranno liquidati. In entrambi i casi l’estate si annuncia sanguinosa, ma destinata a veloce epilogo. C’è chi non vuole perderci la vita, perché è il suo unico bene. I renitenti crescono nel Mezzogiorno e nel Settentrione. Mercoledì 31 luglio 1861 si diffonde notizia che in Umbria su 4 mila giovani di leva solo 1200 si sono presentati alla chiamata. Disertori varcano il Mincio per rifugiarsi nel Veneto. Le truppe austriache non li vogliono. Li considerano inaffidabili. Cercano lavoro, ma la popolazione locale li spregia. Così alcuni accettano di essere inviati a Roma per arruolarsi nelle bande filo-borboniche. Prendono l’ingaggio e le armi che tenteranno di rivendere. Poi se la squagliano di nuovo in montagna. Se li prendono li fucilano, intanto tirano avanti. Fra gli arruolati nell’esercito italiano c’è disagio. Lamentano cibo scarso. Ma il Governo promette che dal 1 agosto avranno vino, caffè e 200 grammi di carne al giorno (MAURIZIO LUPO, La Stampa 31/7/2011).