4 settembre 1861
Fa caldo. La guerra si allontana
La siccità prolungata della calda estate del 1861 ha bruciato raccolti, sconvolto le economie contadine della penisola italiana, ma almeno allontanato la guerra. Il clima non è favorevole al conflitto che l’Austria mediterebbe di scatenare contro il Regno d’Italia. Costerebbe troppo. Anche sul fronte insurrezionale borbonico nel Mezzogiorno la cappa di caldo pesa. Le campagne sono arse. Re Francesco II di Napoli, che sognava un’«offensiva decisiva» per settembre, fa i conti con la realtà. Le operazioni richiedono uomini in forze e la carestia ha reso infruttuoso anche l’eventuale saccheggio bellico. Pure il neonato esercito italiano stringe la cinghia e riscontra disequilibri negli arruolamenti. Affronta diserzioni alla leva là dove le famiglie reclamano i figli come forza lavoro. Ma nelle località dove la stagione è stata ancora più avara ci sarebbe esuberanza di coscritti, perché i genitori sperano così di risparmiare sul vitto della recluta. Affidano il suo appetito allo stato, che stenta a soddisfarlo. È quanto riferiscono oggi le autorità militari italiane al governo di Torino. L’Italia ha fame e sete e chiede lavoro. I cantieri per l’imminente fiera di Firenze sono un sostegno per l’economia della città. Anche le opere per i tracciati ferroviari della Riviera ligure e per la tratta da Napoli ad Ancona richiamano braccia che altrimenti non troverebbero ingaggio sui campi. La vita rincara. La nuova minaccia sono rischi di scontro sociale (MAURIZIO LUPO, La Stampa 3/9/2011).