27 giugno 1861
L’evasione fiscale è altissima, lo Stato costretto a indebitarsi
Per il secondo giorno, oggi, la Camera dei Deputati fa i conti con i debiti del Paese. Verificate al massimo le cifre, il governo deve ammettere un disavanzo di «300 milioni di lire», pari a oltre 18 milioni di euro di oggi. La necessità di un prestito pubblico di almeno 500 milioni pare l’unica soluzione per coprire le spese previste. Ma il dibattito parlamentare approfitta del caso per analizzare il peso fiscale che grava sugli italiani: «Se pagassero per capo quanto i francesi - viene sottolineato - avremmo un attivo di 100 milioni di lire, che sarebbe maggiore se pagassero quanto gli inglesi». Ma la realtà è differente. Gli italiani pagano il meno possibile, alcuni non pagano affatto. Specie nel Mezzogiorno l’evasione è denunciata «come altissima». Il deputato milanese Giuseppe Ferrari, «federalista» della sinistra moderata, fa rumoreggiare la Camera quando afferma che «le altre popolazioni d’Italia sono ben lontane dal pagare quanto pagano Piemontesi e Lombardi per mantenere l’Italia». Ma dai banchi del Governo si sdrammatizza. Si spiega che il disavanzo è causato dalla necessità di spese straordinarie. Sono quelle della Difesa, «per tenere alta la guardia contro il brigantaggio e l’arroganza dell’Austria». Alle quali si aggiungono quelle per le nuove infrastrutture che devono unire il Paese. «Quale Italia si sarebbe potuto fare - viene ribattuto a Ferrari - se il Piemonte avesse sollevato simili miserie nel 1848, quando sfidò l’Austria»?» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 27/6/2011).