9 luglio 1861
Montefalcione riconquistata con massacro finale
La mattina di martedì 9 luglio 1861 il barone Nicola De Luca, governatore di Avellino, ordina di riconquistare il Comune di Montefalcione, occupato da insorti borbonici. Centinaia di uomini della Brigata Aosta e della Guardia Nazionale raggiungono il paese, ma sono accolti da fitto fuoco. I ribelli sparano da tetti e finestre, mentre donne e bambini tirano sassate. Le truppe sabaude riescono a stento a occupare il locale monastero, dove issano il tricolore. Sulla chiesa parrocchiale e sulle case intorno sventolano invece bandiere borboniche. Per ore opposti tiratori si affrontano. Finché, a notte fonda, gli insorti tentano l’assalto al monastero. Sono respinti. Ma all’alba le truppe governative sono sfinite. Capiscono che una sortita non è possibile. Intorno al monastero sono sorte barricate. Riesce però a eluderle una staffetta. Corre a chiedere rinforzi. A Napoli viene mobilitata la «Legione Ungherese», istituita nel 1860 da Garibaldi con volontari magiari. Piomba su Montefalcione con 300 uomini e 120 ussari. Da Avellino giungono altri reparti di Fanteria. Al loro attacco congiunto si unisce la sortita delle truppe nel convento. Per i ribelli è la fine. Ma 500 tentano ancora di resistere, in case e masserie. Gli ungheresi le incendiano e li stanano. Sono catturati anche quelli che si rifugiano in chiesa. Verranno tutti fucilati nella notte. Si conteranno oltre cento esecuzioni. All’eccidio borbonico di Militello dell’8 luglio l’Italia risponde con altro sangue (MAURIZIO LUPO, La Stampa 9/7/2011).