26 giugno 1861
Due miliardi il debito dell’Italia
I soldi sono finiti. Il Regno d’Italia mercoledì oggi rivela i suoi scoperti economici. Ha un debito pubblico di 2 miliardi di lire, pari a oltre 8 miliardi e 794 milioni di euro. Il dato è reso noto alla Camera dei Deputati, chiamata a deliberare un prestito pubblico di 500 milioni di lire, pari 2 miliardi e 200 milioni di euro. Sono indispensabili per coprire le spese più urgenti. La somma è stata l’ultimo incubo del Conte di Cavour in punto di morte. Ora lui non c’è più. Sono finiti i giorni di gloria che hanno festeggiato l’unità del Paese. Rimangono pesanti problemi da risolvere. Per fortuna l’Austria sta peggio. «È sul punto del collasso economico», dicono gli osservatori internazionali. Così, con il rischio di dover affrontare la ribellione dell’Ungheria, Vienna è costretta ad accorgersi che una guerra contro l’Italia «le costerebbe troppo». Per Torino è l’unica consolazione. La Francia è un’alleata avida. Napoleone III non lascia Roma. Anzi non perde occasione per acquistare a buon prezzo ogni patrimonio pontificio che finisca sul mercato con il consenso del Papa. Il quale sta male. C’è chi lo dice persino morente. Da Roma gli spodestati sovrani borbonici approfittano del momento per rinvigorire la loro resistenza. E in atto un rigurgito di guerriglia di «reazionari borbonici» in tutto il Mezzogiorno. A tanto si aggiungono ora le associazioni operaie: «Non mettono in discussione i valori della patria, ma i problemi di chi non riesce più a sopravvivere» (MAURIZIO LUPO, La Stampa 26/6/2011).