Corriere della Sera, 29 ottobre 2007
Gli schiavi e la Riva degli Schiavoni
Caro Romano, ho letto il quesito del lettore sulla schiavitù in Europa e la sua risposta. Sono un capitano di vascello e ho scritto un piccolo libro sulla tratta degli schiavi in cui, tra altre cose, si parla anche dell’aspetto della schiavitù europea. Il lettore non ha sbagliato a citare Riva degli Schiavoni: i due termini schiavo e slavo hanno la medesima radice, proprio perché mentre verso il 900-1000 d.C. la schiavitù in Europa stava terminando, sostituita dalla servitù della gleba, nelle le regioni dell’Europa centro- orientale la schiavitù rimase a lungo (nell’Impero Russo gli schiavi divennero «servi della gleba» solo nel 1623, ma ancora nel XIX secolo, un terzo della popolazione era costituito da «servi della gleba»). Non è quindi un caso che la Serbia si chiamasse un tempo Servia, e che la Slavonia, Schiavonia, Jugo-Slavia, ecc. sia arrivata a essere un sinonimo di terra da cui provenivano gli schiavi. Il nome Riva degli Schiavoni a Venezia designa un’area dove i mercanti che operavano con quelle terre avevano le loro sedi, così come il Fondego dei Tedeschi, Fondego dei Turchi, e altre ancora. Non si trattava quindi di un mercato degli schiavi, dato che il commercio riguardava anche molti altri prodotti, tanto che, come lei ricorda giustamente, nei secoli successivi gli Slavoni della Dalmazia divennero anche fedeli alleati dei veneziani.
Massimo Annati
max.annati@libero.it
• La sua lettera è molto più lunga e contiene parecchie notizie di grande interesse che il lettore potrà ritrovare nel suo libro. Aggiungo soltanto che la servitù della gleba (vale a dire il regime personale in cui l’uomo o la donna appartengono alla terra anziché al padrone) fu soppressa in Russia da Alessandro II, lo zar liberatore, con l’editto di emancipazione del 3 marzo 1861