Corriere della Sera, 3 gennaio 2007
Bastogi, Cernuschi, Gelfand. Rivoluzionari che diventano banchieri
È noto che all’alba dell’unificazione nazionale Cavour poté contare, nel fronteggiare gli enormi problemi finanziari del nuovo Regno, sulla collaborazione di Pietro Bastogi, un banchiere livornese che si distinse per il pragmatismo, la lungimiranza e la modernità delle sue indicazioni. Se ben ricordo, aveva capito che il maggior gettito fiscale sarebbe derivato essenzialmente dall’impulso dell’attività economica (favorita dalla riduzione dei dazi doganali) e che lo sviluppo del commercio e dell’industria esigeva l’ampliamento delle comunicazioni. Da qui, fra l’altro, la sua insistenza nel richiedere un vasto programma di opere pubbliche. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più intorno a questo personaggio.
Ezio Avaldi – Provaglio d’Iseo(Bs)
Caro Avaldi, nei primi anni dell’Unità la classe dirigente nazionale fece molto rapidamente ciò che l’Europa cominciò a fare con i Trattati di Roma del marzo 1957. Creò un mercato unico. Sostituì i sistemi monetari degli Stati preunitari con una moneta unica. Adottò una tariffa doganale comune, particolarmente liberale, che dette un considerevole impulso agli scambi commerciali della penisola con il resto dell’Europa. Privatizzò il patrimonio demaniale degli Stati preunitari. Costruì una rete di infrastrutture (strade, porti, ferrovie, comunicazioni telegrafiche) che contribuì ad accorciare le distanze geografiche e culturali del Paese. Pietro Bastogi fu certamente uno dei maggiori protagonisti di questo primo «miracolo italiano». Dopo essere stato eletto alla Camera toscana nel 1848, si avvicinò a Cavour, ne conquistò la fiducia e divenne ministro delle Finanze nel governo del 1861, vale a dire nel momento in cui vennero prese alcune delle decisioni economiche e finanziarie che avrebbero segnato il futuro dello Stato unitario. Da allora rimase in Parlamento, ma fu soprattutto finanziere. Creò la Banca toscana di credito e promosse la Società delle strade ferrate meridionali della quale ebbe la presidenza. Fu un moderato liberale, insomma, nello stile della classe dirigente che tenne per parecchi anni il timone del Paese. Ma occorre ricordare che Bastogi, prima di diventare uno dei maggiori esponenti del liberalismo economico italiano, era stato mazziniano e quindi, per molti aspetti, rivoluzionario. In un articolo pubblicato dal Bollettino della Domus Mazziniana, Romano Paolo Coppini ricorda che fu cassiere della Giovane Italia a Livorno nel 1833 e propagatore delle idee della associazione a Pisa. Qualcuno sostiene che vi furono due incontri con Mazzini, a Marsiglia e a Londra, e uno scambio di corrispondenza nel 1838 quando l’esule genovese avrebbe chiesto un prestito di 4000 franchi «da restituire dopo due anni, con un utile competente e come s’usa». Un rivoluzionario divenuto banchiere? Esistono altri casi. Penso a Enrico Cernuschi, a cui Nino Del Bianco ha dedicato una bella biografia apparsa recentemente presso l’editore Franco Angeli («Enrico Cernuschi. Uno straordinario protagonista del nostro Risorgimento»). Partecipò alle Cinque giornate nel 1848, fu tra i difensori della Repubblica Romana nel 1849, venne incarcerato, ma poté rifugiarsi in Francia dove partecipò alla fondazione della Banque de Paris e pubblicò trattati sul bimetallismo e sul commercio internazionale. Dopo la guerra franco-prussiana e i moti rivoluzionari della Comune di Parigi, fece un lungo viaggio in Oriente da cui tornò con una vasta collezione d’arte orientale che donò più tardi alla città di Parigi e che è tuttora esposta nel suo palazzo del Parc Monceau. Ma il caso più singolare è probabilmente quello di un ebreo russo, Aleksandr Gelfand, che divenne a Berlino, nei primi anni del Novecento, un fortunato uomo d’affari. Negli anni del movimento bolscevico, tuttavia, Gelfand è meglio noto con il nome di Parvus. Fu lui che finanziò per alcuni anni gli esuli russi in Europa e soprattutto che ottenne dal governo tedesco il «treno blindato» attraverso la Germania con cui Lenin e altri comunisti giunsero a Pietrogrado nella primavera del 1917 per preparare l’insurrezione dell’ottobre.